Evasione dal carcere di Bolzano. Un comunicato delirante del SAPPE

In seguito alla notizia dell´evasione di due detenuti dal carcere di Bolzano è iniziata la caccia all´uomo per le strade della cittá e proprio mentre scriviamo veniamo a conoscenza della cattura di uno.

La ricerca della libertá è una tensione naturale e le evasioni vanno salutate come un atto di resistenza di fronte a un sistema carcerario strutturalmente disumano, in cui uomini e donne sono ammassati in celle sovraffollate, rese particolarmente invivibili dal caldo torrido. Le carceri sono un buco nero in cui finiscono uomini e donne in gran parte proletari e sottoproletari e dove sopravvivere è difficile. C´è chi si riempie di psicofarmaci e calmanti (l´amministrazione penitenziaria di solito è generosa con la distribuzione di questi prodotti), chi fa atti di autolesionismo per protestare o per esprimere il proprio disagio, chi si appende alle sbarre.

Solo nel corso del 2024 nel carcere di Bolzano c´è stata un´epidemia di scabbia, oltre a 5 tentativi di suicidio e numerosi atti di autolesionismo.

Possiamo immaginare quali siano le condizioni vita all´interno e la disperazione di chi è costretto a passare un pezzo della propria vita in quelle celle, spesso per motivi legati alle dipendenze, alla mancanza di soldi. Nella gran parte dei casi per condanne che potrebbero essere scontate in altro modo se queste persone avessero una difesa degna di questo nome e una casa a cui tornare.

Ricordiamo come nel luglio 2024 i detenuti del carcere siano stati protagonisti di una protesta (per tre giorni i detenuti organizzarono una battitura per denunciare le condizioni di sovraffollamento, le condizioni igieniche inaccettabili e i suicidi in aumento). Alcuni compagni andarono sotto le mura del carcere per portare solidarietá e spezzare l´isolamento e l´indifferenza con cui si vogliono mantenere questi buchi neri nel cuore della cittá.

Striscione appeso da una cella del carcere di Bolzano durante le proteste dei detenuti nel luglio 2024

Per avere salutato i detenuti in lotta questi compagni sono stati denunciati dalla Questura di Bolzano e un compagno ha ricevuto un foglio di via di due anni dal Comune di Bolzano pagandone ancora adesso le conseguenze, sottoposto a limitazioni arbitrarie fuori da ogni controllo. Una persecuzione politica che vede funzionari della Questura negare in maniera sistematica la libertá di movimento, di pensiero, di protesta e di coltivare i propri affetti.

Fatta questa breve premessa rileviamo cosa è stato vergognosamente pubblicato sul quotidiano Alto Adige, che riporta senza problemi un delirante comunicato del sindacato della polizia penitenziaria SAPPE.

In seguito all´evasione dal carcere di Bolzano, queste sono le parole scritte da Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che non manca di apprezzare le recenti norme approvate dal Governo Meloni, in particolare nel decreto sicurezza (introduzione reato rivolta in carcere e CPR, sanzioni draconiane contro Resistenza passiva, ecc.)

Abbiamo apprezzato molto, ed apprezziamo, quel che il Governo ha fatto per il Corpo di Polizia Penitenziaria, sia in termini di assunzioni che di modifiche normative a favore dell’operatività dei Baschi Azzurri. Ma i responsabili degli atti di violenza in carcere o di evasioni devono essere assolutamente puniti. Se sono detenuti stranieri, devono essere subito espulsi dall’Italia: se invece sono connazionali, devono finire di scontare la pena in un’isola, magari riaprendo Pianosa e l’Asinara. E se invece si trattasse di detenuti con problemi psichiatrici, ebbene si riaprano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari! Chiunque aggredisce un appartenente alle Forze di Polizia nell’esercizio delle sue funzioni istituzioni, aggredisce non solo la persona fisica ma attacca lo Stato. Lo stesso chi devasta le carceri. E la risposta deve essere ferma e tale da impedire gravi fenomeni di emulazione”.

Un documento programmatico che dimostra quali siano le tensioni interne ad alcuni apparati dello Stato non proprio “democratici”.Quando leggiamo di risposta ferma non possiamo non pensare alle innumerevoli inchieste in tutta Italia che dimostrano come le carceri siano spesso terra di nessuno, sottoposta all´arbitrio e all´omertá piú totale. Casi di torture e vessazioni contro i detenuti che attraversano le carceri di tutta Italia, da Torino a Trapani. Una situazione pericolosa a cui personaggi che fanno apologia della tortura e della violenza come il sottosegretario alla Giustizia Delmastro garantiscono copertura politica e istituzionale.

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[Bz] Leonardo, complice di Israele e perno dell’economia di guerra e del genocidio, acquista Iveco defence vehicles

Iveco defence vehicles (quindi anche lo stabilimento di Bolzano) è stata acquistata da Leonardo con un’operazione da 1,7 miliardi di euro. La transizione sarà finalizzata nel corso del primo trimestre del 2026, previa autorizzazione delle autorità competenti, e comporterà il passaggio integrale dell’azienda sotto il controllo di Leonardo. La parte civile di Iveco sarà invece venduta al gruppo indiano Tata Motors. L’economia di guerra e del genocidio avrà quindi nella zona industriale di Bolzano un perno sempre più importante. Il mercato delle armi e della guerra è, per evidenti motivi, in forte crescita e i grandi gruppi industriali si stanno organizzando in vista della corsa al riarmo lanciata dalle èlite che controllano l’Unione Europea. Se la Von der Leyen ha già stanziato 800 miliardi di euro all’interno del piano rearm Europe/Readiness 2030, nelle scorse settimane i principali paesi della NATO si sono impegnati a portare la spesa dedicata alle armi al 5% del proprio PIL. Ha infatti ragione l’amministratore delegato Cingolani quando dice che “il settore della Difesa terrestre europea è un mercato caratterizzato da forti prospettive di crescita future”.

Va chiarito che le possibilità di crescita future sono direttamente proporzionali al prosieguo della guerra in Ucraina e al possibile scontro diretto con la Russia.

Nel suo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 Francesca Albanese ha evidenziato come Leonardo sia pesantemente invischiata in affari con Israele e le sue politiche coloniali e genocide. Un dato con cui la città di Bolzano – ma non solo ovviamente – dovrà fare i conti, se ancora resiste una coscienza e una morale.

Giornale Alto Adige 30 luglio 2025
Luglio 2025. Presidio contro il genocidio del popolo palestinese e l’economia di guerra di fronte allo stabilimento di Iveco Defence vehicles di Bolzano

Leonardo è un’azienda pesantemente compromessa con l’Esercito israeliano di occupazione e la sua industria bellica e quindi è complice del genocidio del popolo palestinese in atto. In tutta Italia e nel mondo si moltiplicano le iniziative di lotta che denunciano il macigno morale che grava sulla coscienza di questi mercanti di mezzi di morte. Anche a Bolzano solo poche settimane fa un partecipato presidio ha denunciato questo sporco intrigo fra affari, guerra e genocidio.

