Pubblichiamo qui di seguito un contributo sulla costruzione mediatica dello Stato di emergenza in seguito alla strumentalizzazione politica degli scontri di Torino. Siamo di fronte a una chiara strategia politica il cui fine ultimo è l’imposizione di uno Stato di polizia, la creazione di una casta di cittadini a cui viene garantita l’impunità (forze dell’ordine, poliziotti, carabinieri, ecc.) e la restrizione sistematica di ogni spazio di dissenso per i proletari e chi lotta per migliorare le proprie e altrui condizioni di vita.
REPRESSIONE A TORINO. SICUREZZA E STATO DI POLIZIA.
QUANDO IL SAGGIO INDICA LA LUNA LO STOLTO ASCOLTA LA PROPAGANDA DEL GOVERNO
La mistificazione della realtà costruita e alimentata dal Governo Meloni e rilanciata sui principali media in seguito alla manifestazione di Torino ha il chiaro obiettivo di accelerare la costruzione di uno Stato di polizia. Non ha senso qui entrare nel merito dei fatti specifici rischiando di portare linfa al delirante – ma purtroppo efficace – sistema di propaganda adottato da questa maggioranza parlamentare. Ma alcuni punti vanno evidenziati.
La macchina propagandistica del Governo strumentalizza con una spregiudicatezza inquietante l’aggressione a un celerino e alimenta un vero e proprio delirio in cui ministri ed esponenti politici della maggioranza – ma anche dell’opposizione – costruiscono una psicosi collettiva in cui arrivano ad evocare le Brigate rosse e il terrorismo fino a usare l’episodio per la propaganda a sostegno del referendum sulla separazione delle carriere della magistratura.
Una pletora infinita di squilibrati prezzolati commentatori, giornalisti, storici e varie altre categorie professionali difficili da definire hanno allargato la criminalizzazione a tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione o che hanno espresso anche solo un flebile appoggio all’iniziativa dei 50 mila torinesi. Il paradigma è stato semplice: eri presente alla manifestazione, l’hai giustificata? allora sei connivente, anzi sei come quei comunisti che non condannavano a sufficienza le Brigate Rosse. Un salto di qualità nella mistificazione della realtà che sfocia nello psicoreato di orwelliana memoria. In base a questa logica totalitaria promossa anche da “araldi” della democrazia come Paolo Mieli il presidente del Senato La Russa dovrebbe essere in galera, visto che nel 1973 organizzò una manifestazione neofascista in cui un poliziotto venne ucciso da una bomba a mano lanciata dai manifestanti.
Il Governo Meloni/Salvini, fedele alleato del criminale di guerra genocida Netanyahu e cieco sostenitore del gangster criminale Donald Trump – noto per i suoi legami con il pedofilo Epstein – utilizza questo episodio per creare un clima da stato di eccezione e scatenare quindi un ulteriore stretta securitaria contro il dissenso. Se l’impunità viene garantita alle forze dell’ordine che abusano del proprio potere, a torturatori, colletti bianchi e a chi fa affari con guerra e genocidio, la tolleranza zero è una formula che vale solo per i proletari, per i poveri, per chi lotta e resiste contro le guerre e il genocidio del popolo palestinese, armato e legittimato dagli esponenti di questa maggioranza parlamentare.
In questo senso la politica di Trump e delle sue milizie assassine di ICE è esemplare: una volta che hai creato l’emergenza il potere si sente legittimato a fare ciò che vuole, anche ad uccidere cittadini che protestano i quali vengono definiti come terroristi interni. Meloni sta seguendo questo modello.
