[Bolzano] Waltherpark? Un buco nell’acqua! Contestato il party di Signa nel cantiere di Benko

Sabato 16 settembre un gruppetto di compagni e compagne ha cercato di rovinare la festa organizzata dalla società Signa Holding all’interno del cantiere del Waltherpark a Bolzano. Una scena piuttosto surreale appariva agli occhi di chi passava nei paraggi: mentre sotto decine di operai lavoravano nel cantiere, poco sopra la borghesia bolzanina e numerose persone attratte dall’offerta di birra e cibo gozzovigliavano per la gioia del plenipotenziario di Benko a Bolzano, Heinz Peter Hager.

Più volte in passato su Oltre il Ponte come nelle strade e nelle piazze cittadine è stato espresso il dissenso di molti abitanti della città nei confronti di un progetto speculativo che rientra in un generale progetto della Signa, ovvero costruire e acquisire immobili nei centri storici delle città o in ogni caso in zone privilegiate dei centri cittadini. Affari e operazioni immobiliari che si estendono in molte parti d’Europa: Germania e Austria soprattutto ma anche Svizzera, Italia, Lussemburgo. Una società che gestisce un patrimonio immobiliare del valore complessivo di oltre 15 miliardi di euro e che a Bolzano ha dimostrato di avere il potere di influenzare in modo plateale le istituzioni politiche, piegandole agli interessi di una ristretta èlite di milionari privilegiati ovvero gli unici che si potranno permettere di comprare appartamenti e case di lusso interne al Waltherpark. La vicenda legata all’approvazione del progetto ha dimostrato come per ogni affarista sia importante – anzi fondamentale – la capacità di influenzare e determinare le priorità nella cronaca locale. In tal senso si comprende bene il significato dell’acquisto nel 2018  del 49% del gruppo mediatico tedesco Funke sui quotidiani austriaci “Kronen Zeitung” e “Kurier” da parte di Signa Holding. 

Riportiamo cosa è stato scritto sulla pagina Facebook di Bolzano antifascista:

“Ieri pomeriggio un piccolo gruppo di compagnə ha provato a rovinare la festa di “inaugurazione” che si svolgeva nel mezzo del cantiere del progetto Waltherpark del miliardario Renè Benko entrando di soppiatto all’evento blindato e lanciando migliaia di coriandoli contenenti slogan contro la città dei ricchi e il futuro che ci stanno preparando.

Allontanatə dalla sicurezza privata e dalla polizia la protesta è continuata poi fuori dai cancelli del cantiere in cui sono stati distribuiti centinaia di volantini controinformativi.”

I coriandoli lanciati al party dentro al cantiere del Waltherpark e per le strade della città. Messaggi che aspettano di essere raccolti

Contemporaneamente al party organizzato dai dipendenti del miliardario austriaco, in piazza Magnago, di fronte al palazzo delle Provincia si è svolta una protesta organizzata dallo Spazio autogestito 77 di Bolzano e dall’associazione Ambiente e Salute in cui si sono susseguiti interventi al microfono contro un progetto devastante sia dal punto di vista ambientale che sociale, che racchiude in sè un modello di città che ci stanno preparando per il futuro, disegnata per il consumo e per incontri in spazi alienanti dove ovviamente non c’è spazio per chi non dispone di denaro a sufficienza. Una città per privilegiati che costruisce automi degni interpreti del mantra produci-consuma-crepa. Una parte di città per è contraria e non si è bevuta la propaganda di Signa e dei suoi tirapiedi, presenti in ogni ambito della vita cittadina.

Di seguito il volantino distribuito durante il presidio e la contestazione di fronte al party pro-Waltherpark:

Waltherpark? Un buco nell’acqua! Quando la riqualificazione è solo un danno

Nonostante i ritardi e gli aumenti del costo del progetto (coperti in parte anche da soldi pubblici) il mostro di cemento è in costruzione: cantieri, buchi e allagamenti. 

In nome del decoro e della pulizia abbiamo perso un pezzo di città e un parco pubblico ricevendo in cambio il terzo centro commerciale della città. Cosa succederà ora?

Nuovi posti di lavoro? Si ma quali?

Nel pieno della crisi dove facciamo fatica a pagare le bollette e i rincari ci mettono alle strette, la ripartenza economica di Bolzano è stata affidata ad uno speculatore edilizio, Renè Benko, proprietario di numerosi centri commerciali che hanno già fallito e dove sono stati licenziati migliaia di lavoratori e lavoratrici. I 22.000 metri quadrati di negozi del Waltherpark ospiteranno catene di multinazionali che oltre a disintegrare il piccolo commercio, creeranno posti di lavoro mal pagati e precari.

Nuove case? Si ma per chi?

Mentre gli affitti si alzano e sempre più persone faticano a trovare e pagare una casa, il Waltherpark ospiterà 5 villette con appartamenti di lusso. Uno schiaffo in faccia per chi vive il problema abitativo che si vedrà costruire alloggi per ricchi mentre i palazzi che ospitavano famiglie e persone a basso reddito sono stati abbattuti durante i lavori di costruzione del progetto.

Uno spazio nuovo dove incontrarsi? Si, ma in che modo?

Una colata di cemento ospiterà locali, ristoranti e negozi che diventeranno “un nuovo luogo d’ incontro per la città”. Un’altro spazio privato dove spendere soldi che non abbiamo, dove comprare merce scadente che non ci serve e dove sentirci protetti da telecamere che allontaneranno tutti e tutte quelli che non corrispondono al piano di pulizia della città. Insomma non proprio un luogo per tutti.

Un progetto sostenibile dal punto di vista ambientale? Certamente no!

Mentre viviamo una crisi climatica senza precedenti, oltre ad averci fatto perdere prati ed alberi, il Waltherpark ha come ampiamente predetto, intaccato una delle falde acquifere della città. La fonte idrica da cui attinge l’acquedotto cittadino rischia così di portare gravi conseguenze sulla qualità dell’acqua che beviamo.

Forse abbiamo fatto troppo poco per impedire che una parte della città fosse svenduta e messa nelle mani di investitori privati. Il cantiere è avviato e il progetto sarà terminato nel 2024 portando gravi danni alla viabilità e all’ambiente.

Il Waltherpark non è un progetto per la città, è una cattedrale di consumo che ci prepara ad un futuro fatto di cemento e controllo, dove i poveri lavoreranno a condizioni sempre peggiori, dove i proletari saranno trattati solo come consumatori e dove i ricchi guarderanno questo orrido spettacolo dall’alto dei loro attici che nessuno di noi potrà mai permettersi.

Riprendiamoci la nostra città, disertiamo il Waltherpark.

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Waltherpark? Ein Schlag ins Wasser! Von Requalifizierung zu Dequalifizierung

Trotz Verzögerungen und Kostensteigerungen, die zum Teil durch öffentliche Gelder gedeckt werden ist das Betonmonster im Bau: Baustellen, Löcher und Überschwemmungen.

Im Namen des Anstands und der Sauberkeit haben wir ein Stück Stadt und einen öffentlichen Park verloren und im Gegenzug das dritte Einkaufszentrum der Stadt erhalten. Was wird jetzt geschehen?

Neue Arbeitsplätze? Ja, aber welche?

Mitten in der Krise, in der wir unsere Rechnungen nicht mehr bezahlen können und die Preissteigerungen uns in die Enge treiben, wurde die wirtschaftliche Wiederbelebung Bozens einem Bauspekulanten anvertraut, Renè Benko, Eigentümer zahlreicher Einkaufszentren, die bereits in Konkurs gegangen sind und in denen Tausende von Arbeitnehmern entlassen wurden. Die 22.000 Quadratmeter Ladenfläche im Waltherpark werden multinationale Ketten beherbergen, die nicht nur das Kleingewerbe zerstören, sondern auch schlecht bezahlte und prekäre Arbeitsplätze schaffen werden.

Neue Häuser? Ja, aber für wen?

Da die Mieten steigen und immer mehr Menschen Schwierigkeiten haben, eine Wohnung zu finden und zu bezahlen, werden im Waltherpark fünf luxuriöse Wohnblöcke entstehen. Das ist ein Schlag ins Gesicht derjenigen, die mit dem Wohnungsproblem konfrontiert sind und die mit ansehen müssen, wie Wohnungen für Reiche gebaut werden, während die Gebäude, in denen Familien und einkommensschwache Menschen untergebracht waren, während des Baus des Projekts abgerissen werden.

Ein neuer Ort der Begegnung? Ja, aber auf welche Weise?

In einem Betonbau sollen Clubs, Restaurants und Geschäfte untergebracht werden, die zu einem “neuen Treffpunkt für die Stadt” werden sollen. Ein weiterer privater Raum, in dem wir Geld ausgeben können, das wir nicht haben, in dem wir billige Waren kaufen können, die wir nicht brauchen, und in dem wir uns durch Kameras geschützt fühlen können, die jeden und jede abweisen, die nicht in den Sauberkeitsplan der Stadt passen. Kurzum, nicht gerade ein Ort für jedermann.

Ein ökologisch nachhaltiges Projekt? Sicherlich nicht!

Während wir eine noch nie dagewesene Klimakrise erleben, die nicht nur zum Verlust von Rasenflächen und Bäumen führt, hat der Waltherpark, wie allgemein vorhergesagt, einen der Grundwasserleiter der Stadt ausgehöhlt. Die Wasserquelle, aus der das städtische Aquädukt gespeist wird, birgt somit die Gefahr, dass die Qualität des Wassers, das wir trinken, ernsthaft beeinträchtigt wird.

Vielleicht haben wir zu wenig getan, um zu verhindern, dass ein Teil der Stadt verkauft und in die Hände privater Investoren gelegt wird. Die Baustelle ist in vollem Gange, und das Projekt wird 2024 abgeschlossen sein, was zu schweren Schäden am Straßennetz und an der Umwelt führt.

Der Waltherpark ist kein Projekt für die Stadt, sondern eine Kathedrale des Konsums, die uns auf eine Zukunft aus Beton und Kontrolle vorbereitet, in der die Armen unter immer schlechteren Bedingungen arbeiten werden, in der die Proletarier nur noch als Konsumenten behandelt werden und in der die Reichen dieses schreckliche Schauspiel von den Höhen ihrer Penthäuser aus beobachten können, die sich niemand von uns je wird leisten können.

Lasst uns unsere Stadt zurückerobern, lasst uns den Waltherpark verlassen.

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[Bolzano] Contestata la preghiera antiabortista di fronte all´ospedale

Sabato 20 agosto intorno alle ore 14, un gruppo di compagne e compagni ha contestato ancora una volta la provocatoria presenza di fronte all´ospedale di Bolzano di un gruppo di appartenenti alla sezione sudtirolese del Bewegung für das Leben, lí recatisi per le proprie preghiere antiabortiste. Mentre le cronache di tutti i giorni raccontano di donne picchiate, ammazzate, violentate o seviziate dai propri fidanzati o mariti, su altri fronti organizzazioni reazionarie di matrice ultracattolica operano presso ospedali, scuole e istituzioni per limitare ulteriormente le possibilitá di scelta delle donne, contribuendo cosí ad erodere diritti civili conquistati dopo dure lotte.

Foto presa dalla pagina FB Bolzano Antifascista

Di seguito il testo del volantino distribuito dai compagni nel corso della contestazione:

La legge 194 non ci basta più!

Per un aborto libero e sicuro. Ma per davvero!

(A seguire un testo distribuito da alcunə compagnə durante l’ennesima contestazione fuori dall’ ospedale dell’associazione antiabortista Bewegung für das Leben. )

Nel 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato il diritto costituzionale all’aborto determinando la sorte di milioni di donne. Soprattutto di quelle meno privilegiate.

Ma mentre guardiamo con orrore al processo di criminalizzazione messo in atto nei confronti di chi pratica l’interruzione di gravidanza in alcuni stati degli Usa, possiamo davvero essere sicure che in Italia l’aborto sia un diritto?

Possiamo affermare di essere libere e sicure di praticare l’ IVG in un paese dove ben 31 strutture della sanità pubblica hanno il 100% di medici obiettori di coscienza? Possiamo ritenerci “al sicuro” in una città dove davanti all’ospedale è concesso ad un gruppo di ultra cattolici di pregare contro le donne che praticano l’interruzione di gravidanza? Possiamo ritenerci tutelate in una regione che concede all’associazione pro-life Bewegung fur das Leben circa 110 mila euro l’anno? Possiamo davvero pensare che sia possibile abortire in modo sicuro e libero in una provincia dove l’84% dei/delle ginecologhe esercita l’obiezione di coscienza?

A più di 40 anni dalla promulgazione della legge 194 ancora molte donne sono costrette a praticare l’aborto lontano dal proprio luogo di residenza per la mancanza di strutture e in troppe subiscono ancora violenze psicologiche da parte del personale ospedaliero.

Possiamo ancora credere che una legge che permette a medici e professionisti di esercitare la propria morale sui nostri corpi sia sufficiente a tutelare la nostra libertà e la nostra autodeterminazione?