Solo poche settimane fa, in un articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige il 10 luglio, il direttore dell’Alto Adige Mirco Marchiodi (prossimo a passare alla direzione della sezione altoatesina di Confindustria guarda caso) ha scritto un articolo che, in occasione degli 88 anni dall’apertura della fabbrica, esaltava lo stabilimento di via Volta e le sue collaborazioni con gli eserciti Nato, sottolineando con gioia come quello in corso fosse un periodo particolarmente florido (tradotto: si moltiplicano guerre e genocidi) per l’industria della difesa (leggi: guerra). Iveco DV ha infatti stretti rapporti di affari con l’Esercito italiano e con l’Esercito degli Stati Uniti.

Riportiamo una piccola – e non esaustiva – selezione di articoli per capire quali siano le implicazioni morali (anzi immorali) di questa operazione industriale e quindi di quali enormi responsabilità si è macchiata la dirigenza di queste fabbriche.

Cosa produce Leonardo per Israele Weapon watch 26 gennaio 2024

Le forniture di Leonardo a Israele dopo il 7 ottobre. Smentito il governo Altreconomia 1 ottobre 2024

Leonardo sponsor del genocidio L’indipendente 8 novembre 2024

Altro che stop all’invio di armi, Leonardo continua con le forniture a Israele nonostante la guerra: “7 milioni nel solo 2024” Il fatto quotidiano 1 ottobre 2024

Dall’Italia a Israele passando per gli USA: le armi di Leonardo consegnate a Tel Aviv Pagine esteri 26 agosto 2024

Armi della Leonardo spa “impiegate nei bombardamenti a Gaza” Atlante guerre

Striscione esposto in occasione del presidio del 10 luglio 2025 di fronte allo stabilimento Iveco di Bolzano
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BZ – 30 luglio h 18.30 Presidio sotto sede RAI contro disinformazione su genocidio popolo palestinese

Rilanciamo l’invito a partecipare a questa iniziativa organizzata dall’assemblea pubblica per la Palestina che da quasi due anni sta organizzando senza sosta la mobilitazione contro lo sterminio pianificato del popolo palestinese. Un’orrore reso possibile dal supporto politico, economico e militare delle nazioni occidentali, fra cui il Governo di Giorgia Meloni. Un’orrore reso possibile dalla disinformazione dei principali apparati di propaganda, abili nel rovesciare le responsabilità e nel mistificare la realtà. Subdoli nella strisciante disumanizzazione del popolo palestinese e del suo diritto a resistere contro un progetto genocida, di pulizia etnica e Apartheid. Di seguito il testo del volantino che verrà distribuito:

CONTRO LA SCORTA MEDIATICA DEL GENOCIDIO E L’ECONOMIA DI GUERRA

Molti di noi amano chiedersi: “Cosa farei se fossi vivo durante la schiavitù? O il Jim Crow del Sud? O l’apartheid? Cosa farei se il mio paese stesse commettendo un genocidio? La risposta è: lo stai facendo. Proprio adesso”

Aaron Bushnell, soldato statunitense immolandosi di fronte all’ambasciata israeliana il 25 febbraio 2024

Il genocidio del popolo palestinese non sarebbe possibile senza l’appoggio politico, militare ed economico delle nazioni occidentali – e non solo – che continuano a fare affari con Israele. Si tratta di una vera e propria economia del genocidio: non solo bombe e proiettili che uccidono e lacerano la carne di civili innocenti indiscriminatamente, uomini, donne, bambini, anziani… ma anche progetti di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie di sorveglianza, con la messa a punto di mezzi di morte da offrire poi, già “testati sul campo” per altri conflitti. La violenza totale scatenata dall’Esercito di occupazione sionista contro la popolazione di Gaza dovrebbe fare gridare vendetta ogni essere umano. Come è possibile rimanere indifferenti di fronte a decine di migliaia di bambini sterminati con le bombe o attraverso la fame? Come è possibile assistere passivamente al martirio della popolazione palestinese di Gaza, affamata e da 21 mesi sottoposta a incessanti bombardamenti e violenze di ogni tipo? Come è possibile che di fronte al primo genocidio automatizzato e in diretta televisiva della storia continui in maniera indecente la criminalizzazione del movimento di solidarietà per la Palestina? Succede anche a Bolzano, con denunce, schedature, avvisi orali e fogli di via per chi non ce la fa più a sopportare l’indifferenza. Il contributo più importante al mantenimento di questo orrore è dato dalla scorta mediatica che lo accompagna, cioè quell’insieme di giornalisti, opinionisti, influencer e lobbisti che cercano di negare, nascondere, distorcere, annacquare e mistificare la realtà, rovesciando le responsabilità e trasformando le vittime in carnefici. Non è solo colpa della direzione o del management: ciascuno potrebbe rifiutarsi di partecipare a questo supporto mediatico, i giornalisti della BBC stanno iniziando a farlo ora, dopo quasi due anni di massacro testimoniato in diretta. E in Italia? La scorta mediatica al genocidio italiana, e quella europea in generale, racconta lo sterminio in corso in Palestina come una risposta, solo adesso per alcuni esagerata, all’operazione militare diluvio di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023. Una narrazione in cui la punizione collettiva è stata giustificata e il passato cancellato o distorto: decenni di occupazione militare, colonialismo di insediamento e oppressione con decine di migliaia di morti, arresti e uso sistematico della tortura, cancellati dal racconto. La popolazione palestinese è disumanizzata e ogni organizzazione della loro Resistenza viene così delegittimata e descritta come terrorista, ripetendo in maniera acritica la propaganda israeliana e le sue falsità (“Non ci sono innocenti a Gaza”, ha dichiarato il presidente Herzog il 12 ottobre 2023 in conferenza stampa). I principali giornali italiani riprendono la propaganda dell’Esercito israeliano di occupazione e del Governo Netanyahu omettendo di raccontare quelle notizie che demolirebbero istantaneamente le menzogne della Hasbarà, il sistema a tutto tondo di propaganda sionista che ruota intorno a questo orrore. Le manifestazioni solidali con il popolo palestinese sono state spesso travisate, in ogni caso minimizzate, talvolta infangate e criminalizzate, in molti casi con il ricorso strumentale ad accuse totalmente insensate di antisemitismo, come accade in particolare negli Stati Uniti o in Germania. I più forti alleati dei sionisti sono i movimenti di estrema destra, da sempre identitari, cioè nazionalisti, razzisti e violenti. Fra le conseguenze della disumanizzazione palestinese è da evidenziare che i giornalisti italiani non hanno fatto nulla di significativo a proposito dello sterminio mirato e sistematico di oltre 230 colleghi a Gaza e in Cisgiordania. Difficile capire se tale indifferenza sia motivata dalla paura di perdere il posto di lavoro, da una totale spoliticizzazione personale oppure da un consapevole adesione alle logiche di guerra e genocidio che il proprio ruolo spesso richiede. Ad ogni modo restituisce in maniera esemplare il deserto morale e culturale in cui camminano i “professionisti dell’informazione” di questo paese. La relatrice delle Nazioni Unite Francesca Albanese nel suo rapporto Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio ha denunciato aziende e corporazioni che stanno traendo profitto dallo sterminio del popolo palestinese, fra cui il colosso delle armi Leonardo, detentore del 10% della Start-up sudtirolese Flying Basket e possibile acquirente della fabbrica di mezzi militari Iveco DV di Bolzano. A causa di questo rapporto, in cui semplicemente ha avuto il coraggio di portare alla luce lo stato delle cose, ha ricevuto minacce in stile mafioso da Stati Uniti e Israele, senza raccogliere alcuna solidarietà dalle principali istituzioni italiane o dalle grandi firme dei giornali mainstream. In tempi in cui la menzogna è il metodo di Governo, dire la verità è sempre più pericoloso. Anche qui il ruolo delle principali agenzie di informazione è chiaro: non è davvero informare, è influenzare la coscienza collettiva per gli interessi economici di pochi, a danno dell’umanità di ciascuno. In questi tempi di guerra il ruolo dell’apparato informativo è decisivo per far digerire alla popolazione la corsa al riarmo e la conversione di interi settori industriali all’economia di guerra: come tutti i membri della NATO anche il Governo Meloni ha approvato l’impegno a destinare il 5% del PIL alla spesa bellica entro il 2035. Dopo anni in cui le élite hanno chiesto sacrifici (ovviamente solo ai proletari), improvvisamente il Governo trova risorse infinite per la guerra, facendo pagare il prezzo alla parte più povera della società. Per l’Italia saranno 400 miliardi in più di oggi nell’arco di 10 anni, 40 miliardi in più ogni anno. Fondi tolti alla scuola, ai contributi per la casa, a sanità, ambiente e servizi sociali. Buoni pasto, ticket ribassati, programmi per il benessere sociale verranno tagliati per dare soldi all’industria bellica. Anche in questo caso i grandi mezzi di informazione giocano un ruolo decisivo nel “creare un clima di guerra” e quindi giustificare tale spesa attraverso voci autorevoli che alimentano un clima di paranoia, costruendo nemici immaginari. Il decreto sicurezza approvato dal Governo Meloni si delinea come uno strumento di repressione preventiva del dissenso, contro ogni possibile protesta nei confronti di queste politiche guerrafondaie. Il silenzio è complicità! Fermiamoli! Non lasciamo in pace chi vive di guerra!

Assemblea solidale con il popolo palestinese – Bolzano

freepalestinebz@inventati.org – Telegram “Free Palestine BZ” – Instagram: gazaiscalling

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Partecipato presidio a Bolzano contro complicitá di Iveco DV – Leonardo – Flyingbasket con riarmo, economia di guerra e del genocidio.

Nonostante la censura e la repressione dell´ufficio politico della Questura di Bolzano, nonostante il caldo e la tragica indifferenza di fronte all´orrore assoluto di Gaza, continua incessante la mobilitazione antimilitarista e solidale con il popolo palestinese in cittá. Da oltre 21 mesi continue inziative si moltiplicano, contro l´orrore del genocidio in corso, per rompere il silenzio e la tragica normalitá con cui uno dei piú grandi orrori della storia dell´umanitá si sta consumando in diretta televisiva, sotto i nostri occhi, con il decisivo appoggio – politico, economico e militare – dei governi democratici occidentali e dei rispettivi apparati di propaganda, impegnati da anni a rovesciare la realtá, a trasformare i carnefici in vittime, a farci accettare e digerire prima la corsa al riarmo e ora il sostegno allo sterminio del popolo palestinese. Senza la propaganda che legittima e giustifica questo orrore tale scenario apocalittico non sarebbe possibile. I palestinesi sono sterminati prima dalle bombe e poi dalle penne che le legittimano e giustificano.

Nel pomeriggio di giovedí 10 luglio a Bolzano, oltre una cinquantina di solidali con il popolo palestinese e la sua Resistenza ha manifestato all´incrocio di via Volta e via Galvani per denunciare pubblicamente le complicitá locali con il genocidio del popolo palestinese e contro la corsa al riarmo che la borghesia guerrafondaia europea vuole imporre, togliendo risorse a scuola, sanitá e servizi.

Una presenza che vuole denunciare come i tentacoli dell´economia del genocidio denunciata anche da Francesca Albanese nel proprio rapporto siano ben radicati anche a Bolzano, dove Leonardo possiede il 10% della Start-up Flying Basket e dove é candidata ad acquistare lo stabilimento Iveco DV, con cui giá collabora proficuamente in una joint venture con Rheinmetall per la costruzione di mezzi corazzati.

Una presenza di fronte allo stabilimento di Iveco defence vehicles che ha l´obiettivo di fare “vedere la guerra” e mostrare alla cittá che la guerra inizia qui, chi fa profitti sulla pelle dello sterminio dei popoli è qui. Senza basi militari e fabbriche di armi come Iveco DV e Leonardo non sarebbe possibile programmare progetti di distruzione su ampia scala. I mezzi militari progettati e costruiti a Bolzano hanno effetti devastanti sulla vita di milioni di persone. Lo sanno gli afghani, gli iracheni e altri popoli vittime delle politiche neocoloniali del capitale occidentale negli ultimi decenni.

Solo l´alienazione e il lavaggio del cervello subito da ampie fette della nostra societá impedisce di vedere la realtá e il ruolo svolto da questi stabilimenti (oltre Iveco DV e Leonardo, ricordiamo Rheinmetall in Germania) negli scenari di guerra che i padroni stanno preparando, pronti a inviare al macello proletari e sfruttati. Ancora una volta.

Deve essere chiaro a tutti che per interrompere i progetti di sterminio a Gaza e la corsa alla guerra contro la Russia dobbiamo agire qui, nelle nostre cittá, ormai la retrovia di un fronte di guerra che va dal Circolo polare artico al Medio oriente, passando per l´Ucraina.

Continuiamo la lotta contro i progetti di guerra e sterminio della borghesia parassita e guerrafondaia. Contro i loro giornalisti prezzolati su giornali e Tv, trasformati in un´apparato propagandistico che ricorda il libro di George Orwell 1984.

Per avere un futuro. Per continuare a guardarci allo specchio.

Di seguito il testo del volantino che é stato distribuito durante il presidio:

TOGLIAMO LE FABBRICHE ALLA GUERRA

IVECO DV E LEONARDO COMPLICI DI GUERRE E GENOCIDI

Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi

Friedrich Merz, Cancelliere federale della Germania.

Il genocidio del popolo palestinese continua grazie alle armi dell’apparato militare industriale di Stati Uniti e Unione Europea, ma soprattutto grazie alla scorta mediatica che distorce la realtà, giustifica e legittima ogni orrore, se compiuto per difendere gli interessi delle élite occidentali al potere. Da oltre 21 mesi nessuna violenza è risparmiata a Gaza, ormai un campo di sterminio in cui l’uso della fame come arma non può essere compreso se non come parte del più grande esperimento di ingegneria sociale violenta condotto su un intero popolo, attraverso fasi precise e pianificate. In questo scenario, che ricorda il film distopico Hunger Games, la distribuzione degli aiuti è funzionale alle continue stragi di civili palestinesi con l’IDF che spara sulla folla ammassata per qualche chilo di farina. Anche la distruzione degli edifici è appaltata a privati che, con l’appoggio di compagnie di sicurezza, si muovono lungo tutto la Striscia incassando 1500 euro per ogni casa distrutta. Perfino il genocidio è un´occasione per fare business.

In questo quadro l’aggressione sionista-statunitense all’Iran rientra nel progetto colonialista di ridisegnare il Medio Oriente secondo i loro insaziabili interessi, con i popoli dell’area sfruttati e definitivamente schiacciati sotto il loro tallone di ferro. Un’aggressione imperialista che si aggiunge a quelle contro il Libano, lo Yemen, la Siria e alla decennale pulizia etnica della Cisgiordania occupata. Un attacco che, dopo qualche finto tentennamento di fronte all ́orrore assoluto di Gaza, ha visto un sostanziale riallineamento di tutta la borghesia occidentale a difesa dell ́alleato sionista, unita nel partito unico degli affari e della guerra.

In Europa i venti di guerra soffiano sempre più forte. Dopo oltre tre anni di guerra fra NATO e Russia in Ucraina, con il recente vertice a L’Aja Trump ha raggiunto tutti i suoi obiettivi, ossia far pagare all’UE i costi delle forniture belliche a Kiev, rilanciare il complesso militare industriale statunitense e allo stesso tempo tenere la Russia impegnata in un conflitto senza fine, mentre il Pentagono si prepara alla fase finale della guerra mondiale a pezzi: l’attacco al suo vero rivale strategico, la Cina.

Come tutti i membri della NATO anche il Governo Meloni ha approvato l’impegno a destinare il 5% del PIL alla spesa bellica entro il 2035. Un balzo mostruoso: per l’Italia saranno 400 miliardi in più di oggi nell’arco di 10 anni, 40 miliardi in più l’anno. Una corsa al riarmo costruita su falsità colossali, come la presunta minaccia di un’invasione russa, rafforzata dalle dichiarazioni di Ursula von der Leyen con il programma Rearm Europe/Readiness 2030 che prevede una spesa bellica europea di 800 miliardi di euro.

L’Italia è sempre più la retrovia di un fronte di guerra che va dall’Ucraina al Medio Oriente fino al circolo polare Artico, dove da tempo le grandi potenze stanno affilando i coltelli (da anni in Alto Adige si tengono esercitazioni militari in montagna e nei laboratori del NOI Techpark per simulare la guerra in ambiente artico). Per creare un clima funzionale al riarmo e imporre così ai proletari le deprivazioni di un’economia di guerra, i Governi europei e l ́apparato propagandistico rilanciano notizie allarmistiche e pubblicano editoriali in cui giornalisti prezzolati costruiscono nemici immaginari, alimentano la paranoia, denunciano le carenze negli arsenali e nei sistemi di difesa e quindi la necessitá di giustificare spese sempre più ingenti per l ́acquisto di armi, carriarmati, cacciabombardieri e missili. Oltre a sottrarre enormi finanziamenti alla spesa per scuola, sanità e servizi sociali, questa produzione dovrà essere “consumata”, altrimenti ingombrerà solo le caserme ed i depositi di armi. Appare chiaro quindi che siamo in un piano inclinato in cui i padroni ci stanno portando al macello, verso la guerra. Il dibattito sul possibile ripristino della leva obbligatoria in Germania, come in Italia e altri paesi europei, lo conferma. Anche il decreto sicurezza approvato dal Governo Meloni si delinea come uno strumento di guerra preventiva sul fronte interno, contro ogni possibile dissenso nei confronti di queste politiche guerrafondaie.

Chi invece gioisce per gli osceni profitti legati a guerre e genocidio del popolo palestinese sono le industrie dell  ́apparato militare-industriale. I cannoni delle corvette di Israele sono prodotti da Oto Melara, una società controllata da Leonardo e che collabora con Iveco DV. I tentacoli del colosso delle armi Leonardo sono sempre più estesi, anche in Alto Adige: dal 2023 possiede infatti il 10% della Start-up sudtirolese Flyingbasket mentre nel maggio scorso ha presentato, insieme alla tedesca Rheinmetall (anche essa complice del genocidio palestinese e perno del programma di riarmo europeo), un’offerta per acquisire Iveco DV con cui già collaborano per la costruzione di mezzi corazzati da destinare agli Eserciti europei.

Sabbia non olio negli ingranaggi della guerra e del genocidio! La guerra inizia qui! No al riarmo!

Assemblea solidale con il popolo palestinese – Bolzano

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[BZ] Iveco DV e Leonardo complici di guerra e genocidi. Presidio 10 luglio dalle h 16 incrocio via Galvani/via Volta

Invitiamo tutti e tutte a partecipare a questo importante presidio organizzato dall’assemblea pubblica solidale con il popolo palestinese di Bolzano per giovedì 10 luglio alle ore 16 presso l’incrocio fra via Galvani e via Volta. Il genocidio continua perchè esiste un’economia costruita sulla morte e la distruzione di un popolo. Un’economia sporca di sangue che macina cadaveri e che ha le proprie propaggini anche a Bolzano. Denunciare pubblicamente le complicità di chi fa profitti sulla pelle degli sfruttati è il dovere di tutti coloro che si battono per libertà e giustizia.

TOGLIAMO LE FABBRICHE ALLA GUERRA

IVECO DV E LEONARDO COMPLICI DI GUERRE E GENOCIDI

Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi

Friedrich Merz, Cancelliere federale della Germania

Il genocidio del popolo palestinese continua grazie alle armi dell’apparato militare industriale di Stati Uniti e Unione Europea, ma soprattutto grazie alla scorta mediatica che distorce la realtà, giustifica e legittima ogni orrore, se compiuto per difendere gli interessi delle élite occidentali al potere. Da oltre 21 mesi nessuna violenza è risparmiata a Gaza, ormai un campo di sterminio in cui l’uso della fame come arma non può essere compreso se non come parte del più grande esperimento di ingegneria sociale violenta condotto su un intero popolo, attraverso fasi precise e pianificate. In questo scenario, che ricorda il film distopico Hunger Games, la distribuzione degli aiuti è funzionale alle continue stragi di civili palestinesi con l’IDF che spara sulla folla ammassata per qualche chilo di farina. Anche la distruzione degli edifici è appaltata a privati che, con l’appoggio di compagnie di sicurezza, si muovono lungo tutto la Striscia incassando 1500 euro per ogni casa distrutta. Perfino il genocidio è un occasione per fare business.

In questo quadro l’aggressione sionista-statunitense all’Iran rientra nel progetto colonialista di ridisegnare il Medio Oriente secondo i loro insaziabili interessi, con i popoli dell’area sfruttati e definitivamente schiacciati sotto il loro tallone di ferro. Un’aggressione imperialista che si aggiunge a quelle contro il Libano, lo Yemen, la Siria e alla decennale pulizia etnica della Cisgiordania occupata. Un attacco che, dopo qualche finto tentennamento di fronte all´orrore assoluto di Gaza, ha visto un sostanziale riallineamento di tutta la borghesia occidentale a difesa dell´alleato sionista, unita nel partito unico degli affari e della guerra.

In Europa i venti di guerra soffiano sempre più forte. Dopo oltre tre anni di guerra fra NATO e Russia in Ucraina, con il recente vertice a L’Aja Trump ha raggiunto tutti i suoi obiettivi, ossia far pagare all’UE i costi delle forniture belliche a Kiev, rilanciare il complesso militare industriale statunitense e allo stesso tempo tenere la Russia impegnata in un conflitto senza fine, mentre il Pentagono si prepara alla fase finale della guerra mondiale a pezzi: l’attacco al suo vero rivale strategico, la Cina.

Come tutti i membri della NATO anche il Governo Meloni ha approvato l’impegno a destinare il 5% del PIL alla spesa bellica entro il 2035. Un balzo mostruoso: per l’Italia saranno 400 miliardi in più di oggi nell’arco di 10 anni, 40 miliardi in più l’anno. Una corsa al riarmo costruita su falsità colossali, come la presunta minaccia di un’invasione russa, rafforzata dalle dichiarazioni di Ursula von der Leyen con il programma Rearm Europe/Readiness 2030 che prevede una spesa bellica europea di 800 miliardi di euro.

L’Italia è sempre più la retrovia di un fronte di guerra che va dall’Ucraina al Medio Oriente fino al circolo polare Artico, dove da tempo le grandi potenze stanno affilando i coltelli (da anni in Alto Adige si tengono esercitazioni militari in montagna e nei laboratori del NOI Techpark per simulare la guerra in ambiente artico). Per creare un clima funzionale al riarmo e imporre così ai proletari le deprivazioni di un’economia di guerra, i Governi europei e l´apparato propagandistico rilanciano notizie allarmistiche e pubblicano editoriali in cui giornalisti prezzolati costruiscono nemici immaginari, alimentano la paranoia, denunciano le carenze negli arsenali e nei sistemi di difesa e quindi la necessitá di giustificare spese sempre più ingenti per l´acquisto di armi, carriarmati, cacciabombardieri e missili. Oltre a sottrarre enormi finanziamenti alla spesa per scuola, sanità e servizi sociali, questa produzione dovrà essere “consumata”, altrimenti ingombrerà solo le caserme ed i depositi di armi. Appare chiaro quindi che siamo in un piano inclinato in cui i padroni ci stanno portando al macello, verso la guerra. Il dibattito sul possibile ripristino della leva obbligatoria in Germania, come in Italia e altri paesi europei, lo conferma. Anche il decreto sicurezza approvato dal Governo Meloni si delineacome uno strumento di guerra preventiva sul fronte interno, contro ogni possibile dissenso nei confronti di queste politiche guerrafondaie.

Chi invece gioisce per gli osceni profitti legati a guerre e genocidio del popolo palestinese sono le industrie dell´apparato militare-industriale. I cannoni delle corvette di Israele sono prodotti da Oto Melara, una società controllata da Leonardo e che collabora con Iveco DV. I tentacoli del colosso delle armi Leonardo sono sempre più estesi, anche in Alto Adige: dal 2023 possiede infatti il 10% della Start-up sudtirolese Flyingbasket mentre nel maggio scorso ha presentato, insieme alla tedesca Rheinmetall (anche essa complice del genocidio palestinese e perno del programma di riarmo europeo), un’offerta per acquisire Iveco DV con cui già collaborano per la costruzione di mezzi corazzati da destinare agli Eserciti europei.

Sabbia non olio negli ingranaggi della guerra e del genocidio! La guerra inizia qui! No al riarmo!

Assemblea solidale con il popolo palestinese – Bolzano

freepalestinebz@inventati.org – Telegram “Free Palestine BZ” – Instagram: gazaiscalling

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[Bolzano] 2 Giugno h 9 Piazza Domenicani manifestazione contro il genocidio del popolo palestinese

Invitiamo tutti e tutte a partecipare a questa importante iniziativa organizzata dall’assemblea pubblica solidale con il popolo palestinese. Di fronte alla soluzione finale della questione palestinese lanciata dal terrorista di Stato Netanyahu è sempre più urgente mobilitarsi per impedire il compimento di questo genocidio. Il silenzio è complicità.

Di seguito pubblichiamo il testo che accompagna l’iniziativa:

UNA REPUBBLICA AFFONDATA SULLA GUERRA

UN GOVERNO COMPLICE DI UN GENOCIDIO

Il 20 maggio Israele ha iniziato l’operazione militare “Carri di Gedeone” ossia la soluzione finale della questione palestinese. L’obiettivo dichiarato pubblicamente dal terrorista di Stato Netanyahu è quello di occupare in maniera permanente la Striscia di Gaza e costringere i palestinesi a lasciare la propria terra, resa inadatta alla vita dopo 20 mesi di bombardamenti quotidiani che hanno sterminato i palestinesi e devastato tutte le infrastrutture civili e il sistema sanitario. Da oltre due mesi a Gaza non entrano cibo e medicine, numerosi bambini e anziani sono morti di fame o per le conseguenze della malnutrizione. Innumerevoli sono i palestinesi morti per mancanza di cure e medicine. La salute psichica dei gazawi é compromessa. Nei lager israeliani decine di migliaia di prigionieri palestinesi sono vittime di torture terrificanti, spesso fino alla morte. Sono oltre 70.000 i palestinesi sterminati dai sionisti, fra di essi almeno 20.000 bambini, una cifra che delinea come quello a Gaza sia un infanticidio di massa senza precedenti.

Come ha scritto Yousef Hamdouna, il genocidio di Gaza rappresenta un momento cruciale di trasformazione nell’approccio alla questione dei popoli sottoposti a occupazione. L’obiettivo di Israele è disgregare la società palestinese, ricostruendola secondo le proprie condizioni. L’uso della fame come arma non può essere compreso se non come parte del più grande esperimento di ingegneria sociale violenta condotto su un intero popolo, attuato attraverso fasi precise e pianificate. In questo quadro la fame non è solo uno strumento di sottomissione, ma un mezzo con cui Israele intende riscrivere la struttura psicologica e sociale della società palestinese spostandone le priorità: dal pensiero rivolto alla liberazione collettiva al pensiero rivolto alla sopravvivenza individuale a qualunque costo: un corpo senza anima, disposto ad accettare di sopravvivere senza alcuna prospettiva politica e senza diritti.

Mentre il Genocidio del popolo palestinese procede in un bagno di sangue quotidiano, un sondaggio condotto dalla Pennsylvania State University rileva come il 47% degli israeliani approvi lo sterminio dei palestinesi mentre l ́82% appoggia la loro deportazione. Il primo genocidio automatizzato e in diretta televisiva della storia é normalizzato democraticamente al punto che in Israele é diventato un argomento di discussione parlamentare. Ci sono infatti ministri che organizzano convegni per la colonizzazione di Gaza mentre altri deputati affermano, senza troppi problemi, la necessitá di sterminare i bambini palestinesi. Ma tale barbarie non sarebbe stata possibile senza la costante disumanizzazione del popolo palestinese e della sua Resistenza operata dai principali media occidentali, i quali hanno rilanciato le menzogne della propaganda israeliana distorcendo la realtá, rovesciando le responsabilitá, violentando il linguaggio.

Questo orrore é reso possibile dall ́appoggio politico, economico e militare fornito dagli Stati Uniti e dall ́Unione Europea. Anche il Governo italiano e il suo apparato militare-industriale é complice di questo genocidio. I piloti dei cacciabombardieri israeliani si sono addestrati anche in Italia nel corso di esercitazioni compiute con l ́Aeronautica italiana. I cannoni da 76 mm delle corvette con cui Israele bombarda Gaza dal mare sono forniti da Oto Melara, del gruppo Leonardo, la stessa multinazionale che ha acquistato il 10% della Start-up altoatesina Flying Basket, i cui droni sono in uso anche presso la 173ma Airborne Brigade dell ́Esercito degli Stati Uniti, di stanza a Vicenza.