Ma con il passare delle ore il fumo delle falsificazioni governative si dirada ed appare una storia radicalmente diversa in cui ancora una volta emergono le responsabilità nella gestione della piazza da parte delle polizia, con i continui lanci di lacrimogeni ad altezza uomo (potenzialmente mortali) e di innumerevoli pestaggi di manifestanti inermi – anche anziani – di cui solo una minima parte ha trovato visibilità. Una storia già vista e che si ripete ciclicamente nella storia della Repubblica italiana. Decine e decine di feriti, pestaggi di manifestanti rastrellati a caso e seguiti fino al pronto soccorso, giovani svenuti in preda alle convulsioni per i lacrimogeni. Ma come è già successo in passato le voci di chi è stato massacrato di botte dalla celere vengono censurate e non trovano spazio in un ambiente inquinato dalla diffusa volontà politica e mediatica di criminalizzare ogni forma di dissenso e dove politici e giornalisti servili e grotteschi rigurgitano calunnie, falsità e idiozie a ritmo continuo, sui social, nei talk show, sulle pagine dei giornali allineati al potere.


Dalla ritessitura di quella giornata – i cui contenuti sono stati ancora una volta cancellati dalla narrazione di regime – emerge che decine di migliaia di persone sono scese in piazza per un’altra idea di società: contro palazzinari, razzismo, guerra e corsa al riarmo, contro il genocidio del popolo palestinese e per difendere gli spazi sociali conquistati con la lotta. Per costruire solidarietà e giustizia laddove vogliono fare un deserto di uomini soli e isolati. Ciò che fa paura a questo governo e ai suoi mandanti – forti con i deboli e deboli con i forti – è l’aggregazione di persone che si riuniscono e lottano, il pensiero critico e la capacità di organizzarsi dal basso per resistere al nulla che avanza, alla miseria rappresentata da questi governanti capaci di ogni nefandezza pur di mantenere il potere.

Il circo politico e propagandistico italiano – dal Corriere della Sera a Repubblica fino a tutta la stampa più reazionaria e fascistoide come Libero, La Verità e Il Giornale – sostiene in maniera servile le politiche imperialiste sul fronte esterno e quelle repressive sul fronte interno. In entrambi i casi utilizzano l’islamofobia, l’anticomunismo e la strumentalizzazione del concetto di sicurezza come grimaldelli per falsificare la realtà, sabotare ogni pensiero razionale e praticare il depistaggio cognitivo di massa.

Il Governo Meloni sta cercando di israelizzare l’Italia attraverso l’imposizione di uno stato di eccezione permanente con relativa legislazione di emergenza. Come in Israele il delirio psicotico e la distorsione della realtà sono ormai diventate strategie di governo con cui le èlite e i rispettivi apparati manipolano e inventano deliberatamente una realtà funzionale ai propri interessi. La paura viene alimentata in maniera scientifica moltiplicando timori e pregiudizi nei confronti di determinate categorie sociali. In base all’episodio di cronaca del momento il governo introduce i metal detector nelle scuole, schiera soldati e mezzi militari fuori dalle stazioni o legifera contro il nemico di turno che può essere il raver, il senzatetto che occupa una casa abbandonata o che vive per strada, chi lotta contro il genocidio del popolo palestinese, l’immigrato, il palestinese, il militante antagonista, il musulmano, lo zingaro, il maranza, la baby gang, il tossicodipendente. Negli anni Trenta sarebbe stato l’ebreo.
I giornali e gli opinionisti benpensanti in coro rendono operativo l’indirizzo politico, modificano la percezione della realtà e aprono la strada alla repressione. Il Governo si prepara quindi a emanare il terzo decreto sicurezza in tre anni, con l’obiettivo di restringere ulteriormente gli spazi di libertà e dissenso normalizzando zone rosse e repressione preventiva, ovvero in assenza di reato, sulla base di giudizi arbitrari formulati dalla polizia politica. A questo si aggiunge il DDL Gasparri, una legge scritta per reprimere ogni forma di protesta contro il genocidio del popolo palestinese. Un disegno di legge sostenuto anche da parti della cosiddetta opposizione che rispecchia i tempi oscuri in cui viviamo ma anche la vera faccia di questo governo vile, cieco sostenitore delle politiche terroristiche dello Stato di Israele e obbediente repressore del movimento contro il genocidio del popolo palestinese per conto dello stesso.