Negli Stati Uniti i movimenti femministi hanno colpito e protestato in modo deciso contro associazioni antiabortiste subendo una forte repressione nel tentativo di difendere l’autodeterminazione sulla propria vita e sul proprio corpo.

Anche qui oggi difendiamo con il nostro amore e con la nostra rabbia i diritti conquistati con le lotte.

Ma è arrivato il momento di desiderare di più per noi e per le nostre sorelle.

Fuori gli obiettori di coscienza dagli ospedali!

Cacciamo Bewegung für das Leben fuori dalle nostre città.

Sempre complici e solidali con chi CON O SENZA DOLORE continua a decidere SUL PROPRIO CORPO, SULLA PROPRIA VITA

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[Bolzano] Volantinaggio solidale con sindacalisti arrestati a Piacenza

Mercoledí 3 agosto, in occasione dello sciopero nazionale indetto in solidarietá ai sindacalisti di SI COBAS e USB arrestati su ordine della PM di Piacenza Grazia Pradella, e dell´udienza del tribunale del riesame che deve pronunciarsi sulla loro liberazione, alcuni compagni hanno fatto un volantinaggio solidale nella zona industriale di Bolzano, attaccando striscioni e distribuendo volantini ai lavoratori. Una piccola azione solidale con i compagni colpiti da questa ondata repressiva che si aggiunge alle centinaia di altre che in Italia come all´estero hanno voluto rilanciare la solidarietá e rispedire al mittente il delirante teorema accusatorio della Procura di Piacenza, intenzionata a distruggere – attraverso un´inchiesta piena zeppa di sporche menzogne e mistificazioni – un sindacato che ha saputo migliorare le condizioni di lavoro di migliaia di lavoratori in un settore – quello della logistica ma non solo – dove prima vigeva il piú selvaggio sfruttamento da parte di false cooperative.

Siamo di fronte a un pericoloso attacco al diritto di sciopero ed al diritto dei lavoratori di lottare per migliorare le proprie condizioni di lavoro. Un´offensiva che avviene su mandato dei padroni della logistica e di Confindustria. Un attacco che non deve passare. Toccano uno toccano tutti. Di seguito il testo del volantino distribuito ai lavoratori e alle lavoratrici della zona industriale:

SOLIDARIETÁ AI SINDACALISTI ARRESTATI A PIACENZA – IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI TOCCA!

Oggi pomeriggio in occasione dello sciopero nazionale e del processo che riesamina le accuse ai danni dei sindacalisti di Piacenza (imputati di fra le altre cose di associazione a delinquere, resistenza ed estorsione), un pugno di compagni ha attaccato volantini e striscioni per la zona industriale di Bolzano .

Perchè se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se sono colpevoli ancora di più !

Segue il testo del volantino.

All´alba di martedí 19 luglio a Piacenza, su ordine della locale Procura, sono stati arrestati i sindacalisti Aldo Milani, Ali Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli del SICOBAS. Oltre a loro soo finiti agli arresti domiciliari anche Abed Issa Mahmoud El Moursi e Roberto Montanari dell´USB.

Questo ennesimo attacco repressivo nei confronti dei sindacati avviene a distanza di un anno e mezzo dall´ultima ondata repressiva avvenuta il 1 febbraio 2021; anche allora ad essere arrestati furono Carlo e Arafat. Oltre a ció non si contano le denunce ed i fogli di via che negli anni sono stati emessi nei confronti di centinaia di lavoratori che lottano per migliorare le proprie condizioni di lavoro.

Le accuse stavolta sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Come ha scritto SICOBAS nel suo comunicato: Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale. Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.

Non possiamo che fare nostra l´analisi del sindacato di base che nello stesso comunicato scrive: Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

L’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro i lavoratori piú combattivi, decisi a non abbassare la testa. Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale, al di là di gruppi e sigle di appartenenza, bisogna sapere rispondere in maniera compatta e decisa. Migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno scioperato contro gli arresti e altre migliaia hanno manifestato a Piacenza e decine di altre cittá – in Italia e all´estero – per rilanciare la solidarietá e non lasciare soli chi é costretto ai domiciliari.

La Procura di Piacenza, su mandato dei padroni della logistica e di Confindustria, vuole colpire un sindacato che ha contribuito a migliorare le condizioni di lavoro degli operai, liberandoli da una condizione in cui false cooperative dettavano legge, imponendo contratti da schiavi. Gli arresti costituiscono un´intimidazione che vuole fare abbassare la testa a sindacati che hanno avuto la capacitá di organizzare operai italiani e stranieri, costruendo solidarietá e coscienza di classe lí dove vorrebbero i lavoratori divisi e soli.

NON POSSIAMO LASCIARLI SOLI!

TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

Consigliamo la lettura dei seguenti contributi:

Piacenza: Un inchiesta razzista  

L´appello pretendere l´immediata liberazione dei sindacalisti arrestati

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[Storia di classe] Gebhard Haslinger, il medico comunista di Oltrisarco.

Quando si parla dell’opposizione al fascismo in Sudtirolo la memoria ufficiale, quella ripresa soprattutto dalle commemorazioni istituzionali, si ricorda in particolare alcune figure diventate poi martiri della Provincia schiacciata sotto il tallone del fascismo. Vanno ricordati in particolare l’insegnante di Marlengo Franz Innerhofer, ucciso dagli squadristi il 24 aprile 1921 durante l’assalto con pistole e bombe a mano ad una manifestazione folcloristica oppure l’avvocato di Salorno Josef Noldin, promotore delle Katakombenschule e perciò inviato dal regime a Lipari e poi morto nel 1929 a causa di una febbre malarica contratta al confino. All’esperienza delle scuole clandestine è legata anche Angela Nikoletti di Magrè, perseguitata, arrestata e incarcerata dalla polizia fascista per via della sua attività di insegnamento. Morì giovanissima nel 1930 a causa della tubercolosi contratta durante la carcerazione. A tutti loro sono intitolate vie e piazze in paesi e città del Sudtirolo.

L’affermazione del fascismo in Sudtirolo – così come in altre province italiane – si fece strada dapprima con intimidazioni, violenze e omicidi ma soprattutto attraverso il controllo dello Stato e del suo apparato poliziesco, piegato al servizio di Mussolini. Oltre al già citato assassinio di Innerhofer ed alla persecuzione di alcuni esponenti politici “nazionali” sudtirolesi, la repressione colpì pesantemente la presenza organizzata dei socialdemocratici, costringendo molti all’esilio e determinando la morte civile di alcuni di loro, con esiti tragici come vedremo.

Una pagina poco esplorata dalla storiografia locale è appunto quella relativa all’attività dei socialisti sudtirolesi, i quali nei primi anni Venti costituivano una presenza tutt’altro che trascurabile in Provincia. Dal maggio 1920 iniziò la pubblicazione del Volksrecht, un giornale che usciva tre volte alla settimana la cui redazione era situata nella Camera del Lavoro – Gewerkschaftshaus di via Gilm (dove oggi c´é via Dante), il centro nevralgico dell’attività socialista sudtirolese in cui venivano organizzate periodicamente assemblee dei lavoratori di vari settori ma che era anche un punto di riferimento per il loro tempo libero. Una vicenda per il cui approfondimento è possibile fare riferimento al libro Storia sommersa. La disgregazione del movimento operaio in Alto Adige dopo la Grande Guerra, recentemente pubblicato per Athesia da Günther Rauch e Josef Perkmann.

Fra i militanti della sezione sudtirolese del Sozialdemokratische Partei vi era Gebhard Haslinger, il quale nacque il 12 novembre 1887 a Verona da Josef e Italia Todeschi. Studente di medicina, con la 1a guerra mondiale venne arruolato nell’Esercito austro-ungarico divenendo ufficiale dei servizi sanitari nel 1° Reggimento Kaiserjäger. Nel corso dei suoi studi – interrotti dalla guerra – negli anni giovanili visse a Rovereto, Monaco, Padova ed infine a Innsbruck, dove nel 1919 ottenne la laurea in Medicina. Stabilitosi a Bolzano, probabilmente fu nel capoluogo che si sposò con Filomena Matuella dalla quale il 18 aprile 1921 ebbe il figlio Egon. Qui si stabilì nel quartiere di Oltrisarco-Oberau, dove esercitò la professione di medico svolgendo inoltre una certa attività politica con il partito socialdemocratico. Nelle liste socialiste presentate alle elezioni comunali del gennaio 1922 il suo nome fu al secondo posto, dopo quello del segretario Franz Tappeiner. Le elezioni videro l’ennesima riconferma del sindaco liberalnazionale Julius Perathoner e su 32 seggi, ben 26 furono conquistati dal Deutsche Verband mentre solo 6 andarono ai socialdemocratici.

Tuttavia nel quartiere di Oltrisarco dove viveva e lavorava come medico Haslinger, i socialisti ebbero la maggioranza dei voti, un risultato motivato anche dalla forte presenza di operai ma soprattutto di ferrovieri i quali costituivano lo zoccolo duro dell’elettorato e della militanza socialcomunista. Per lo stesso motivo un quartiere dove si concentrò la sorveglianza della polizia politica. Sebbene non eletto consigliere comunale, Haslinger fu nominato membro della Commissione sanitaria del Comune mentre il maggio dello stesso anno entrò nella direzione locale del Partito.

Non ci sono particolari notizie riguardo alla sua attività nel periodo immediatamente successivo tranne il fatto che continuò a lavorare nell´ambulatorio della cassa malati di Oltrisarco. I mesi seguenti videro la situazione politica nazionale precipitare; dopo la marcia su Roma Mussolini ottenne dal Re l’incarico di formare un nuovo Governo e nel periodo successivo gli effetti non tardarono a manifestarsi anche nella periferica Provincia di Bolzano; gli spazi di libertà si restrinsero rapidamente ma il colpo di grazia per i socialisti sudtirolesi fu l’occupazione fascista della Camera del Lavoro di Gilmstrasse, avvenuta nel 1923 con l’approvazione di sottoprefettura e polizia. Un fatto che disarticolò il movimento operaio cittadino e provinciale, privandolo di un fondamentale punto di riferimento e che impedí inoltre il prosieguo della pubblicazione del Volksrecht.

Nel frattempo Haslinger si avvicinò al movimento comunista che anche in Sudtirolo tentava faticosamente di radicarsi, in condizioni a dir poco proibitive; schiacciato dalla pressione repressiva statale e dalle spinte centrifughe degli opposti nazionalismi. Nel frattempo alcuni vecchi compagni del partito socialdemocratico si ritirarono dalla politica attiva, intimoriti dal clima di crescente violenza oppure dalla possibilitá di perdere lavoro e posizione sociale.

Ad ogni modo, alle elezioni politiche del 6 aprile 1924 il medico di Oltrisarco venne candidato dal Partito Comunista d’Italia (PCd’I) nella circoscrizione Veneto, che comprendeva anche la Venezia Tridentina ovvero le province di Trento e Bolzano, in una lista di candidati che comprendeva – fra gli altri – il segretario della sezione trentina del PCd´I Novello Bartolozzi, il segretario nazionale Antonio Gramsci e il comunista vicentino Pietro Tresso.

La campagna elettorale, cosí come le elezioni, avvenne in un clima di terrore e violenza che non risparmiò il Trentino-Alto Adige e ció di fatto impedí la propaganda dei partiti antifascisti. I risultati elettorali della partita truccata sancirono una maggioranza schiacciante fascista e cosí per loro si aprirono le porte del Parlamento, in cui entrarono oltre 350 deputati di Mussolini. Per il PCd´I i risultati furono, come era facilmente prevedibile, scarsi: il 3,7% a livello nazionale con 19 deputati eletti. Nella circoscrizione Veneto i voti ricevuti dai comunisti furono 32.399 e permisero l’elezione di due deputati. Fra i candidati Haslinger ebbe poche decine di preferenze.

I risultati delle elezioni politiche 1924 nella Provincia di Trento (che comprendeva allora anche la provincia di Bolzano)

La sua militanza politica, le sue candidature alle elezioni unite al fatto che il suo lavoro di medico gli consentiva di essere molto conosciuto fra i lavoratori bolzanini, furono tutti elementi che certamente accelerarono la stretta repressiva nei suoi confronti.

Si arrivó cosí al giugno 1925, quando Haslinger fu privato – senza alcuna base legale – della cittadinanza italiana, venendo così costretto ad espatriare nel Tirolo del Nord insieme alla sua famiglia, al seguito di decine di altri ferrovieri socialisti espulsi o privati della cittadinanza in quanto considerati pericolosi sovversivi. La sua espulsione suscitò certamente rabbia diffusa fra la popolazione, privata di un medico capace e disponibile ad aiutare la classe sociale più debole della società. Lo stesso mese accadde un episodio che venne messo in relazione alla sua cacciata. Il giornale Innsbrucker Nachrichten del 24 giugno 1925 riprendeva infatti un articolo de Il Brennero riportante un’aggressione armata contro alcuni fascisti locali. Secondo il giornale di regime, la sera del 21 giugno, lungo la strada che da Oltrisarco porta a San Giacomo un gruppo di fascisti venne colpito da numerosi colpi di revolver, senza provocare morti o feriti. Un’azione che venne messa in relazione alla presenza di molti comunisti che abitavano a San Giacomo, desiderosi di vendicare l’espulsione del principale esponente della sezione comunista locale. Da rilevare infatti il risultato importante che i comunisti ebbero a San Giacomo di Laives alle elezioni politiche del giugno 1924; dopo il Deutsche Verband che ricevette 86 voti, il PCd’I fu il secondo partito con 66 voti, socialisti unitari e massimalisti 30 voti mentre fascisti e popolari rispettivamente 4 e 1. Un esito che non ha paragoni in provincia ma che testimonia un particolare radicamento nel villaggio di campagna della Bassa Atesina. Nella stessa zona un altro fatto poco noto avvenne nello stesso periodo: secondo i ricordi della figlia di Pietro Grassi, calzolaio di San Giacomo e già militante sindacale, all’inizio della stessa estate un gruppo di camicie nere irruppe nella loro casa alla ricerca della bandiera della Gewerkschaftshaus di via Gilm. Per evitare che la casa venisse messa sottosopra le figlie – sole in casa e spaventate – consegnarono la bandiera ai fascisti. Urlanti per il “trofeo di caccia” i fascisti salirono su un carretto trainato da un cavallo e ripartirono in direzione di Bolzano ma, nei pressi di Maso della Pieve, vennero sopraffatti da una trentina di comunisti – fra cui anche Haslinger – che si ripresero il maltolto.

Dopo un periodo particolarmente movimentato, nella seconda metà del 1925 egli fu così costretto ad abbandonare il lavoro nell’ambulatorio della cassa malati di Oltrisarco e si trasferí dapprima nel piccolo comune di Bad Häring, nel Tirolo, dove Haslinger continuó ad esercitare la propria professione di medico, ed in seguito a Innsbruck dove lavoró in un ambulatorio sito in Pradlerstrasse 41/L.

Non vi sono ulteriori notizie riguardo un suo impegno politico in Tirolo ma certamente non furono anni facili; dopo essere stato costretto a lasciare l´Italia per via delle persecuzioni fasciste anche in Austria il clima politico si stava rapidamente deteriorando. Circa un anno prima infatti, il 15 luglio 1927 a Vienna la polizia aveva sparato sui manifestanti che protestavano contro l´assoluzione ritenuta scandalosa di tre militanti nazionalisti austriaci responsabili – durante uno scontro con i socialdemocratici nel paese di Schattendorf – della morte di un 40enne veterano di guerra e di un bambino di 6 anni. Alla fine della giornata, culminata nell´assalto al palazzo di giustizia, sul selciato rimasero 84 morti, mentre diverse altre centinaia di manifestanti furono feriti dal piombo della polizia.

Difficile immaginare cosa sia passato per la testa dell´ex medico di Oltrisarco in un periodo storico simile, denso di conflitti in cui la borghesia europea non esitava ad usare la violenza piú estrema contro le organizzazioni del movimento operaio. In tale contesto l´8 settembre 1928, mentre era ospite della locanda Lindenhof presso Innsbruck, Haslinger decise di togliersi la vita con l´assunzione di una dose massiccia di veleno; vano fu ogni tentativo di salvargli la vita. La notizia venne riportata in un articolo pubblicato sul Tiroler Anzeiger del 10 settembre. In esso veniva ricordato come il medico si fosse trasferito in Tirolo da pochi anni, fuggito dal Sudtirolo a causa delle persecuzioni fasciste. Sempre secondo quanto riportato dal giornale, tali vicissitudini, unite a difficoltá finanziarie, lo avrebbero portato a soffrire di un esaurimento nervoso che contribuì a rendere il suo stato d’animo sempre più fragile. L´articolo chiudeva ricordando come Haslinger fosse molto amato dalla popolazione piú povera e disagiata di Innsbruck, per la quale si spendeva con grande umanitá e generositá, aiutando la gente anche per risolvere questioni materiali, oltre che di salute. 

La storia di Haslinger si può inserire fra quelle di coloro che pagarono con la vita le rappresaglie scatenate dalla dittatura fascista nei confronti degli oppositori. Al di là delle violenze squadriste, il progressivo restringimento di ogni spazio di libertà e lavoro aveva creato il deserto intorno a coloro che avevano combattuto il fascismo o espresso pubblicamente il proprio dissenso. Rimanevano poche alternative: continuare a lottare rischiando ogni passo la galera, il ritiro dalla politica attiva e l´omologazione oppure l’esilio, come possibilità per continuare la lotta o più prosaicamente, per continuare a vivere.

