“Un insegnante come Leopold Steurer”. Le ferite aperte del Sudtirolo

Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano dell’articolo “Ein Lehrer, wie der Herr Steurerdi Florian Kronbichler, recentemente pubblicato sul settimanale ff. Una conversazione fra lo storico sudtirolese Leopold Steurer e Martha Ebner, vedova di Anton Toni Ebner, deputato per la SVP dal 1948 al 1963 nonché direttore – dal 1951 – della casa editrice Athesia e – dal 1956 – del giornale Dolomiten.
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[Brennero-Lana] La frontiera è ovunque. Propaganda, razzismo e Racial Profiling

All’alba di sabato 18 dicembre, a pochi chilometri dal passo del Brennero, sono stati investiti e uccisi da un treno Mohamed Basser, di 26 anni, e Mostafà Zahrakame, di 46 anni. Dopo aver varcato a piedi il confine con l’Austria si erano diretti in Italia per ragioni sconosciute ma facilmente intuibili.

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[Bolzano] Striscioni e volantini contro la guerra di fronte a IVECO DV

Sabato 19 dicembre a Capo Frasca, in Sardegna, si è svolta un’importante manifestazione antimilitarista durante la quale, nonostante il massiccio impiego di reparti celere antisommossa, di lacrimogeni ad altezza uomo, di un elicottero e di un idrante, i manifestant* sono riusciti a recidere decine di metri di filo spinato riuscendo così ad entrare nel perimetro del poligono militare. Per la preziosa mobilitazione sarda contro la guerra e le infrastrutture che la permettono, la Procura di Cagliari ha imbastito una pesante inchiesta repressiva chiamata Lince (dal nome di alcuni mezzi militari incendiati da anonimi) che ha trovato un’ampia solidarietà. Per tale giornata, alcuni compagni di Bolzano hanno deciso, con una piccola azione simbolica, di rendere visibile alla città uno stabilimento che vive di guerra e che giustifica la propria esistenza in relazione al numero di conflitti che scoppiano – o vengono fatti scoppiare a seconda delle esigenze del profitto – sul pianeta.  Continue reading

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[Bolzano] A proposito di Daspo, Decoro e Degrado. Un contributo critico

PER FARE POLITICHE DI DESTRA OCCORONO FIGURE POLITICHE DI SINISTRA

‘’Decoro, sanzioni e tanti ‘’vietato’’: Sindaco e destre presentano insieme la proposta di modifica del Regolamento di polizia urbana per far fronte alla fobia del “degrado”. La proposta di modifica del Regolamento di polizia urbana si caratterizza soprattutto per aver cambiato il proprio focus e orientamento: non più la salvaguardia del patrimonio in quanto tale ma il contrasto di tutto quello che possa minare il concetto morale e moralizzante di “decoro”. Gli strumenti? Daspo e multe salate.’’Salto.bz

Non è la prima volta che nella città di Bolzano vengono introdotte misure folli per contrastare la problematica ingigantita del degrado di Bolzano. Continue reading

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[Bolzano] 25 Novembre tutti i giorni – manifesti e volantini solidali

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Tale data è stata scelta per ricordare le sorelle Patria, Dedè, Minerva e Maria Teresa Mirabal, torturate e uccise dal feroce dittatore anticomunista e filoamericano della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo. Oppositrici del feroce dittatore, la loro attività venne scoperta dalla polizia che le arrestò insieme ai mariti nella primavera del 1960. Continue reading

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[Storia di classe] Dalla guerra di Spagna al Durchgangslager di Bolzano fino al Brasile. Storia dell’anarchico Carlo Aldegheri

Per le CIERRE edizioni è uscito un libro curato da Andrea Dilemmi, recentemente presentato presso lo spazio autogestito La Sobilla di Verona, che racconta la vita di Carlo Aldegheri, un anarchico veronese che nel corso della sua vita attraversò da protagonista le lotte degli oppressi del Novecento. Una biografia che, riprendendo il titolo del libro a lui dedicato, attraversa 4 paesi e due continenti, specchio delle tormentate vicende vissute da migliaia di proletari e rivoluzionari a cavallo delle due guerre, perseguitati dalle polizie di mezza Europa e dai regimi nazifascisti. Una biografia che percorre anche una delle pagine più tragiche e dolorose che hanno segnato la città di Bolzano, dove venne allestito il Durchgangslager di via Resia, in cui venne internato anche Aldegheri.

Nato nel comune di Colognola ai Colli nel 1902 da una famiglia di braccianti ed avvicinatosi al Partito Socialista negli anni immediatamente successivi alla fine della Grande guerra, in seguito al dilagare delle violenze squadriste – appoggiate dalle autorità di polizia – fu costretto ad espatriare in Francia nel 1922.

