[Bolzano] 100 giorni di sciopero della fame. 27-01 Presidio solidale con Alfredo Cospito. Contro la tortura e la repressione

Alfredo Cospito è ormai giunto a 100 giorni di sciopero della fame, iniziato il 20 ottobre scorso. Le sue condizioni di salute stanno rapidamente peggiorando, due giorni fa, nel tentativo di farsi una doccia è svenuto, procurandosi una frattura al naso e perdendo molto sangue. La capacità di termoregolazione del suo corpo è compromessa tanto che è costretto ad indossare svariati maglioni e pantaloni per proteggersi dal freddo. Ogni suo movimento richiede uno sforzo immane e per spostarsi è costretto a ricorrere ad una sedia a rotelle.

La dottoressa che lo sta seguendo, Angelica Milia, ha ricevuto un’ intimidazione da parte del Ministero, a non diffondere notizie relative allo stato di salute di Alfredo.

Non si deve sapere che lo stanno uccidendo e che lo Stato in ogni sua articolazione concorre nel perseguire l’assassinio scientifico del prigioniero anarchico.

La Cassazione ha inizialmente fissato al 20 aprile l’udienza per trattare il ricorso presentato dall’avvocato di Alfredo Cospito. Una presa in giro, dato che non sarebbe mai potuto arrivare a quel giorno vivo. Allora la data è stata anticipata al 7 marzo, fra un mese e mezzo, ancora troppo tardi per le sue già precarie condizioni di salute.

Tuttavia Cospito prosegue con tenacia e coraggio la sua lotta mettendo a repentaglio l’unica cosa su cui può ancora esercitare un controllo: il proprio corpo, la propria salute, nel tentativo di piegare il sistema di tortura istituzionale del 41 bis e dell’ergastolo ostativo. Una lotta che – come ha spiegato lui stesso – è per lui come per tutti i 750 detenuti reclusi in queste condizioni.

Con il passare dei giorni e il rischio sempre più imminente che il suo assassinio venga compiuto, si moltiplicano sempre più le iniziative in sua solidarietà e ancora una volta a Bolzano i compagni e le compagne sono scesi in strada per rompere l’indifferenza ed il cinismo con cui si sta mettendo in atto l’annientamento di Cospito, condannato all’ergastolo ostativo per “una strage senza strage attribuita senza prove” e recluso al 41 bis per la sua attiva partecipazione al dibattito politico sulla stampa del movimento anarchico.

Venerdì 27 gennaio, dalle 12.30 alle 14 circa, all’incrocio fra via Museo e via Cassa di Risparmio, numerosi interventi solidali si sono susseguiti al megafono, e centinaia di volantini sono stati distribuiti ai passanti, alcuni dei quali si sono fermati per leggere la mostra che spiega in cosa consiste il 41 bis. Un piccolo contributo per ricordare alla popolazione cosa accade nelle carceri e quali metodi vengono utilizzati dalla democrazia italiana per distruggere fisicamente e psichicamente i prigionieri.

Di seguito il testo che è stato distribuito ai passanti:

A QUASI 100 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME SCENDIAMO IN STRADA AL FIANCO DI ALFREDO

CONTRO LA TORTURA DEL 41 BIS

E DELL’ERGASTOLO OSTATIVO

Da oltre tre mesi il prigioniero anarchico Alfredo Cospito è in sciopero della fame contro il regime 41 bis applicatogli e contro l’ergastolo ostativo. Le sue condizioni stanno precipitando, e l’amministrazione penitenziaria arriva a diffidare la sua dottoressa dal rilasciare dichiarazioni sul suo stato di salute, «al fine di non vanificare le finalità» del 41 bis, minacciando di impedirle di visitarlo. Nel corso di un’udienza lo scorso 5 dicembre Alfredo ha dichiarato:

«Seppellito definitivamente con l’ergastolo ostativo, che non ho dubbi mi darete, con l’assurda accusa di aver commesso una “strage politica”, per due attentati dimostrativi in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno e che di fatto non hanno ferito e ucciso nessuno. Non soddisfatti, oltre all’ergastolo ostativo, visto che dalla galera continuavo a scrivere e collaborare alla stampa anarchica, si è deciso di tapparmi la bocca con la mordacchia medievale del 41 bis, condannandomi ad un limbo senza fine in attesa della morte. Io non ci sto e non mi arrendo, e continuerò il mio sciopero della fame per l’abolizione del 41 bis e dell’ergastolo ostativo fino all’ultimo mio respiro, per far conoscere al mondo questi due abomini repressivi di questo paese. Siamo in 750 in questo regime ed anche per questo mi batto».