Le conseguenze dell’allargamento del fascismo al resto d’Europa colpirono ancora la sua famiglia; nell’ottobre 1945 infatti il figlio Egon, arruolato nella Wehrmacht, morì 24enne durante la prigionia in Jugoslavia. La moglie Filomena, chiamata anche Emmy, sopravvisse spegnendosi ad Hall, nel 1970.

Riferimenti bibliografici:

Joachim Gatterer, “Alles geben, nichts erwarten!” Die kommunistischen Partei Italiens in der Provinz. Ein Beitrag zur transregionalen Zeitgeschichtsschreibung in Suedtirol. In: Regionale Zivillgesellschaft in Bewegung. A cura di Hannes Obermair, Stefanie Risse, Carlo Romeo.

Klara Rieder, Silvio Flor. Autonomie und Klassenkampf. Die Biografie eines Südtiroler Kommunisten. Edizioni Raetia, 2007.

Enrico Baldini, Il movimento operaio nel Sudtirolo 1762-1925), Circolo culturale Giacomo Matteotti, Merano.

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Dietro ogni matto c’è un villaggio. Storie di Giorgio, Hans, Arturo, Maria Silvia, Günther.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
E non riesci ad esprimerlo con le parole
E la luce del giorno si divide la piazza
Tra un villaggio che ride e te, lo scemo che passa
E neppure la notte ti lascia da solo
Gli altri sognan sé stessi e tu sogni di loro

Un matto (dietro ogni scemo c’è un villaggio) Fabrizio De André

La crescita esponenziale delle disuguaglianze fra ricchi e poveri produce un aumento delle differenze fra inclusi ed esclusi, fra chi ce la fa e chi no.
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[Analisi] Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell´internazionalismo. Un intervento di Pietro Basso

Ripubblichiamo con grande piacere un intervento tenuto da Pietro Basso – docente di Sociologia all´Universitá di Venezia e redattore della rivista Il Pungolo Rosso – ad un’iniziativa contro la guerra organizzata da Hacking Labs e Ottolina Tv il 24 giugno a Lucca. Un punto di vista fuori dai cori che indica ancora una volta l´importanza di mantenere uno sguardo di ampio respiro, internazionalista, per non cadere nell´errore di prendere le parti di uno degli schieramenti in campo, responsabili, in vario modo, dell´attuale situazione, precipitata rapidamente in seguito all´invasione russa dell´Ucraina.
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[Storia di classe] Lo sciopero dei muratori dell’agosto 1900 a Bolzano

Poco si sa e poco è stato scritto riguardo alle lotte dei lavoratori che anche in Sudtirolo si svilupparono fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le cui dinamiche ci ricordano da vicino le problematiche che incontriamo ancora oggi, se pensiamo a settori lavorativi come l’agricoltura o la logistica, dove non è difficile incontrare, nella “civile e democratica Italia” condizioni di schiavitù e iper-sfruttamento, soprattutto nei confronti di uomini e donne stranieri e privi di documenti.
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[Bolzano] 19 luglio. Manifestazione solidale con Resistenza curda. Contro guerre di Erdogan e NATO

Martedì 19 luglio alle ore 18 in piazza del Grano, in risposta ad un appello alla mobilitazione internazionale proveniente dalla Siria del Nord-est, i compagni e le compagne di Bolzano hanno lanciato una manifestazione solidale con la Resistenza curda.
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[Rovereto] Solidarietà con gli operai della Bartolini sotto processo per sciopero

Giovedì 30 giugno, presso il Tribunale di Rovereto si è svolta la prima udienza del processo che vede sul banco degli accusati decine di lavoratori della Bartolini, protagonisti fra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 di alcune giornate di sciopero e lotta che portarono al blocco delle attività del magazzino di Rovereto.
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[Bolzano] Assemblea pubblica antimilitarista 10 giugno dalle ore 18

Continua il percorso contro la guerra che da alcuni mesi – in varie forme – attraversa la città. Venerdì 10 giugno dalle ore 18 all’anfiteatro arcobaleno presso Parco Petrarca (zona ex orso pippo) ci sarà la terza assemblea pubblica antimilitarista.
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