A Bolzano con la gestione della Questura da parte di Sartori e la relativa sponda mediatica offerta dai media locali abbiamo visto quale è la concezione della sicurezza di questo governo: repressione preventiva contro dissidenti, marginali e poveri, e utilizzo del diritto penale (del nemico) come clava contro i più deboli. Arbitrio della repressione con abuso sistemico degli strumenti di repressione amministrativa (espulsioni, fogli di via, avvisi orali) per evitare qualsiasi controllo giudiziario e trasformare ogni questore in pubblico ministero e giudice, cancellando così le formali garanzie che in linea teorica un processo penale dovrebbe assicurare.
Il decreto sicurezza non serve a proteggere voi. Serve a proteggere chi vi sfrutta e chi fa affari su guerra e genocidio. Vogliono introdurre il fermo preventivo di 12 ore che riporterebbe l’Italia ai tempi di Francesco Crispi prima e del Fascismo poi. Schedature. Daspo urbano. Reati d’opinione. Zone rosse. Scudo penale e impunità per gli agenti che abusano del proprio potere e del monopolio della violenza. Sono arrivati a proporre l’obbligo di versare una cauzione (!!!!) per chi vuole manifestare, a dimostrazione dell’idea di democrazia che ha questo lugubre governo, in cui la libertà di esprimere il dissenso avviene in base al censo, al conto in banca. Anche un cieco capisce contro chi è indirizzata questa proposta dato che certamente i ricchi e i privilegiati non hanno bisogno di manifestare in piazza per difendere i propri interessi.

La loro “sicurezza” è solo propaganda a costo zero per costruire consenso su menzogne e delirio
I loro decreti sicurezza non spostano di una virgola la realtà vissuta dai lavoratori, dai proletari costretti a sopravvivere con salari indecenti, con affitti da strozzinaggio, con una sanità sempre più privilegio per pochi e con l’istruzione riservata sempre più alle èlite.
L’inasprimento delle pene non è per chi fa affari su guerre e genocidio, per chi sfrutta i lavoratori, per chi inquina la terra e devasta l’ambiente. La repressione non è per chi uccide, tortura i detenuti e i cittadini abusando del proprio potere in divisa.
La repressione di questo governo è per i poveri, per chi vive ai margini, per chi non ha una casa, per chi osa ribellarsi, per chi lotta, per chi sciopera a difesa del proprio posto di lavoroo per salari decenti, per chi denuncia i disastri ambientali, per chi blocca la terrificante normalità costruita da queste èlite parassitarie.
La costruzione dello Stato di polizia non avviene da un giorno all’altro ma è un processo in cui le persone, dopo essere state terrorizzate, impaurite e isolate, “si abituano” giorno dopo giorno all’inaudito, a vedere ridotte le proprie libertà, i propri diritti.
La libertà è come l’aria, ti accorgi di quanto è importante quando inizia a mancare. E mai come oggi tutti si devono rendere conto che nessun diritto è garantito se non viene difeso con la lotta, con coraggio e amore, giorno dopo giorno, in ogni luogo della nostra vita, sul lavoro, a scuola, al bar, nelle strade.
La libertà è come una pianta che va annaffiata ogni giorno e si difende praticandola sul luogo di lavoro, a scuola, nelle piazze, nelle strade. Non aspettatevi nessuna risposta, se non quella che saprete dare voi.
Chi rinuncia alla libertà per un po’ di sicurezza perde sia una che l’altra.
Lottare non è più una scelta, ma un dovere, se vogliamo avere un futuro.
LA LORO SICUREZZA E’ REPRESSIONE!
LA LIBERTA’ SI DIFENDE PRATICANDOLA!
NO ALLO STATO DI POLIZIA!
CONTRO GUERRA, CORSA AL RIARMO E GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE!