[Bolzano] “Resistenza è tutti i giorni”. Manifestazione 24 aprile al Talvera

Sabato 24 aprile sui prati del Talvera (lato Theiner) è stata organizzata un’importante manifestazione che rappresenta una preziosa occasione di confronto e discussione pubblica su ciò che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, le pesanti limitazioni alla libertà e le pericolose derive a cui lo stato d’emergenza – che diventa regola – può portare.

Dopo oltre un anno di distanziamento, isolamento e incontri virtuali, un momento in cui parlare liberamente, discutere e riprendere i fili di un discorso che è urgente riprendere con forza per imparare ad affrontare collettivamente una situazione in cui ci vorrebbero come singoli individui isolati l’uno dall’altro.

Una giornata per ridare valore, slancio e forza al 25 aprile, alla festa della liberazione dal nazifascismo, di cui ricorre quest’anno il 76° anniversario. Una giornata per sfuggire alla pericolosa deriva celebrativa a cui tali giornate possono portare, se non rinvigorite da contenuti, critica, passione e voglia di continuare a ribellarsi ad uno stato di cose sempre più inaccettabile, che vede i ricchi sempre più ricchi ed i poveri in condizioni sempre peggiori. 

Dalla pagina Bolzano antifascista:

Mai come quest’anno abbiamo bisogno di riprenderci il concetto di resistenza; viviamo in città occupate militarmente da forze di polizia, blindate da regolamenti e coprifuoco dove in nome dell’emergenza siamo costrette e costretti in casa, “liberx” solo di lavorare, consumare e crepare.

Mai come in questi anni abbiamo bisogno di resistere.

Resistere contro il controllo delle nostre vite, contro il razzismo di stato, contro la devastazione dei territori, contro lo sfruttamento e condizioni lavorative sempre più disumane.

Mai come in questi anni abbiamo bisogno di resistere e combattere contro uno Stato che attraverso la violenza e la repressione della polizia, perseguita, punisce e incarcera chi ogni giorno resiste, lotta e si oppone a un sistema sempre più opprimente.”

In questo ultimo anno, a fianco dei continui appelli alla responsabilità rilanciati da media e politici di tutti i tipi, la repressione ha continuato la propria nefasta opera colpendo compagni e compagne, lavoratori, sindacalisti, ambientalisti, NO TAV, immigrati senza documenti, attivisti solidali con i migranti (vedi gli arresti a Trieste con cui si criminalizza la solidarietà). Numerosi – da nord a sud – sono stati gli spazi sociali sgomberati e le case da cui proletari sono stati sfrattati. Viene ricordato inoltre come nella stessa città di Bolzano è in corso un processo in cui il folle e pericoloso teorema accusatorio della Procura locale richiede oltre 330 anni di carcere per alcune decine di manifestanti che nel maggio 2016 protestarono contro la costruzione del muro antimigranti che lo Stato austriaco voleva costruire al passo del Brennero. Sempre a Bolzano, due diverse sentenze del giudice Perathoner hanno condannato diversi compagni e compagne ad alcuni mesi di carcere per il semplice fatto di aver manifestato.

Siamo solidali e al fianco di chi in nome della libertà di tutte e tutti rischia 330 anni di galera per aver partecipato alla manifestazione del Brennero contro la chiusura dei confini. Siamo solidali con chi difende il proprio territorio e la natura dalla devastazione ambientale delle grandi opere, a fianco del movimento NO TAV al quale la polizia ha dichiarato guerra sparando lacrimogeni ad altezza uomo. Siamo al fianco di tutte le operaie e gli operai denunciati, picchiati e licenziati per aver lottato contro condizioni di lavoro che a seguito della pandemia peggiorano costantemente.”

L’appello chiude ricordando la necessità di costruire la solidarietà laddove ci vorrebbero soli, impauriti ed isolati. L’unico modo per cambiare le cose è incontrarsi, parlare e riprenderci le nostre vite.

Con lo stesso desiderio di cambiamento, con la stessa rabbia dei nostri nonni e le nostre nonne che lottarono contro il regime fascista, riprendiamoci il nostro tempo e i nostri spazi di libertà ed autogestione, prendendoci cura dell’altro e dell’altra alle nostre condizioni.

Episodi che avvengono anche a Bolzano come le retate al talvera e allo Skatepark, gli sgomberi delle persone senza fissa dimora, le multe e i controlli “a viso” della polizia richiedono un’opposizione decisa. Non ci rimane che costruire alternative a colpi di azione diretta e solidarietà.”

Perchè come diceva Bertolt Brecht:

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.”

Invitiamo tutte e tutti a partecipare a questa importante manifestazione. Adesso la parola la prendiamo noi.

Posted in Critica sociale, General, Iniziative | Tagged , , , , | Comments Off on [Bolzano] “Resistenza è tutti i giorni”. Manifestazione 24 aprile al Talvera

[Bolzano] Resoconto manifestazione studentesca sui prati del Talvera del 16/4

Venerdì 16 aprile, sui prati del Talvera a Bolzano, nei pressi del bar Theiner, si è svolta una manifestazione organizzata da un gruppo di studentx iscritti ad alcune scuole superiori della città, decisx a rompere l’apatia, l’indifferenza e la rassegnazione con cui una grande parte degli studenti, ma non solo, sta vivendo lo stato di emergenza attuale. 

Dalle ore 16 circa circa una cinquantina di persone hanno partecipato all’importante iniziativa, mentre moltissimi sono stati coloro che si sono fermati per fare due chiacchere, per prendere un volantino, discutere e confrontarsi: ciò che non è stato di fatto possibile per migliaia di studenti di tutta la Provincia che nell’ultimo anno si sono trovati a fare i conti con le difficoltà ed i pesanti limiti che la Didattica a distanza (DAD) comporta. Vedersi negli occhi, discutere all’aria aperta, intervenire al megafono, ha rappresentato infatti un modo per riprendere in mano le proprie vite.

Lo stato di continua emergenza in cui tutti siamo immersi da oltre un anno porta il rischio di far accettare in modo passivo e acritico ogni tipo di provvedimento, trasformando l’eccezione in regola. 

Un rischio che hanno evidenziato gli studenti e le studentesse in diversi interessanti interventi effettuati nel pomeriggio, dove hanno ricordato come la scuola sia soprattutto fatta di rapporti, sguardi, intese, complicità con i propri amicx e compagnx di classe. Un luogo in cui i rapporti umani diretti non potranno mai essere sostituiti da asettici dispositivi informatici e che dovrebbe essere fondamentale per la costruzione della capacità di pensiero critico e non uno spazio di indottrinamento in cui assumere nozioni per trasformare gli studenti in automi passivi del domani. 

Nel volantino che pubblicizzava la manifestazione veniva inoltre ricordato come la crisi pandemica in corso e la relativa DAD è soltanto l’ultimo passo negativo fatto dalla scuola negli ultimi anni, flagellata da riforme che hanno avuto il costante obiettivo di trasformare la scuola in funzione del mercato del lavoro. Una giornata importante perchè finalmente, dopo mesi in cui hanno parlato politici e uomini di potere, finalmente hanno preso la parola i diretti interessati: studentx delle superiori e universitari, professori e solidali consapevoli che la giornata di oggi deve interessare tutti e non solo chi è al momento coinvolto, a vario titolo, nella scuola. 

Il volantino distribuito durante la manifestazione

Posted in Critica sociale, General, Iniziative, Malaerba | Tagged , , , , | Comments Off on [Bolzano] Resoconto manifestazione studentesca sui prati del Talvera del 16/4

[Bolzano] Carabinieri con cani antidroga allo Skatepark

Nel pomeriggio di venerdì 16 aprile, sui prati del Talvera di Bolzano è stata messa in scena dall’Arma dei carabinieri un’operazione antidroga con l’impiego delle unità cinofile. Militi con cani antidroga al seguito sono arrivati in forze allo skatepark, particolarmente affollato da ragazzi e ragazze che si stavano godendo la giornata di sole, effettuando perquisizioni a ragazzini spesso minorenni, in cerca di qualche grammo di fumo.

Alcuni skater hanno raccontato come sia già accaduto che carabinieri con cani antidroga arrivassero allo skatepark, ripetendo le stesse grottesche scene.

Ecco i risultati del delirio securitario: decine di carabinieri che – in un’operazione spot – interrompono partite di calcio e il divertimento di alcuni skater per trovare un paio di grammi di fumo con cui giustificare il successo della “brillante” operazione. 

Immagini che si commentano da sole

Cani antidroga all’opera nello skatepark di Bolzano

 

 

 

 

Posted in Critica sociale, General | Tagged , , , , | Comments Off on [Bolzano] Carabinieri con cani antidroga allo Skatepark

[Bolzano] Manifestazione studentesca venerdì 16 aprile al Talvera

Venerdì 16 aprile sulle passeggiate del Talvera, sul lato di Theiner, il gruppo di studenti Opposizione studentesca ha organizzato, dalle ore 16, una manifestazione per contestare gli effetti disastrosi che la Didattica a distanza (DAD) sta avendo sull’insegnamento e in generale sull’apprendimento e l’esperienza scolastica degli studenti. Adesso parlano i diretti interessati.

Tuttavia, come giustamente sottolineano gli studenti, la crisi della scuola non è certamente iniziata in anni recenti: essa è un processo maturato nel corso degli anni, con il susseguirsi di riforme che hanno svuotato la scuola, appiattendola sulle necessità del mercato del lavoro e della produttività piuttosto che sulla formazione di un pensiero critico.

L’ultimo anno scolastico, caratterizzato dall’ampio utilizzo della DAD ha evdenziato e amplificato le disuguaglianze fra studenti. Ma il futuro degli studenti è nelle loro mani, ed è soltanto scendendo in piazza, lottando e contestando che essi potranno riprendersi ciò che gli spetta e far tornare la scuola un luogo di confronto e crescita anziché uno spazio in cui si assimilano in modo acritico i principi funzionali al mercato del lavoro.

Sosteniamo la giusta lotta degli studenti. Siamo realisti, vogliamo l’impossibile.

Posted in Critica sociale, General, Iniziative | Tagged , , , , , | Comments Off on [Bolzano] Manifestazione studentesca venerdì 16 aprile al Talvera

[Bolzano] Un centinaio di solidali per Ambra – rompere il silenzio

Sabato 10 aprile sui prati del Talvera a Bolzano si è svolta una mobilitazione solidale per ricordare Ambra Berti, ragazza bolzanina di appena 28 anni morta in circostanze non chiare nel carcere di Spini di Gardolo il 14 marzo.

Almeno un centinaio di persone, parenti, amici e solidali hanno partecipato ad una giornata che aveva l’obiettivo di rompere il silenzio e la cinica indifferenza nei confronti dell’ennesima morte di carcere. Moltissime le persone che si sono fermate per prendere un volantino, parlare, capire, ascoltare, fra cui molti che l’abbruttimento del carcere nel corso della loro vita lo hanno conosciuto e vissuto sulla propria pelle.

Ambra veniva da una storia personale difficilissima ed alcune testimonianze dal carcere raccontano delle sue crescenti difficoltà all’interno del pentenziario trentino. La detenzione, la lontananza dai propri figli e affetti, la solitudine e il disinteresse colposo della responsabile sanitaria riguardo alla sua situazione, lasciano pensare come si tratti di una fine annunciata che sarebbe stato possibile evitare.

La sua morte ed il totale disinteresse che la sua fine ha trovato fra i media locali stride con la morbosa attenzione e sollecitudine con cui giornalisti e direttori di quotidiani locali hanno seguito – e seguono – per mesi il caso di Benno Neumair rispetto al quale il direttore dell’Alto Adige Alberto Faustini è arrivato addirittura a scrivere un’editoriale in cui denunciava la mancata trasmissione, da parte della magistratura, di informazioni ai cronisti locali. Lo stesso interesse evidentemente non ha riscontrato la morte di Ambra: la sua condizione di “dannata” per mille motivi e la sua fine, risucchiata nel buco nero del sistema carcerario italiano, non si prestava a narrazioni da film giallo in grado di appassionare il lettore e far vendere copie. Parlare di Ambra avrebbe significato affrontare l’indecente situazione delle carceri italiane, avrebbe significato evidenziare gravi responsabilità istituzionali ed il significato stesso che tale pena aveva per una giovane donna di 28 anni e madre di due figli. Insomma, una morte di carcere tutto sommato considerata di routine non poteva certo competere o rubare spazio al caso Neumair.

E anche qui emergono le implicazioni di classe che rispecchiano il diverso interesse che le due vicende riscuotono fra media, commentatori, opinionisti e tuttologi.

Ritornando al presidio, dalle 15 alle 17 circa sono stati fatti diversi interventi in cui si sono denunciate le responsabilità dell’amministrazione penitenziaria e dell’area sanitaria interna al carcere. È stata ribadita l’importanza di rompere l’isolamento fra interno ed esterno e di costruire solidarietà laddove le autorità vorrebbero che prosperasse solo solitudine e disperazione. Il carcere infatti causa ogni anno decine di suicidi e ancora più morti per mancanza di cure adeguate. Oltre a ciò l’abuso del consumo di psicofarmaci è favorito, anzi fomentato dalle amministrazioni carcerarie per mantenere dormienti i detenuti.

Il volantino distribuito durante il presidio

Dalle 17 alle 18.30 circa il presidio si è spostato sotto le mura del carcere di via Dante dove, fra una canzone e l’altra, sono stati salutati i detenuti che hanno risposto calorosamente facendo battiture. È stato spiegato loro il motivo della presenza sotto le mura: l’assurda fine di Ambra e la necessità di spezzare l’assordante silenzio di direttrice e autorità al riguardo. Ma si è parlato anche dell’importanza di rompere l’isolamento fra dentro e fuori le mura e lottare per evitare che il carcere continui ad essere un buco nero che risucchia la parte più povera e marginale della società e dove vige l’arbitrarietà più totale. Si sono ricordati i 14 morti durante le rivolte nelle carceri italiane nel marzo 2020 e le feroci rappresaglie dei secondini con sanguinosi pestaggi e torture diffuse contro i rivoltosi.

È stata una giornata positiva che ha saputo da una parte creare un momento di ricordo per Ambra oltre che di confronto riguardo alla necessità di organizzarsi per impedire che altre vite vengano spezzate dagli ingranaggi carcerari, dall’altro ha portato un po’ di calore e solidarietà nell’angolo più dimenticato e nascosto dell’Alto Adige, lontano dal clichè legato alla provincia più ricca d’Italia, così come la stessa storia di Ambra è lontana anni luce dalla retorica che dipinge la nostra provincia come un’isola felice. Una finzione buona solo per uno spot pubblicitario.

Essere in piazza per Ambra era il minimo da fare. Basta morti di carcere. Basta carcere. Rompiamo l’indifferenza e l’isolamento.

Posted in Critica sociale, Iniziative | Tagged , , , , , , | Comments Off on [Bolzano] Un centinaio di solidali per Ambra – rompere il silenzio

[Carcere] Doppia manifestazione per Ambra sabato 10/4 a Bolzano

Se giornali e autorità speravano che la morte di Ambra venisse accolta nel silenzio e nella cinica indifferenza dei più, hanno sbagliato i loro conti. Nella consapevolezza che solo la solidarietà e la mobilitazione dal basso riesce a scalfire il muro di omertà che spesso circonda le strutture carcerarie, per sabato 10 aprile a Bolzano sono state organizzate due manifestazioni per ricordare Ambra, una giovane ragazza di Bolzano morta in circostanze ancora misteriose nel penitenziario di Spini di Gardolo, e per pretendere immediata chiarezza su ciò che le è accaduto all’interno delle mura. Allo stesso tempo un occasione per ricordare le decine di persone che ogni anno si tolgono la vita o che muoiono per mancanza di cure nelle carceri italiane. Per ricordare anche i 13 morti durante le rivolte carcerarie del marzo 2020 e per denunciare le responsabilità delle autorità nella feroce rappresaglia a colpi di pestaggi contro i detenuti che ne è seguita. Perché nessuno muoia più di carcere.

Per chi volesse contribuire economicamente per sostenere la famiglia di Ambra e le spese relative al funerale, segnaliamo la raccolta fondi aperta da alcuni suoi amici, che potete trovare al seguente link .

Riportiamo di seguito testo e volantino di chiamata delle manifestazioni per Ambra a Bolzano:

Sabato 10 Aprile doppia manifestazione.

—15:00 prati del talvera (lato Thainer) presidio in memoria di Ambra, perché di carcere non debba morire più nessunx.

—17:00 saluto solidale con i detenuti, sotto le mura del carcere di Bolzano (lato talvera).

Le due manifestazioni sono state comunicate in questura, per dare la possibilità a tuttx di partecipare, anche a chi risiede fuori provincia.

AMBRA E’ STATA UCCISA DAL CARCERE

Domenica 14 marzo nel carcere di Spini di Gardolo è morta una ragazza di Bolzano di appena 28 anni. Si chiamava Ambra Berti.

Nel comunicare la sua morte ai famigliari le autorità carcerarie hanno parlato di “cause naturali” nonostante la detenuta fosse stata portata da alcune ore in infermeria, quindi teoricamente sotto controllo del personale sanitario.

Nessuno fino ad ora ha spiegato la morte di una donna giovane fisicamente sana, madre di due figli, senza problemi di salute.

Di certo sappiamo come – a causa delle misure prese contro la pandemia – nell’ultimo anno le difficoltà e le sofferenze per le detenute ed i detenuti siano state amplificate dalla mancanza di contatto umano con i propri affetti. A ciò si aggiunge il rifiuto dei magistrati di sorveglianza di concedere ad Ambra, come a molti altri detenuti che avrebbero avuto i requisiti per accedervi, misure di pena alternative alla detenzione.

Sappiamo anche come ogni morte in carcere sia una morte di carcere e come essa sia strutturale all’istituzione carceraria, dove l’abuso del consumo di psicofarmaci, i suicidi, così come i decessi per la mancanza di cure adeguate e controlli medici, siano all’ordine del giorno.

La tragica morte di Ambra è stata del tutto ignorata dai media, complici nel tentativo di far passare in silenzio l’ennesima morte nel carcere di Spini.

Rompiamo l’indifferenza. Non si può morire così.

Pretendiamo di sapere ciò che è successo ad Ambra.

Il silenzio della responsabile sanitaria del carcere di Spini di Gardolo è un silenzio complice e omertoso come quello della direttrice del carcere di Trento e Bolzano, che dopo l’ennesima morte di una persona sotto la sua responsabilità, non ha ancora trovato modo di lasciare alcuna dichiarazione pubblica sull’accaduto.

Rompiamo l’isolamento in cui vorrebbero confinare detenuti e detenute.

Posted in Critica sociale, General, Iniziative | Tagged , , , , , | Comments Off on [Carcere] Doppia manifestazione per Ambra sabato 10/4 a Bolzano

[Carcere] Ambra è stata uccisa dal carcere – Presidio solidale a Spini

Domenica 14 marzo nel carcere di Spini di Gardolo è morta, in circostanze ancora da chiarire, una ragazza di Bolzano di soli 28 anni. Si chiamava Ambra, ed era madre di due figli.

La notizia – come spesso accade quando si apprende di persone morte fra le mura dei penitenziari a meno che non ci siano delle rivolte – è stata accolta nella pressoché generale indifferenza. Si sa solo che, secondo quanto riportato dalla testata online IlDolomiti, la Procura ha disposto gli accertamenti medico-legali di routine per capire ciò che è accaduto. Al di là di cosa possa emergere da tali “accertamenti” è evidente come la sua morte sia strutturale ad un’istituzione totale che – soprattutto in tempi di pandemia – fa esasperare contraddizioni e malessere di chi è detenuto e privato dei propri contatti diretti con amici e parenti. Sappiamo che Ambra veniva da una storia personale molto difficile e che nell’ultimo periodo era particolarmente provata per la sua condizione. Una cosa non difficile da immaginare e comprendere, in un luogo di sofferenza dove ogni malessere viene “risolto” con abbondanti prescrizioni di psicofarmaci, punizioni e dove nell’ultimo anno i contatti sociali erano stati annullati o limitati.

La sua carcerazione, così come la sua morte, sono la tragica dimostrazione di come il carcere sia un’istituzione riservata ai poveri, a chi non può permettersi avvocati di fiducia oppure a chi non ha una casa in cui eventualmente scontare la pena.

Secondo Ristretti orizzonti solo nel 2020 ci sono state 154 morti (mancate insufficienti cure, ecc.) nelle carceri italiane e 61 suicidi, il numero più alto dell’ultimo ventennio. Nel 2021 sono già 32 i morti e almeno 7 i suicidi.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare al presidio che ci sarà sabato 3 aprile dalle ore 16 sotto le mura del carcere di Spini di Gardolo per rompere il silenzio e l’indifferenza intorno alla morte di Ambra. Per sapere cosa è successo, smascherare le responsabilità di chi non è intervenuto e per denunciare le condizioni di detenuti e detenute che negli ultimi anni nel carcere trentino più volte si sono suicidati mentre numerosi altri sono stati i tentativi non riusciti.

Per ricordarla e per far sentire a chi soffre dietro le sbarre che non sono soli e sole. Perchè le morti in carcere non sono mai “casuali” o “naturali”.

Posted in Critica sociale, General | Tagged , , , , | Comments Off on [Carcere] Ambra è stata uccisa dal carcere – Presidio solidale a Spini

Quei fiori per Mara. Un ricordo di Sante Notarnicola

Un ricordo di Sante Notarnicola, operaio, bandito, poeta, rivoluzionario

Appena ho saputo della morte di Sante sono ritornato alle bellissime ed intense giornate trascorse insieme fra Trento e Bolzano nel maggio 2014. Nonostante siano passati quasi sette anni ho un ricordo piuttosto nitido di un incontro che porterò sempre nel cuore.

A Trento con i compagni avevamo organizzato una serie di iniziative sul tema del carcere “D’ogni dove rinchiusi si sta male” e chi meglio di Sante, con le sue poesie e la sua esperienza, avrebbe potuto concludere il ciclo?

Dopo aver chiesto il suo contatto a dei compagni bolognesi lo chiamai e lui fu subito disponibile e curioso di salire in una zona d’Italia che non conosceva direttamente anche se negli anni in cui era dietro al bancone del Pub Mutenye di via del Pratello aveva conosciuto numerosi studenti universitari di Trento e Bolzano fuori sede a Bologna.

Lo andai a prendere alla stazione dei treni di Trento in tarda mattinata e non nascondo che provavo una certa emozione nell’incontrare un compagno che rappresentava un pezzo di storia del movimento rivoluzionario e di classe di questo Paese: pugliese di Castellaneta aveva vissuto sulla propria pelle la discriminazione che i piemontesi riservavano ai terroni immigrati come lui, si era formato al Banfo la IX sezione torinese del PCI a Barriera di Milano dove aveva imparato che essere comunisti è l’unico modo per essere uomini. Qui partecipò ai primi scioperi, alle lotte contro i provocatori fascisti e i crumiri, le uscite in notturna nelle periferie torinesi a scrivere sui muri “W lo sciopero abbasso Valletta”. Da militante di base aveva vissuto il trauma del rapporto Krusceev sui crimini di Stalin al XX congresso del PCUS che, come scrisse lui “Fu una legnata per molti compagni e ne portammo i segni per parecchio tempo […] fu come un accoltellamento alla schiena”. E poi alcuni anni dopo gli scontri di piazza Statuto, l’insoddisfazione per l’involuzione riformista ed accomodante del PCI che lo portò, insieme ad altri proletari ed in un epoca in cui al di fuori del partito non c’era nulla, ad attaccare il capitale attraverso rapine che via via si fecero sempre più audaci e che lo portarono, nel 1967, all’arresto insieme al resto della cosiddetta Banda Cavallero. Una vicenda che venne poi raccontata in modo macchiettistico dal regista Carlo Lizzani nel film Banditi a Milano. Riuscì poi a trasformare il carcere in un terreno di lotta e privo della libertà attraversò da protagonista le mobilitazioni che anche in Italia si diffusero con il ’68. I suoi incontri con i detenuti in carcere riflettevano la conflittualità sociale sempre più aspra che attraversava il Paese: dagli anarchici arrestati dopo le bombe fasciste del 25 aprile 1969 alla strage di piazza Fontana ed alla successiva nuova ondata di arresti di anarchici con la seguente morte di Pino Pinelli. Gli anni dopo ebbe importanti rapporti con Lotta Continua riuscendo a porre all’esterno il problema del proletariato prigioniero, fino ai rapporti con i militanti delle varie organizzazioni della lotta armata. Diventò col tempo un punto di riferimento delle lotte dei prigionieri contro il carcere, impegnandosi a costruire solidarietà e coscienza politica lì dove secondo le intenzioni dei carcerieri avrebbero dovuto prevalere la rassegnazione e l’egoismo. Al processo d’appello del dicembre 1971 a Milano dichiarò:

Voi continuerete a imprigionare tutti coloro che vi danno fastidio o sono un pericolo per il vostro disordine costituito. Voi getterete in carcere i pacifisti, gli obiettori di coscienza, noi li aiuteremo a superare le asprezze e le privazioni di questa vita e di questo ambiente. I detenuti comuni, gli sbandati, i ribelli senza speranza, noi ve li ritorneremo con una coscienza rivoluzionaria. Questo è il mio impegno, questo è il vostro errore. Voi credete di aver vinto e invece, anche con me, avete già perso la battaglia.

Dopo aver caricato la sua valigetta in auto, lo portai a bere una birretta in piazza Duomo, che ammirò estasiato. Seduti a un tavolino a lato della piazza iniziammo a chiaccherare del passato e del presente. Riguardo a Trento non aveva grandi ricordi, nemmeno in relazione all’eco delle lotte degli studenti di Sociologia che sul finire degli anni Sessanta attraversavano la città. Il primo fatto che gli venne in mente fu la “gogna” che il 30 luglio 1970 gli operai della Ignis fecero fare ai due fascisti del Movimento Sociale Italiano Gastone del Piccolo e Andrea Mitolo, trovati con un ascia nella borsa, dopo che un gruppo di mazzieri missini aveva aggredito ed accoltellato gli operai in sciopero. Oltre a ciò naturalmente il suo pensiero andò a Margherita Cagol Mara, fondatrice e dirigente delle Brigate Rosse, uccisa durante uno scontro con i carabinieri a Cascina Spiotta, nel giugno 1975. A pranzo mangiammo in un ristorante del centro, prese della carne cruda non mancando di raccontare come fosse un piatto che a suo tempo mangiava spesso nelle trattorie frequentate dagli operai della Fiat. Non nascondeva il suo stupore per essere – negli ultimi anni – invitato sempre più spesso a raccontare la propria esperienza in spazi anarchici, lui che ci aveva tenuto a dirmi subito come fosse stalinista, una definizione che per lui significava grande rigore politico e morale. Certamente a rendergli simpatici gli anarchici giocò il fatto che essi erano e sono, se non gli unici, fra i pochissimi che lottano contro l’istituzione carceraria. E lui, che dopo la sua liberazione in via del Pratello era di casa, aveva avuto modo di conoscere alcuni compagni mentre facevano dei presidi solidali con i giovanissimi detenuti del carcere minorile presente nella via.

Il pomeriggio mi chiese di accompagnarlo al cimitero di Trento, voleva portare un fiore sulla tomba di Mara. Mi aveva già accennato a questo suo desiderio durante il nostro colloquio telefonico e perciò nei giorni precedenti mi ero già portato al cimitero per cercare la sua tomba in modo da andare a “colpo sicuro”. Non nascondo una certa emozione nel rievocare un momento di cui ho ancora l’immagine nitida davanti agli occhi. Nel baracchino vicino aveva comprato un mazzo di fiori rossi, non ricordo bene quali, e dopo aver raggiunto la sua tomba, posò i fiori sulla lapide di Margherita Curcio Cagol su cui c’è scritto Chi dona la sua vita la salva. Rimase alcuni momenti in silenzio, raccolto, io ero molto emozionato, sentendomi a tratti inadeguato, di fronte a questo intenso incontro, seppure virtuale, di due persone appartenenti a due diverse generazioni, che avevano dato tutto nella propria scelta di ribellarsi e lottare. Mi disse che nei lunghi anni di carcere il discorso capitava spesso su Mara e ciò che emergeva sempre era il grande rispetto che lei, capace di organizzare l’evasione del proprio marito e compagno Renato, aveva saputo guadagnarsi in un ambiente in ogni caso non facile per una donna che si dimostrò capace di trovare sintesi ed equilibrio fra le varie anime e tendenze dell’organizzazione. Subito dopo aver appreso della sua morte, Sante, all’epoca detenuto nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Favignana, gli dedicò la poesia A Mara:

Fu scarno il commiato dei compagni / poi colonne di piombo a lacerarti / insinuare negli animi deboli una fragilità ch’è patrimonio tutto borghese / la nostra prece ha sfumature diverse / nella mente precisi gli obiettivi / e nel cuore resta fissa la generosità tua che / a braccia spalancate tutto hai dato sotto un cielo chiaro di giugno.

La tomba di Margherita Cagol al cimitero di Trento

Dopo aver riposato a casa e letto alcune pagine del libro Il sistema periodico di Primo Levi che aveva con sè, la sera andammo allo spazio anarchico El Tavan, gremito di compagni e compagne, per la presentazione della sua raccolta di poesie nel libro L’anima e il muro. Iniziò la serata spiazzando un po’ tutti, ringraziando dell’invito ma rivendicando ancora di essere stalinista, cresciuto alla scuola del Banfo. Durante la serata vennero lette, con accompagnamento musicale, alcune sue poesie prese dalla raccolta L’anima e il muro, una cosa che lo commosse. Rimanemmo diverse ore a chiaccherare in una di quelle serate che vorresti non finissero mai.

Sante a Trento

Il giorno dopo replicammo la serata anche a Bolzano, in una biblioteca locale ancora una volta affollatissima, per ascoltare la testimonianza di un compagno sempre in prima linea nelle lotte più dure e importanti che avevano attraversato le carceri italiane del secondo dopoguerra. Finita la serata, mentre tornavamo alla macchina per rientrare a Trento, passammo vicino a un monumento dedicato al carabiniere ucciso dai nazisti Salvo d’Acquisto, una cosa che gli fece riaffiorare un momento della sua lunga detenzione e scoppiò a ridere ricordando un aneddoto che purtroppo non ricordo più, a differenza della sua bellissima risata.

Decise poi di passare un altro giorno con noi ed il giorno seguente insieme a Lucia andammo sul monte Bondone per pranzo in un rifugio gestito da compagni: ricordo il suo sguardo meravigliato dalla bellezza della montagna e delle cime ancora innevate, ringraziando per il “regalo che gli avevamo fatto”. Mi meravigliò il fatto che fosse juventino, la squadra degli Agnelli e glielo dissi: mi raccontò così che si trattava di una scelta legata alla sua condizione di emigrato del Sud, una specie di reazione contro i torinesi di Torino, legati alla squadra granata e mai troppo benevoli con i terroni.

Senza rischio di cadere nelle retorica a buon mercato, in quei pochi giorni passati con lui la cosa che ricordò con maggior affetto è proprio la forte carica umana che portava con sé. Un compagno premuroso, attento agli aspetti emotivi che la lotta politica porta con sè, un compagno che si prendeva cura degli altri, di chi si trovava ancora in carcere, e che aveva un amore viscerale per i libri, consigliandone diversi che ho poi puntualmente letto, capace di ascoltare con grande umiltà, senza fare pesare il proprio immenso bagaglio di esperienze. Ricordo ancora con affetto e stupore la sua chiamata dopo la manifestazione contro il muro antimigranti e le frontiere al Brennero, il 7 maggio 2016, in cui chiedeva come stavamo domandando aggiornamenti sulla situazione. Pensa Sante, adesso per quella manifestazione la procura di Bolzano, dopo aver già regalato alcune decine di anni di galera, chiede oltre 330 anni di carcere per 63 compagni/e. E mi viene in mente una delle tue poesie che amo di più La nostalgia e la memoria che parla della generazione che correva compatta da papà Cervi a consolarlo, a consolarsi, degli operai perseguitati da Scelba e da Valletta, di tutti quelli che nella storia, nonostante le peggiori porcate e infamie commesse obbedendo zelanti alla legge, la passano sempre liscia. Tanti compagni/e rischiano di pagare un prezzo altissimo per non essersi girati dall’altra parte mentre migliaia di persone morivano – e muoiono – in mare o sui passi alpini, contro cui volevano militarizzare un confine con muro annesso. La cosiddetta società, soprattutto oggi, fatica a capire cosa abbia spinto, in passato come oggi, centinaia e migliaia di persone a rischiare la propria libertà per difendere quella altrui. Il motivo, ieri come oggi, è lo stesso che hai descritto in – Comunismo – un’altra tua bellissima poesia: É l’inno all’amore di sempre: per l’uomo sfruttato, inchiodato, calpestato che finalmente dall’officina e dalla prigione alza l’arma e la fronte.

Ciao Sante, grazie. Un brindisi a te

Enzo

Posted in General, Storia di classe | Tagged , , , , | Comments Off on Quei fiori per Mara. Un ricordo di Sante Notarnicola

[Lavoro-Bolzano] A proposito del trasferimento del Centro Carni Aspiag

I LAVORATORI NON SONO CARNE DA MACELLO

Già da anni si vociferava di un possibile trasferimento del Centro Carni Aspiag di Bolzano. Ora per il centinaio di lavoratori vi sono impiegati e per le loro famiglie i timori si fanno sempre più concreti.

Attualmente è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti ma a partire dal 1 aprile il rischio di rimanere a casa sarà molto alto, come lo sarà probabilmente per moltissimi altri lavoratori e lavoratrici nel resto della penisola.

Mentre la critica alla globalizzazione nel corso del tempo è stata storpiata e inglobata malamente nell’ideologia sovranista, ancora una volta l’evidenza dei fatti ci spinge a ripetere: il nostro nemico è il padrone e la questione è di classe. Non è una questione di ristabilire la sovranità di uno Stato ma di abbattere il sistema capitalistico.

Non è più necessario spostare la produzione nei cosiddetti paesi in via di sviluppo per avere la libertà di sfruttare i lavortori e di massimizzare il profitto sulla loro pelle. Prendendo ad esempio il caso Aspiag di Bolzano, vediamo che è sufficiente spostare la produzione a meno di 300 km, a Monselice. La zona di pianura compresa tra Veneto e Lombardia è nota per le numerose cooperative alle quali grandi aziende si appoggiano per scaricare quel fardello che sono i lavoratori per i padroni ma è anche stata e continua ad essere teatro di lotte determinate condotte dai lavoratori della logistica e in una di queste venne ammazzato da un servo obbediente Abd el Salam nel 2016.

Questo sistema di appalto (che vede coinvolte non solo cooperative in realtà ma anche altre aziende di servizi) permette all’azienda appaltatrice di avere le “mani pulite” continuando a lucrare sulla forza lavoro ingaggiando qualche scagnozzo intermediario cui spetta il lavoro sporco e che a sua volta trasforma lo sfruttamento in profitto.

Si trovano in questa situazione gli operai della logistica Aspiag (assunti da una ditta appaltatrice) di Padova e di Noventa di Piave, i quali -o meglio alcuni di quali- sotto ricatto dell’azienda, devono scegliere se accettare il trasferimento a circa 100 km dal loro attuale posto di lavoro e nuovi massacranti turni o se perdere il posto di lavoro.

Causa comune delle preoccupazioni dei lavoratori Aspiag bolzanini e veneti è Agrologic, nuovo centro logistico sorto a Monselice dove si concentreranno diverse attività. Un polo agroalimentare da oltre 300 mln di euro e 320.000 metri quadrati di superfice per un presentato come innovativo ed ecologico ma che è in realtà un enorme blocco di cemento dedicato alle attività di una filiera che è tra le più inquinanti. Proprio grazie alla costruzione di Agrologic nel 2018 Monselice è risultato il decimo tra i comuni italiani che hanno consumato più suolo e terzo tra i comuni veneti per territorio cementificato.

Le reazioni dei lavoratori e dei sindacati tra Bolzano e Padova-Noventa sul Piave sono state molto diverse: a Bolzano, conoscendo il livello di connivenza della CGIL e puntando sull’isolamento dei lavoratori, i padroni non si sono nemmeno degnati di aprire un tavolo delle trattative per il momento. In Veneto i sindacati in rappresentanza sono CGIL e AdI Cobas. La CGIL, dopo qualche trattativa e qualche briciola, ha lestamente firmato un’accordo di massima, incassando i ringraziamenti e i complimenti di Aspiag che non per niente ha “invitato” i lavoratori a farsi rappresentare dalla CGIL stessa. Molti lavoratori però, consapevoli del ruolo della CGIL di facilitatrice nell’applicazione di queste infami politiche antioperaie, hanno deciso insieme ai Cobas di continuare a lottare per difendere i loro interessi e le loro necessità attraverso scioperi e iniziative pubbliche di fronte ai punti vendita invitando al boicottaggio dei supermercati Despar.

Nello spirito di solidarietà tra i lavoratori e con la consapevolezza che solo uniti si vince, riprendiamo una parte di un comunicato dei Cobas sulla questione:

Chiediamo a tutte/i di mettere in campo iniziative contro la prepotenza di questi personaggi, che pensano di avere il potere di fare tutto quello che vogliono, che distruggono i nostri territori costruendo supermercati ovunque, sfruttano i produttori imponendo il prezzo della merce, fanno morire le piccole attività, che durante la Pandemia hanno incrementato i loro profitti e non portano rispetto nemmeno per i loro dipendenti, che solo un anno fa avevano il coraggio di chiamare eroi. ”

Posted in Critica sociale, General | Tagged , , , , , , | Comments Off on [Lavoro-Bolzano] A proposito del trasferimento del Centro Carni Aspiag

[Processo Brennero] A proposito del reato di “Devastazione e saccheggio”

Sebbene la manifestazione contro la costruzione del muro antimigranti al Brennero sia avvenuta in Alto Adige ed un gran numero di manifestanti coinvolti siano della Regione, il processo e le esorbitanti condanne richieste non hanno incontrato grande dibattito e – sembra – nemmeno grande interesse. La cosa non stupisce più di tanto in una Provincia in gran parte abituata a ignorare ciò che accade oltre la chiusa di Salorno o il passo del Brennero. A maggior ragione se l’oggetto della discussione sono anarchici, linksradikalen o chaoten come vengono definiti sul Tageszeitung o sul Dolomiten. Tuttavia va rilevato l’assordante silenzio con cui – nella cosiddetta società civile – è stata accolta la richiesta di 338 anni di carcere per una manifestazione che aveva l’obiettivo di rompere l’indifferenza per non dire peggio, con cui gran parte della società viveva il dramma delle migrazioni e della possibile costruzione di un muro che avrebbe segnato un punto di non ritorno.

Il processo istituito dalla Procura di Bolzano attraverso l’applicazione dell’articolo 419 “Devastazione e saccheggio” ha l’obiettivo di cancellare le motivazioni politiche e umane profonde che hanno spinto centinaia di compagni/e a manifestare al Brennero in quella giornata di 5 anni fa. Sta a noi e a chi conserva ancora un briciolo di amore per la giustizia e la libertà, contrastare e rispedire al mittente tale folle disegno accusatorio, costruendo solidarietà, spezzando l’indifferenza e rivendicando quella giornata il cui valore è confermato dagli spaventosi eventi precedenti e successivi che hanno visto crescere una guerra sempre più spietata ai proletari, agli immigrati, ai profughi.

Il Manifesto del corteo al Brennero “Abbattere le frontiere”

Con ogni probabilità, dopo i processi istituiti contro i componenti del Befreiungsausschuss Südtirol (BAS), si tratta – a livello locale – del processo politico del dopoguerra con il più grande numero di imputati e con le richieste di pena più alte. Ricordiamo che per il secondo filone del processo il pubblico ministero Andrea Sacchetti ha richiesto 338 anni complessivi di carcere per 63 imputati/e, arrivando a chiedere 15 anni di carcere (ridotti di un terzo per via della scelta del rito abbreviato) per alcuni compagni.

Come abbiamo scritto già in altri contributi nel presente Blog, i due principali processi istituiti contro 126 manifestanti imputati presenti al confine quel giorno (nel primo processo la sentenza di primo grado ha inflitto 37 anni di carcere complessivi per 63 imputati), hanno un evidente intento politico, che rientra in una prassi repressiva che negli ultimi decenni si è consolidata a livello nazionale e che in tale chiave va letta e analizzata.

Grazie al recente articolo Devastazione e saccheggio: un reato politico da abolire, accusate/i da sostenere, pubblicato da Prison Break Project (PBP), riprendiamo le nostre riflessioni relative al processo per la manifestazione contro il muro antimigranti che si è tenuta al Brennero quasi 5 anni fa, nel maggio 2016.

Le esorbitanti richieste dei PM contro i manifestanti derivano dalla contestazione dell’articolo 419 del codice penale, che afferma:

Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’art. 285,commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da 8 a 15 anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero su armi, munizioni o viveri esistenti in luogo di vendita o di deposito”.

Ma di che reato si tratta? Sebbene sia per noi chiaro come la legge sia la cristallizzazione dei rapporti di forza nella società, è importante conoscere quale è la genesi e lo spirito della legge. Come scrive Prison Break Project:

La sua origine risale al codice fascista Rocco e da allora il reato non ha subito significative trasformazioni, arrivando intatto fino ai nostri giorni con il suo portato di pesanti condanne. Già l’espressione “devastazione e saccheggio” ha il compito di evocare sciagure ed eventi calamitosi, perché no la figura degli sciacalli… insomma un reato nato per fermare i barbari, i nemici della società per i quali non deve essere fatto alcuno sforzo di comprensione delle motivazioni”.

Il reato di “devastazione e saccheggio” nel dopoguerra è stato utilizzato in seguito ai moti insurrezionali scoppiati dopo l’attentato al segretario del PCI Palmiro Togliatti nel 1948 e per le manifestazioni antifasciste contro il Governo Tambroni (che intendeva riportare i fascisti al Governo promuovendo un’alleanza fra Dc e Msi) del 1960.

Poi per molti decenni non è mai stato contestato ed è soltanto a partire dagli anni 2000 che le Procure di mezza Italia hanno iniziato a farvi ricorso, nel tentativo di seppellire sotto decenni di carcere chi ha partecipato a manifestazioni pubbliche in piazza. Destinatari principali di tale accuse, in particolare dopo il processo per i fatti del G8 di Genova che ha visto una decina di compagni/e condannati a pene abnormi (mentre poliziotti e carabinieri responsabili di efferate torture, pestaggi, minacce di stupro e di un assassinio hanno fatto carriera) sono ultras, prigionieri delle carceri protagonisti di rivolte e compagni/e antagonisti. Ricordiamo solo alcune delle manifestazioni per cui negli ultimi anni tale reato è stato contestato: Genova 2001, Milano 2006 (corteo antifascista), Trento 2010 (corteo dopo sgombero Assillo occupato), Roma 2011, Cremona 2015 (corteo antifascista), Milano 2016 (1 maggio NoExpo), Brennero 2016 (corteo contro muro antimigranti), Napoli 2017 (manifestazioni contro Salvini), Torino 2019 (sgombero Asilo). Un caso a parte è rappresentato dall’accanimento repressivo contro il movimento No Tav in Val di Susa per il quale la Procura di Torino ha adirittura imbastito accuse di terrorismo, un altro termine quest’ultimo, il cui significato è stato negli anni distorto e piegato a piacimento ai fini repressivi più abietti.

Nel corso del 2020 caratterizzato dalla Pandemia abbiamo visto inoltre come le Procure non abbiano lesinato arresti, misure cautelari nei confronti di compagni solidali con i carcerati (vedi operazione preventiva contro anarchici bolognesi) oppure contro manifestanti a Firenze, Napoli o Torino. In particolare per le manifestazioni avvenute nel capoluogo piemontese nelle settimane scorse la Procura di Torino agitando lo spauracchio della Devastazione e del saccheggio, aveva richiesto misure cautelari per 37 persone fra cui 14 minorenni. Lo stesso reato viene utilizzato nei processi contro i prigionieri protagonisti delle rivolte nel carcere di Pavia (99 prigionieri sotto processo) o in quello di San Vittore a Milano.

Qual è la pericolosità di un articolo penale del genere? La sua indeterminatezza: la norma punisce il fatto “di devastazione” o il fatto “di saccheggio” ma non ci dice cosa dobbiamo intendere per devastazione o saccheggio.

Come sottolineano i compagni di PBP:

L’evoluzione e la frequenza sempre più vertiginosa del ricorso delle procure a questo reato mostra la sua plasticità e il suo essere profondamente legato all’apprezzamento del singolo giudice o procuratore”.

La genericità e l’indeterminatezza rendono l’articolo 419 un perfetto strumento di intimidazione politica e che si presta perfettamente alla repressione delle manifestazioni pubbliche di piazza, anche laddove non avvengono danneggiamenti significativi, come al Brennero appunto (8.000 euro scarsi di danni complessivi), inscrivendosi nel diritto penale del nemico:

Devastazione e saccheggio” dunque è un reato che si plasma a seconda dell’autore, delle situazioni e dell’interpretazione soggettiva del giudice di turno. Non è tanto, quindi, la dinamica dei fatti a interessare, ma il contesto in cui avvengono e soprattutto l’identità e i valori attribuiti a chi viene accusato.”

Ne consegue che, laddove vi sono imputati processati “devastazione e saccheggio”, ad essere sotto accusa – alla mercè degli umori, delle idee politiche, degli interessi e dei capricci di giudici e magistrati – è l’identità politica dei compagni sotto processo, la loro volontà di lottare e di non rimanere indifferenti alla violenza delle politiche economiche del capitalismo e dei suoi rappresentanti politici.

Riguardo ai recenti arresti di Torino PBP sviluppa una riflessione che vale anche per i compagni sotto processo per i fatti del Brennero:

La vicenda di Torino esplicita anche la necessità di seppellire sotto una dicitura criminogena ogni elemento legato alle motivazioni che hanno spinto certe azioni. La violenza, il furto, il danneggiamento sono sempre “irrazionali” e “inaccettabili”, non ci possono essere comprensioni o cedimenti. Si tratta quindi di un reato che ha l’obiettivo di eliminare ogni possibile spazio alle motivazioni politiche degli autori. È inoltre un’arma particolarmente efficace di punizione politica di determinate situazioni: non interessa dimostrare se l’inquisito è davvero autore dei fatti reato, ma è sufficiente che sia stato presente nel luogo in cui sono stati commessi poiché l’istituto del concorso di persone, specie nella tradizione che si è affermata da Genova in poi, permette di condannare chi in vario modo ha partecipato ai moti collettivi. Per la magistratura che usa questo dispositivo l’indicazione è chiara: “si tratta di criminali e bisogna esclusivamente guardare ai loro danni e malefatte”.

E nel rilanciare la necessità di costruire la solidarietà per tutti gli imputati e le imputate per il corteo al Brennero, facciamo nostre le conclusioni dell’intervento di PBP:

É importante non lasciare sole le persone che vengono investite da questa “macchina da guerra” giuridica. Non solo le e gli imputati, ma anche chi è loro vicino, in termini affettivi, relazionali e politici. Perché un primo passo per inceppare il diritto penale del nemico è evitare l’isolamento e l’abbandono alla demonizzazione mediatica e politica. Se la risposta giudiziaria vuole soffocare le forme di rabbia, magari irruenta e non categorizzabile come “purezza rivoluzionaria”, diventa indispensabile salvaguardare l’espressione del conflitto sociale in questo periodo dove individualismo, indifferenza ed obbedienza rischiano di divenire il pensiero unico.”

Per approfondire: 

Prison Break Project. Costruire Evasioni, sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico. Be Press, 2017.

Prison Break Project. Terrorizzare e reprimere, il terrorismo come strumento repressivo in continua espansione.

“Devastazione e saccheggio” Un reato indeterminato

Devastazione e saccheggio. Anatomia di un reato

Posted in Antirazzismo, Critica sociale, General, Internazionalismo, Oltre il Brennero | Tagged , , , , , | Comments Off on [Processo Brennero] A proposito del reato di “Devastazione e saccheggio”