Alfredo è detenuto in regime di Alta Sicurezza da oltre dieci anni, dopo aver rivendicato il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi («Decisi di passare all’azione dopo il disastro nucleare di Fukushima», dichiarò). Ora rischia l’ergastolo ostativo, insieme alla compagna Anna Beniamino, per «una strage senza strage attribuita senza prove». Lo scorso maggio la ministra Cartabia ha disposto il suo trasferimento al regime di annientamento del 41 bis, a Sassari, per metterlo definitivamente a tacere seppellendolo vivo. Il 19 dicembre, dopo oltre 60 giorni di sciopero della fame, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha rigettato il ricorso contro l’applicazione del 41 bis, condannandolo di fatto a morte. Nei giorni scorsi Alfredo ha dichiarato che si opporrà con tutte le sue forze all’eventuale alimentazione forzata. Nei mesi scorsi il compagno Juan Sorroche è stato condannato a 28 anni di carcere per un attacco a una sede della Lega nel quale nessuno è rimasto ferito. Nelle prossime settimane, a Trento è prevista la sentenza per quattro compagni colpiti da misure cautelari in un’inchiesta per fatti slegati con unico filo conduttore la solidarietà anticarceraria; a Bolzano, la sentenza di appello per i compagni condannati in primo grado a oltre 160 anni di carcere per il corteocontro le frontiere al Brennero del 2016. Nel frattempo, sempre più spesso la concessione di misure alternative è vincolata a vere e proprie pretese di abiura. Un clima che non riguarda solo gli anarchici: si pensi al trattamento riservato a sindacalisti di base, studenti, attivisti per il clima… Il 41 bis è il vertice estremo di una macchina repressiva che lavora per chiudere tutti gli spazi per continuare a lottare. Sostenere la lotta di Alfredo è una questione di autodifesa collettiva sempre più urgente.

Assemblea bolzanina contro carcere e repressione

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[Bolzano] 26 gennaio presentazione libro “Guerra in Ucraina e Internazionalismo proletario” con il curatore Pietro Basso

Segnaliamo questa importante iniziativa organizzata dall’Assemblea cittadina contro le guerre. Un contributo importante per spezzare il coro militarista che ci sta portando giorno dopo giorno sull’orlo dell’abisso. In questo blog abbiamo già ripreso un intervento contro la guerra di Pietro Basso, redattore del blog Il pungolorosso e curatore del libro “Guerra in Ucraina e internazionalismo proletario” che si presenterà alla sala Fronza di via Dalmazia. Invitiamo tutte e tutti a partecipare ad una serata densa di riflessioni e spunti per contrastare la deriva in cui la borghesia ci sta trascinando allo scopo di garantire i propri interessi economici, i propri profitti, i propri privilegi. Un’occasione per discutere e confrontarsi dal vivo, fuori dalle bolle social e dalle sterili discussioni virtuali. 

A quasi un anno dall´inizio della guerra in Ucraina, la possibilitá che si giunga in tempi brevi ad un cessate il fuoco appare lontana. Come accaduto per le numerose guerre provocate dallo schieramento occidentale negli ultimi 20 anni (Afghanistan, Iraq, Libia, ecc.), anche il conflitto in Ucraina si é normalizzato e non suscita piú particolare rabbia o emozione nonostante le tragiche immagini provenienti dalle cittá ucraine, il vertiginoso aumento della spesa militare ed i tagli a scuola e sanitá.

La propaganda in cui siamo immersi da un anno a questa parte ha impedito di ragionare sulle radici di questo conflitto, che risiedono in questioni economiche e politiche che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei lavoratori, siano essi ucraini, russi oppure europei. In occidente ogni voce contraria all´escalation militare o critica nei confronti delle politiche militariste della Nato é sistematicamente infangata e marginalizzata con calunnie e accuse di essere filorusse.

Quali interessi economici sono alla base della guerra in Ucraina? Come proseguire la mobilitazione contro la guerra? Quale futuro ci stanno preparando?

Per discutere su questi temi invitiamo tutte e tutti a partecipare alla presentazione del libro:

GUERRA IN UCRAINA E INTERNAZIONALISMO PROLETARIO

con Pietro Basso, curatore del libro

GIOVEDÍ 26 GENNAIO 2023

Ore 20 alla sala comunale “Guido Fronza”
Via Dalmazia 30 C – Bolzano

Assemblea cittadina contro la guerra – Bolzano

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[Trentino-Sudtirolo] Continua la mobilitazione solidale per Alfredo Cospito

In regione, come nel resto d’Italia e del mondo, continua la mobilitazione per Alfredo Cospito, ormai da circa 90 giorni in sciopero della fame contro il regime carcerario di tortura istituzionale 41 bis a cui è sottoposto dal maggio 2022. Durante la mattinata del 13 gennaio a Bolzano sono state distribuite diverse centinaia di volantini (per leggere il volantino andate al seguente link) e il fumetto La Voragine di Zerocalcare, capace di spiegare anche a chi non conosce a fondo il tema l’orrore e la violenza che tale regime di tortura comporta. Studenti e passanti hanno mostrato forte interesse per una questione che, grazie alla tenace lotta di Alfredo, sta riuscendo a rompere il clima di omertà e silenzio che le istituzioni statali hanno tentato di costruici attorno.

Nelle stesse ore a Trento, un presidio  di fronte al Tribunale ha portato solidarietà a Massimo, Agnese, Stecco e Juan; compagni e compagne sotto processo per episodi completamente slegati uno dall’altro ma che la Procura di Trento prova a riunire all’interno dell’ennesimo teorema associativo. Un copione per cui i repressori della Procura non si sono degnati nemmeno di trovare un titolo, come è scritto nel volantino che è stato distribuito durante l’iniziativa. Nel caso di Massimo si è fatto esplicitamente ricorso ad una giurisprudenza creativa sempre più utilizzata per costringere compagni e compagne a subire provvedimenti di limitazione della libertà e per negare benefici di legge; egli viene infatti accusato di “tentata estorsione con finalità di terrorismo” per avere provato a leggere – durante le trasmissioni di Radio 80 a Rovereto – un comunicato solidale con i prigionieri uccisi e torturati nelle carceri italiane del marzo 2020.

Presidio solidale a Trento con Massimo, Agnese, Stecco e Juan

Nella serata dello stesso giorno, a Rovereto, la sala Filarmonica è stata riempita da oltre 200 persone che hanno ascoltato l’intervento dell’avvocato Flavio Rossi Albertini, il quale da anni segue le vicende legali di Cospito. Oltre tre ore in cui è stato spiegato in cosa consiste la barbarie del 41 bis e in generale il continuo innalzamento del livello repressivo contro compagni e compagne che lottano, che coincide con rapporti di forza decisamente a favore della borghesia di questo Paese.

La mobilitazione continua senza sosta e la prossima iniziativa è lanciata per il 17 gennaio alle ore 18 presso la facoltà di Sociologia a Trento. Ogni giorno che passa all’interno del 41 bis è un giorno che avvicina Alfredo Cospito alla morte. Moltiplichiamo le iniziative solidali. Contro la tortura. Solidarietà a tutti i prigionieri rivoluzionari. 

Per approfondire:

Podcast della trasmissione “Tutta la città ne parla” con l’avvocato Flavio Rossi Albertini e Luigi Manconi

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[Rovereto] 13 gennaio. Serata pubblica con l’avvocato di Alfredo Cospito

Da oltre 80 giorni prosegue lo sciopero della fame dell’anarchico Alfredo Cospito, recluso dal maggio 2022 in regime di tortura 41 bis. Le sue condizioni di salute sono sempre più critiche, e ogni giorno che passa lo avvicina in modo sempre più critico alla morte. In queste ultime settimane in Italia e all’estero si sono susseguite centinaia di manifestazioni, presidi e azioni solidali con Cospito, contro la tortura, contro l’ergastolo ostativo e contro la feroce repressione indirizzata contro il movimento anarchico.

Oltre alla solidarietà proveniente dalle realtà militanti, lo sciopero della fame a oltranza di Alfredo ha costretto sempre più persone a prendere una posizione e rompere così il silenzio con cui lo Stato vorrebbe chiudere la pratica. Negli ultimi giorni un nuovo appello pubblico è stato indirizzato al Ministro della Giustizia Carlo Nordio per fare uscire Alfredo dal regime di tortura 41 bis.

All’interno della campagna solidale, un lavoro prezioso e insostituibile è stato svolto dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, intervenuto in innumerevoli trasmissioni radiofoniche e iniziative pubbliche, per spiegare in cosa consiste il 41 bis e in che termini è stata orchestrata la repressione contro il movimento anarchico in Italia, ma non solo. Venerdì 13 gennaio egli è stato invitato a Rovereto dal Circolo Cabana. Per impedire la morte di Alfredo, per fermare la tortura e la repressione. 

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[Bolzano] 28.12 Basta preghiere antiabortiste! Presidio all’esterno dell’ospedale.

Mercoledì 28 dicembre, di fronte all’Ospedale di Bolzano, un gruppo di compagne e compagni ha contestato la provocatoria preghiera antiabortista della sezione sudtirolese del Bewegung fuer das Leben – Movimento per la vita.

Dalle ore 17 circa musica e slogan hanno disturbato la presenza di un movimento che colpevolizza le donne che scelgono di praticare l’interruzione volontaria della gravidanza e che si pone l’obiettivo di fare abrogare la legge 194. Il Movimento per la vita riceve cospicui finanziamenti dalla Provincia autonoma di Bolzano ed è portavoce della peggiore propaganda oscurantista nei confronti dei diritti delle donne, così come del movimento LGBTQ. Una presenza a suo modo violenta, che non tiene conto delle difficoltà e dei possibili traumi che la scelta di interrompere la gravidanza comporta.

Antiabortisti con crocifissi recitano rosari antiabortisti di fronte all’ospedale San Maurizio di Bolzano

Per molti motivi la presenza delle compagne e dei compagni è stata quindi preziosa e importante; per la sua capacità di ridare forza e voce a tutte quelle donne che hanno lottato e che lottano ogni giorno per difendere dei diritti ormai sotto costante minaccia. Non va dimenticato inoltre come la cultura patriarcale e misogina che sta alla base dei movimenti antiabortisti è la stessa che si oppone a corsi di educazione sessuale nelle scuole. La stessa melma ideologica che giustifica il potere dell’uomo sulla donna, all’interno della famiglia così come fuori e che produce effetti devastanti nella mente degli uomini, ma non solo, incapaci di accettare un rifiuto e disposti ad uccidere le donne “oggetto del proprio controllo”, come le cronache quotidiane dimostrano.

Non è tollerabile che una scelta già resa difficile dalla quasi totalità dei medici obiettori, venga messa in discussione da movimenti politici bigotti e reazionari e dai loro referenti politici, attualmente al potere in Italia. Così come non è tollerabile che movimenti che lavorano per restringere i diritti ricevino enormi finanziamenti pubblici. Il percorso costruito negli anni, a difesa dei diritti delle donne, fra contestazioni agli antiabortisti, presidi, volantinaggi, striscioni e che ha visto crescere una partecipata manifestazione il 25 novembre scorso in centro a Bolzano, continua. La lotta continua.

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[Trento] Martedì 20 dicembre presidio solidale con Massimo Passamani. Contro la repressione

Lo sciopero della fame iniziato ormai due mesi fa da Alfredo Cospito ha permesso di accendere la luce sul generale accanimento repressivo in atto contro il movimento anarchico ma non solo. Nel caso di Cospito – per un’azione dimostrativa che non ha provocato né morti né feriti – si è arrivati ad applicare il regime di tortura istituzionale chiamato 41 bis e ad infliggere condanne che nemmeno gli autori delle stragi di Capaci e via d’Amelio hanno ricevuto. Un disegno repressivo che ha spinto centinaia di avvocati in tutta Italia a rompere il silenzio e firmare un appello per denunciare la torsione autoritaria sempre più evidente nei processi che vedono militanti politici – in particolare anarchici – alla sbarra.

In tale quadro si inserisce il processo contro i compagni e le compagne che manifestarono contro la costruzione del muro antimigranti al Brennero nel maggio 2016. A quasi sette anni dai fatti, nel febbraio 2023 ci sarà la sentenza di appello del filone processuale che vede i compagni imputati per “Devastazione e saccheggio”. La procura di Bolzano – facendo ricorso alle pene folli (dagli 8 ai 15 anni di carcere) che tale reato permette – si è inserita a gamba tesa in questo clima di caccia alle streghe tornando a richiedere centinaia di anni di carcere per una sessantina di manifestanti imputati. In questo processo – fra le altre cose – è a dir poco inquietante l’utilizzo leggero e disinvolto che i procuratori fanno del concorso in reato, che permette loro di richiedere e infliggere pene draconiane attraverso arbitrarie interpretazioni dei fatti. Come hanno scritto gli avvocati nell’appello:

nella difesa di numerosi anarchici in altrettante vicende penali [si] riscontra la sempre più diffusa e disinvolta sottrazione delle garanzie processuali a questa tipologia di imputati: in primo luogo in tema di valutazione delle prove in ordine alla riconducibilità soggettiva dei fatti contestati; oppure di abbandono del diritto penale del fatto, a vantaggio del diritto penale del tipo d’autore, realizzato attraverso l’esaltazione della pericolosità dell’ideologia a cui il reo appartiene.”

Una vera e propria criminalizzazione del pensiero che porta i Tribunali di Sorveglianza a negare benefici per la semplice espressione di un pensiero oppure per la mancata abiura delle proprie convinzioni politiche.  Una situazione che vede gli spazi di libertà e dissenso restringersi sempre più ed a cui è urgente dare una risposta. Le sempre più frequenti inchieste per reati associativi montate contro sindacalisti e diverse realtà di movimento dovrebbe rendere evidente ai più che la questione non riguarda solo gli anarchici, ma riguarda tutti gli sfruttati e chi si organizza contro il capitalismo e le sue guerre, il suo razzismo, il suo sfruttamento.

Ognuno di noi deve dare qualcosa in modo che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto.

Una frase che in alcune città capita di leggere sui muri e che sottolinea l’importanza di costruire solidarietà e complicità, per evitare che a pagare il prezzo siano i più generosi, coloro che non hanno atteso l’arrivo delle sognate masse per agire contro il futuro di miseria che ci stanno preparando. Da oltre due anni Massimo Passamani, compagno anarchico conosciuto da moltissime persone, si trova agli arresti domiciliari per un cumulo di condanne definitive e pur di tenerlo confinato fra le mura di casa, la Procura di Trento non esita a fare ricorso ad un uso fantasioso e creativo del diritto avendo disposto nei suoi confronti una misura cautelare per «tentativo di estorsione con finalità di terrorismo». Il motivo? Aver tentato, insieme ad altri compagni e compagne, durante il lockdown della primavera del 2020, di far mandare in onda a Radio80 di Rovereto un comunicato di denuncia sui detenuti che in quel momento venivano torturati e ammazzati nelle carceri (con i 13 morti a Modena e la mattanza di Santa Maria Capua Vetere). Per questo e tanti altri motivi, per martedì 20 dicembre dalle ore 10.30, fuori dal Tribunale di Trento in piazza Venezia, ci sarà una presenza solidale con Massimo e tutti i compagni e le compagne colpiti dalla repressione. Come hanno scritto i compagni promotori dell’iniziativa lottare per la sua libertà significa lottare anche per la nostra. Di seguito il testo che invita tutti e tutte alla partecipazione:

MASSIMO LIBERO SUBITO!

Contro l’abiura e coloro che la pretendono!

La vicenda del nostro amico Massimo Passamani – anarchico roveretano e compagno di tante lotte sociali, in Trentino e altrove – è emblematica dei tempi che viviamo. Agli arresti domiciliari da oltre due anni per un cumulo di sentenze definitive (tra le quali la condanna a un anno di reclusione per un’azione contro il TAV in Valsusa), Massimo sarebbe già libero se non fosse stato colpito da una misura cautelare per «tentativo di estorsione con finalità di terrorismo». Il motivo? Aver tentato, insieme ad altri compagni e compagne, durante il lockdown della primavera del 2020, di far mandare in onda a Radio80 di Rovereto un comunicato di denuncia sui detenuti che in quel momento venivano torturati e ammazzati nelle carceri (con i 13 morti a Modena e la mattanza di Santa Maria Capua Vetere). Oltre a ciò, il tribunale di Trento gli aveva già rifiutato la scarcerazione anticipata per non essersi «ravveduto» ed avere espresso una «spinta anti-Stato» in un suo articolo sull’archiviazione dell’omicidio Tenni (ucciso dai carabinieri ad Ala nel 2021). A ciò si aggiunge che a un altro nostro compagno – Rupert – è stata rigettata una misura alternativa al carcere per «la sua radicata adesione valoriale all’anarchismo» (e con analoghe motivazioni un’altra compagna, Sasha, si trova ai domiciliari con tutte le restrizioni, senza la possibilità di lavorare: non l’hanno messa in carcere solo perché ha figlie). Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: o l’abiura, o la galera. Non lo diciamo noi, ma le carte di tribunale. Ora basta. Mentre sindacalisti e occupanti di case vengono arrestati o addirittura condannati per «associazione a delinquere» (come a Piacenza e a Milano); mentre dei nostri compagni – Juan Sorroche, Anna Beniamino, Alfredo Cospito – ricevono pene da ergastolo per azioni che non hanno provocato né morti né feriti; mentre lo stesso Alfredo, in sciopero della fame contro la tortura del carcere speciale e dell’ergastolo ostativo, rischia di morire rinchiuso in 41 bis per «una strage senza strage attribuita senza prove»; mentre l’uso creativo del diritto e i processi in videoconferenza diventano la «nuova normalità»… non prendere atto di questa situazione sarebbe soltanto cieco. Nel frattempo, se per compagni e compagne le misure non finiscono mai, i torturatori in divisa di Santa Maria Capua Vetere non hanno oggi nemmeno una blanda restrizione, mentre gli assassini in divisa di Modena non sono stati neanche indagati. Per chi ha torturato e ucciso, come sempre, nessuna conseguenza; per chi ha denunciato torture e omicidi, gli arresti domiciliari senza fine. Conosciamo bene Massimo. Dalle “fratte” di Mori ai picchetti alla Bartolini di Rovereto, dalle vertenze nei cantieri e nei supermercati fino alla lotta contro la devastazione ad Alta Velocità, in tanti e tante abbiamo avuto modo di apprezzare la sua lucidità, il suo coraggio, la sua generosità. Se questo già basta e avanza per dargli tutta la nostra solidarietà, è innanzitutto per noi che dobbiamo lottare anche per lui. Nell’era delle guerre e delle Emergenze permanenti, del controllo sociale sempre più ossessivo e del capitalismo più onnivoro e assassino, ciò che ci giochiamo è la stessa possibilità di lottare, di pensare ad alta voce, di portare avanti pratiche conflittuali, di coltivare il pensiero critico e le idee di ribellione.

Per questo, in occasione dell’udienza di Riesame che questo 20 dicembre deciderà della libertà di Massimo, chiamiamo alla mobilitazione.

Trento, 20 dicembre, presso il Tribunale di Piazza Venezia

dalle ore 10.30

MANIFESTAZIONE SOLIDALE

per l’immediata scarcerazione del compagno Massimo Passamani;

contro le misure infinite a carico di compagni e compagne e le pretese di abiura;

contro lo Stato di Guerra ed Emergenza permanente;

contro l’immiserimento, il controllo sociale e la repressione che ne ricevono alimento;

contro le condanne da ergastolo per Juan, Anna e Alfredo;

in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo e Anna contro il regime 41 bis e l’ergastolo ostativo.

Amiche e amici, compagni e compagne di Massimo

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[Bolzano] Resoconto manifestazione transfemminista 25 novembre

Venerdì 25 novembre, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un emozionante corteo transfemminista ha attraversato le fredde strade serali del centro storico di Bolzano.
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[Bolzano] Presidio solidale e saluto sotto il carcere per Alfredo. Contro il 41 bis

Mercoledì 24 novembre a Bolzano si è tenuto un presidio solidale con lo sciopero della fame portato avanti dagli anarchici Alfredo Cospito, Juan Sorroche, Ivan Alocco e Anna Beniamino contro il regime detentivo 41 bis.
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[Bolzano] Marcia transfemminista 25 novembre

Venerdì 25 novembre, alle ore 18.30 in piazza Parrocchia (lato piazza Walther), è stata lanciata una manifestazione autoorganizzata in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. 

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[Trentino-A.A] Continua la mobilitazione solidale con lo sciopero di Cospito

Ad un mese dall’inizio dello sciopero della fame a oltranza iniziato da Alfredo Cospito nel carcere di Bancali in Sardegna, continuano a moltiplicarsi in tutta Italia e nel resto d’Europa – ma non solo – azioni, iniziative e manifestazioni solidali.
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