Dopo oltre 3 anni di guerra fra NATO e Russia sul suolo ucraino e 20 mesi di genocidio a Gaza, é sempre piú evidente che siamo entrati in una fase di scontro fra le principali potenze per l ́egemonia e la spartizione/saccheggio di risorse. In questo quadro il piano ReArm Europe/Readiness 2030 varato lo scorso marzo dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, col quale si intendono mobilitare 800 miliardi di euro per la difesa (che verranno tolti a sanitá, istruzione pubblica, servizi), costituisce un salto di qualità senza precedenti negli ultimi decenni nella corsa al riarmo. Un ́economia sempre piú di guerra in cui aziende dell ́apparato militare industriale come Leonardo, Rheinmetall e Iveco Defence Vehicles stanno maturando profitti osceni.

Questa corsa al riarmo sta producendo effetti devastanti sulle vite dei proletari ai quattro angoli del pianeta: centinaia di migliaia morti sui teatri di guerra e di genocidio, peggioramento delle condizioni di lavoro, salariali e di esistenza in tutto l’occidente a causa dei tagli alla spesa sociale e all’attacco frontale ai diritti e alle agibilità delle lotte e del dissenso sindacale e sociale. In tal senso il DL sicurezza da stato di polizia varato dal Governo Meloni rappresenta un attacco preventivo senza precedenti alla classe lavoratrice.

Sabbia e non olio negli ingranaggi della guerra e del Genocidio! Non un soldo non un uomo per le loro guerre!

FERMIAMO IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE! NO AL RIARMO! NO AL DECRETO SICUREZZA!

Assemblea solidale con il popolo palestinese – Bolzano

freepalestinebz@inventati.org – Telegram “Free Palestine BZ”

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[Bz] Altre 6 espulsioni firmate da Sartori. Il motivo? Vivono per strada

Continua indisturbata la guerra ai poveri del Questore di Bolzano Paolo Sartori e la serie di provvedimenti esemplari nei confronti di stranieri immigrati.

Ancora una volta il giornale Alto Adige riporta in maniera acritica le veline della Questura senza porre alcuna domanda, senza indagare sulle persone destinatarie degli ordini di espulsione, sugli effetti catastrofici che tali provvedimenti potrebbero avere nello spingere persone già in gravi difficoltà, verso la più profonda disperazione.

Ma soprattutto si conferma ancora il comportamento cinico e spregiudicato del Questore, sempre ansioso di dimostrare nei suoi comunicati stampa e nella propria comunicazione ai giornalisti la propria produttività che il soggetto in questione misura anche con la quantità di misure preventive firmate.

Da quando Paolo Sartori è diventato responsabile della Questura di Bolzano i giornalisti della carta stampata locale sono in parte diventati dei passacarte, un megafono delle dichiarazioni del Questore e dei suoi comunicati stampa: un mix prestampato in cui sono mischiati giudizi (e pregiudizi) personali, valutazioni politiche e frasi moraliste e ipocrite.

I 4 gatti che ci leggono forse condivideranno con noi lo stupore per le notizie che vengono pubblicate sul principale quotidiano in lingua italiana della Provincia di Bolzano, nel vedere come, per essere destinatari di un espulsione o di una misure preventiva, in molti casi non sia neppure necessario essere autori di un reato (e pure questo ovviamente non dovrebbe essere sufficiente) ma basti semplicemente rientrare in alcune categorie sociali particolarmente invise a Sartori.

Abbiamo già visto come in alcuni casi, per il Questore più amato dall’estrema destra provinciale, partecipare a una manifestazione sia stato sufficiente per ricevere un foglio di via oppure un avviso orale di pubblica sicurezza. Provvedimenti che, non ci stancheremo mai di dirlo, sono completamente arbitrari e frutto di una visione distorta e contorta della realtà, in cui il dissenso e la protesta non rientrano nella dialettica di ogni società libera bensì diventano – attraverso la lente deformante e falsificatoria del Questore – comportamenti devianti e criminali che trasformano compagni e compagne in persone socialmente pericolose e quindi meritevoli di isolamento, misure preventive, vessazioni che incidono sui propri affetti e la propria vita.

Ma certamente chi vive sulla propria pelle gli effetti più tragici e pesanti del comportamento di Sartori sono le persone che vivono ai margini della società, senza un reddito o una casa, costretti a cercare riparo in luoghi di fortuna. Anche qui vediamo come il Questore di fatto criminalizza una condizione sociale e l’articolo dell’Alto Adige che qui riportiamo ne è la perfetta rappresentazione, a partire dal titolo.

Riportiamo anche qui un passaggio dell’articolo:

Gli agenti della polizia statale, della polizia municipale e i militari dell’Arma hanno identificato 26 persone – 25 stranieri e una bolzanina già nota alle forze dell’ordine – quasi tutte con precedenti penali o di polizia. Tre di loro, non avendo ottemperato al foglio di via emesso dal Questore nei loro confronti, sono stati denunciati. Altre sei sono state sottoposte a verifica da parte dell’Ufficio immigrazione della Questura sulla loro posizione nel nostro Paese. Godono della status di protezione internazionale, ma nei loro confronti il Questore, che ha chiesto alla preposta commissione nazionale la revoca di questo status, ha emesso un decreto di espulsione.

Il roboante titolo del giornale “Tre denunce, sei espulsi” rientra nel tentativo di legittimare una politica di violenza nei confronti di chi sta per strada: associati a criminali e pericolosi pregiudicati che, secondo il Questore, non hanno alcun titolo per restare in Italia. Sarebbe interessante capire anche per quale motivo queste persone hanno ricevuto un foglio di via; non ci stupiremmo nello scoprire che il motivo è sostanzialmente la loro condizione sociale, il loro essere poveri e non avere una casa. Dovrebbe infatti essere chiaro a tutti che una buona parte delle politiche repressive adottate dal Sartori colpisce determinate persone per quello che sono e non per quello che fanno.

La logica del diritto penale del nemico.

Deve essere chiaro a tutti e tutte che voltare lo sguardo di fronte a questi abusi “perchè tanto non ci tocca direttamente” non è accettabile. Se oggi tocca a chi vive per strada, in accampamenti di fortuna oppure in case diroccate, domani potrebbe toccare a chiunque. Anzi, con l’approvazione del decreto sicurezza, tocca già tutti noi.

Qui di seguito riportiamo la notizia di un’ulteriore espulsione disposta da Sartori, nei confronti di un 55enne di origine albanese, accusato di avere rubato vestiti e un paio di scarpe presso il centro commerciale Twenty di Bolzano. Il comunicato è stato pubblicato sul sito della Questura di Bolzano, il 3 maggio 2025 fra i “fatti del giorno”.

Il comunicato della Questura di Bolzano, nel riportare questa notizia, non manca di rimarcare come l’uomo sia un pregiudicato e quindi, nella versione data alla stampa, una persona cattiva in sè, non meritevole di alcuna comprensione per la sua condizione. Un uomo di quell’età che ruba questo tipo di oggetti ci fa intuire che non si tratta esattamente di un ricco milionario ma ogni empatia viene subito disinnescata da tre elementi che il Sartori non manca mai di sottolineare: STRANIERO, PREGIUDICATO e con precedenti penali e/o di polizia. Insomma: irrecuperabile e pericoloso per la società.

Tutto normale? Tutto regolare?

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Nuove espulsioni: continua la guerra ai poveri del Questore

Sul giornale Alto Adige del 9 aprile 2025 è stata pubblicata l’ennesima notizia che riporta la decisione del Questore di revocare il permesso di soggiorno ed espellere 4 immigrati. Secondo quanto riportato dal quotidiano, due giovani si sarebbero presentati all’esame di italiano per conseguire il permesso di soggiorno al posto di due connazionali. In parole povere, volevano aiutare due loro connazionali, con i relativi rischi.

Per non sbagliare (e forse per raccattare qualche like in più) Sartori ha deciso di espellere tutti e 4, prima di qualsiasi accertamento. Non sappiamo nulla di chi siano questi 4 senegalesi, quale percorso abbiano alle spalle. L’unica notizia che l’Alto Adige (che non chiede mai conto) riporta è che hanno precedenti penali e/o di polizia di lieve entità. Non ci stancheremo mai di ripetere come i precedenti di polizia siano notizie autoreferenziali.

Possiamo immaginare come per queste persone avere un documento sia fondamentale per ottenere un lavoro, per costruirsi una vita, una casa, una famiglia, per aiutare la propria famiglia al paese. Possiamo immaginare cosa abbiano passato per arrivare in Italia, forse passati attraverso il deserto della Libia e poi attraverso il Mediterraneo rischiando la pelle, forse arrivati con un visto turistico e rimasti qui. Non lo sappiamo. Possiamo immaginare che abbiano voluto aiutare due propri connazionali per fargli avere questo pezzo di carta che spesso rappresenta il confine fra la vita e la morte, fra la gioia e la disperazione. Nel corso dell’esame è stato notato che qualcosa non quadrava.

Il Questore non ha esitato un secondo a gettare queste persone nella disperazione, a chiedere la revoca del permesso di soggiorno e con una penna firmare la loro espulsione e quindi certamente la loro disperazione. Certo non viviamo in tempi particolarmente carichi di empatia, figuriamoci nei confronti di neri e musulmani, ma proviamo solo a immaginare cosa stiano passando adesso queste persone ancora senza nome.

Se un italiano avesse fatto la stessa cosa se la sarebbe cavata forse con un buffetto, alla peggio con una denuncia a piede libero. Pensiamo agli anestesisti dell’ospedale di Bolzano che sono stati licenziati per avere falsificato il patentino di bilinguismo per poter lavorare; un fatto che Sartori non ha commentato con uno dei suoi soliti comunicati stampa densi di insopportabile retorica da 4 soldi. Il perchè è presto detto: perchè sono italiani con un lavoro di prestigio, probabilmente con un buon conto in banca.

Nonostante rappresentino la parte di società più povera e quindi fisiologicamente più portata a compiere azioni extralegali, secondo Sartori gli immigrati non hanno diritto di sbagliare, non hanno nemmeno diritto a difendersi in un processo. Proprio perchè “ospiti” devono avere le virtù che nemmeno gli italiani hanno (pensiamo a Salvini e i 49 milioni di euro, Berlusconi o il partito di Giorgia Meloni spesso toccato da inchieste locali che ne hanno dimostrato i rapporti con organizzazioni mafiose) e Sartori, che si fa interprete del rancore e della sete di sangue del popolino e dei suoi rappresentanti politici come Ulli Mair e Marco Galateo, offre in pasto al pubblico dei social qualche cattivo immigrato per sfogare la propria rabbia e invocare deportazioni e inceneritori (spesso i commenti nei confronti degli stranieri sono di questo tipo).

Noi ovviamente non ci illudiamo che scrivere questi articoli (negli articoli dei mesi scorsi potete trovare altri episodi allucinanti che vedono come triste protagonista il Questore) possa spostare di una virgola la realtà ma girare la testa dall’altra parte di fronte a tali ingiustizie e tale accanimento indiscriminato nei confronti della parte più povera della società sarebbe imperdonabile. Perchè stare in silenzio significa essere complici e sono tempi in cui il coraggio di denunciare le malefatte di chi sta in alto è merce rara.

Perchè oggi tocca a loro e a quelle persone che lottano, domani a chiunque e purtroppo vediamo come spesso soltanto dopo essere stati vittime degli abusi si acquista la coscienza necessaria per svegliarsi e rendersi conto di come le persone più socialmente pericolose siano spesso coloro che detengono il potere, aizzando la guerra fra poveri, fomentando odio nei confronti dei più deboli, promuovendo leggi liberticide, guerre e corsa al riarmo. Le persone più socialmente pericolose sono quelle che propongono soluzioni facili a problemi complessi e che praticano la tolleranza zero solo con chi ruba i vestiti, un pezzo di grana al supermercato o con chi vive per strada mentre scodinzolano di fronte a chi si ruba i soldi veri.

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Junge Aktion: chi guarda il dito non vede la Luna. Una riflessione

La prima pagina del quotidiano “Alto Adige” del 17 aprile 2025 presenta come titolo principale “I neonazisti rialzano la testa”. Altri articoli, pubblicati sul quotidiano Dolomiten oppure sul Corriere dell’Alto Adige dedicano ampio spazio all’argomento.

Il titolo principale del quotidiano Alto Adige, 17 aprile 2025
Articolo pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige in data 17 aprile 2025

Cosa è successo? Perché improvvisamente i giornali danno così tanta enfasi all’argomento? Forse il quotidiano Alto Adige si riferisce all’episodio in cui l’assessore provinciale di Fratelli d’Italia Marco Galateo e altri esponenti locali di Fratelli d’Italia e Lega hanno partecipato a manifestazioni in strada con organizzazioni politiche neofasciste e neonaziste?

L’assessore provinciale alla scuola e cultura italiana Marco Galateo, alleato della SVP, sfila a Bolzano insieme a militanti neofascisti e neonazisti in occasione del giorno del ricordo 2025, giornata istituita nel 2004 dalla destra per una grande opera di falsificazione storica avente l’obiettivo di nascondere le responsabilità storiche del fascismo nella guerra di invasione in Jugoslavia. Una giornata orwelliana, di riscrittura della storia in salsa nazionalista.

Si riferiscono al decreto sicurezza, un attacco senza precedenti alla libertà di espressione? Un provvedimento che apre la strada alla costruzione di uno stato di polizia? Forse un riferimento al genocidio in corso a Gaza? Si riferiscono alle deportazioni degli studenti solidali con il popolo palestinese operate da Trump? Alla retorica razzista e ultranazionalista americana e ormai, italiana? Si riferiscono agli innumerevoli episodi di tortura nelle carceri italiane? Si riferiscono alle milizie neonaziste ucraine, sostenute e armate dagli Stati Uniti e dalla NATO? Forse si riferiscono ai rapporti fra neofascisti e le loro coperture istituzionali? Alle violenze all’interno dei CPR?

No, tanta enfasi è legata a un video pubblicato su Instagram da un gruppetto di giovani sudtirolesi con ogni probabilità vicini a posizioni neonaziste. Il video è accompagnato da questo commento:

Siamo la punta di diamante della gioventù fedele al popolo del Sudtirolo. Una gioventù che non abbandonerà il proprio Paese. Siamo organizzati, disciplinati e attivi – e ci riprendiamo il nostro Paese!
Siete interessati? Allora allenati mentalmente, fisicamente e spiritualmente e diventa parte del nostro movimento. Perché il nostro Paese ha bisogno anche di te!”

Screenshot del video in questione pubblicato su Instagram dal gruppo Junge Aktion

Insomma siamo di fronte alla solita retorica che di fatto è condivisa da tutti i partiti della destra più o meno estrema, da Fratelli d’Italia fino alla Lega, da Forza Nuova a CasaPound. Nel video un fotogramma si ferma su un’adesivo con uno slogan in lingua tedesca contro la legge che vieta attività nazionalsocialiste in Germania, il cosiddetto NS-Verbotsgesetz. Un dato che indica in modo netto l’orientamento politico del gruppetto. Alcuni giovani della Provincia propongono quindi di organizzarsi per riprendere il proprio Paese, ispirati dalle gesta hitleriane. Facile intuire che la ricetta sia sempre la solita ovvero che vorrebbero “riprenderlo” per fare piazza pulita in primo luogo degli immigrati e proporre il progetto di Remigrazione, lanciato sia dal consigliere provinciale Anderlan e fatto proprio anche dai neofascisti di CasaPound. Facile intuire quali sono gli altri obiettivi di questi giovani: zingari, omosessuali e militanti politici antagonisti. Guerra ai poveri e menzogne razziste.

Di fronte alla violenza reale e istituzionale del viceministro Delmastro o quella in generale del Governo Meloni queste parole sembrano da chierichetti eppure per un video Junge Aktion è stata elevata in poche ore al rango di grave minaccia, con titoloni in prima pagina, per creare il caso, per farci ricordare che, a 80 anni dalla liberazione dal nazifascismo il pericolo principale sarebbe rappresentato da questi soggetti viziati cresciuti in una delle periferie più ricche d’Europa oppure da un ragazzino 15enne con la sindrome di Hikikomori ma connesso virtualmente con mezzo mondo, avvicinatosi al neonazismo nella sua cameretta, il perfetto risultato dell’alienazione di questa società.

Siamo consapevoli che questi gruppuscoli rappresentino un problema da non sottovalutare ma chiunque non abbia vissuto su Marte negli ultimi 80 anni sa bene che il Sudtirolo ha sempre rappresentato terreno fertile per gruppi neofascisti (per parte italiana) e neonazisti e che basta avere un minimo di polso della realtà non virtuale per rendersene conto e che la “casuale” scoperta di questo video non cambia le carte in tavola della realtà, che esiste indipendentemente dalla sua rappresentazione virtuale. Chi la vive lo sa.

Ma siamo altrettanto consapevoli di come esista un modo strumentale con cui un certo tipo di informazione agita o meno l’emergenza fascismo, spesso funzionale a distogliere l’attenzione dalle malefatte del potere e dalla deriva autoritaria messa in atto da chi sta al Governo. Un problema reale utilizzato in maniera strumentale e che depotenzia l’antifascismo, lo indebolisce.

Il brodo di “cultura” in cui il neonazismo e neofascismo prosperano è fornito da esponenti politici in doppiopetto, che siedono nel Consiglio provinciale o nel Parlamento italiano, nello stesso Governo.

Viviamo un momento storico in cui uno Stato come Israele, alleato di ferro dell’Occidente, sta mettendo in atto un genocidio contro un popolo inerme, sterminandolo con le bombe, con la fame, con la sete e distruggendone sistematicamente gli ospedali.

Viviamo un momento storico in cui il Governo Meloni attraverso il colpo di mano del decreto sicurezza, ha sferrato un attacco senza precedenti nella storia repubblicana contro la libertà di dissenso.

Viviamo un momento storico in cui le èlite al Governo in Italia ed Europa stanno preparando la guerra.

Viviamo un momento storico in cui negli Stati Uniti come in Germania e Italia basta esprimere solidarietà al popolo palestinese e partecipare a una manifestazione contro il genocidio per essere espulsi.

Nella piccola, insignificante e provinciale Bolzano basta partecipare a una manifestazione o essere sospettati di aver fatto una scritta sul muro per ricevere un foglio di via dal Questore Paolo Sartori.

In questo momento storico lo stolto guarda solo Junge Aktion, il saggio guarda anche le azioni del Governo e delle èlite guerrafondaie, che stanno preparando la guerra e sostenendo un genocidio, legittimando di fatto ideologie razziste e suprematiste che il fascismo lo applicano nella realtà: vedi lo sterminio di Gaza o i campi di tortura dei prigionieri palestinesi in Israele.

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[Bolzano] Sei straniero e litighi con qualcuno? Il Questore ti espelle

La gran parte della popolazione si sta abituando ad un genocidio in diretta televisiva; non c’è quindi molto da stupirsi che sempre più politici parlino di deportazioni di massa, dagli Stati Uniti al Sudtirolo, vedi le farneticanti affermazioni di Anderlan. A volte leggendo i giornali capita di leggere notizie e si rimane increduli sul fatto che le veline della Questura vengano pubblicate senza alcun approfondimento o nota critica. Nella ricca provincia di Bolzano il Questore Sartori continua la sua politica vessatoria nei confronti di immigrati e marginali. Nelle settimane scorse il Questore ha mobilitato tutti i propri contatti sui giornali e media locali per evidenziare come spesso la polizia venga chiamata al centro di emergenza freddo in seguito ad episodi di tensione fra gli ospiti della struttura. 

La soluzione proposta per “addomesticare” chi vive per strada o è costretto dormire nelle strutture di emergenza è sempre la stessa: misure preventive e ed espulsioni distribuite come caramelle, per la gioia di Marco Galateo, sempre pronto a rilanciare dalle sue pagine social le azioni di Sartori, rivendicandone la linea politica. Le misure preventive sono per il Questore uno strumento che permette di avere la massima discrezionalità (basta avere qualche precedente, essere un senzatetto o un immigrato per avere un foglio di via) e nessun controllo, in particolare se a essere colpiti sono i poveracci, non i colletti bianchi di turno. Per chi è colpito dai suoi abusi difendersi è costoso e in molti casi è difficile vincere i ricorsi.

Sul Corriere dell’Alto Adige dell’11 marzo si legge una notizia davvero indicativa del suo modus operandi, che rispecchia quello adottato in questo anno: Sartori infatti avrebbe segnalato il comportamento di un cittadino turco, senza fissa dimora e titolare della protezione internazionale, alla Commissione provinciale per i rifugiati al fine di provvedere alla revoca del suo status. Un provvedimento che è il preambolo all’espulsione.

Il motivo? Appariva agitato ed inveiva contro il personale della struttura. 

Crediamo che questa follia si commenti da sola. 

Corriere dell’Alto Adige, 11 marzo 2025, pagina 5

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