Carlo Aldegheri 1902-1995

Negli anni dell’emigrazione per sopravvivere svolge numerosi lavori ed impara il mestiere di calzolaio, oltre a ciò l’emigrazione è anche una palestra di formazione politica; è proprio in questi anni infatti che egli si avvicina agli ideali anarchici. Nel febbraio 1934 si trasferisce in Spagna, presso Barcellona e l’anno successivo sposa Ana Canovas Navarro (Anita), operaia anarcosindacalista della Confederacion Nacional del Trabajo (CNT) da cui ha una figlia.

Carlo Aldegheri e la moglie Anita. Foto presa dalla pagina Facebook dello spazio La Sobilla

Nel luglio 1936, in seguito al tentato golpe dei militari spagnoli, Aldegheri si arruola nella milizia alpina di Sabadell con cui combatte ad Huesca. Il 16 dicembre da Sabadell scrive una lettera ai genitori da cui traspare la speranza che la lotta antifascista spagnola rappresenta:

Carissimi genitori, Non ricevo mai vostre notizie, malgrado tutto spero che starete tutti in buona salute: io pure mi trovo bene, pure la mia situazione è ammirevole, ho radio, machina singer per io e per la mia compagna. Sta nascendo una nuova aurora in questa nazione, cosa che avevo suognato tutta la mia vita e, ora sto nel camino della vittoria, sto contribuendo in lei, e il giorno del trionfo sarò l’huomo il più felice che ci può essere sopra la terra.”

Agli inizi del 1939, dopo la sconfitta repubblicana e la rovinosa fuga di centinaia di migliaia di militari e civili repubblicani, Aldegheri è fra i volontari che vengono internati nei campi di concentramento francesi di Argeles-sur-mer e Gurs. Viene poi inquadrato nelle Compagnie di lavoro francesi destinate ai lavori di fortificazione della difesa francese. La rapida avanzata tedesca lo sorprende mentre è impegnato con la propria compagnia di lavoro a Dunkerque. Viene arrestato dalla Wehrmacht e inviato al campo di concentramento di Sagan. Viene poi riconsegnato alle autorità italiane e dopo essere stato preso in consegna al passo del Brennero nell’agosto 1941 viene rinchiuso nel carcere degli Scalzi di Verona. Il 3 settembre successivo è condannato a 5 anni di confino sull’isola di Ventotene. Dopo la caduta del fascismo Aldegheri, in quanto anarchico e perciò considerato fra i più pericolosi nemici anche dal “nuovo” corso badogliano, viene rinchiuso nel campo di Renicci di Anghiari dove viene ferito da una fucilata esplosa dalle guardie durante degli scontri. Nel gennaio 1944 riesce a raggiungere Caldiero, nella provincia di Verona, ed entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale [CLN] locale.

Il 10 settembre successivo viene arrestato dai tedeschi ed internato nel campo di concentramento di Bolzano dove riesce ad evitare la deportazione grazie alla propria professione di calzolaio, come ebbe modo di raccontare anche nell’ intervista rilasciata in Brasile, poco tempo prima di morire. Nel lager di via Resia rimane fino al maggio 1945. 

L’universo concentrazionario nazista si avvaleva in modo sistematico della manodopera dei prigionieri per perpetuarsi e in molti casi l’abilità lavorativa o determinate capacità potevano valere come merce di scambio all’interno del campo per acquisire piccoli privilegi che facevano la differenza nella generale miseria della situazione. Nell’intervista rilasciata nel 1994 in Brasile (dal minuto 16.45 al 23.10 circa) Aldegheri racconta come all’interno del campo bolzanino egli si sia salvato grazie al suo mestiere di calzolaio. Sebbene la “scelta” di lavorare per i tedeschi non mancò di destare sospetti fra gli altri internati, egli grazie alla sua attività lavorativa riuscì ad evitare la deportazione nei campi di sterminio nazisti ed a utilizzare la propria posizione per aiutare gli altri internati nel trovare razioni ulteriori di cibo.

Un altro piccolo tassello nella ricostruzione del dramma della deportazione che vedeva in Bolzano uno degli snodi di smistamento più importanti per il Nord Italia. Una testimonianza che restituisce le logiche e le dinamiche legate alla sopravvivenza del prigioniero di fronte all’arbitrio più totale degli occupanti nazisti.

Dopo la fine della guerra Aldegheri ritorna a Verona dove è attivo nell’Uvam (Unione veronese antifascisti militanti) ma ben presto la delusione per il nuovo corso democratico e le difficoltà lavorative portarono alla decisione di emigrare nuovamente; questa volta la destinazione era però il Brasile, nella zona di San Paolo.

Carlo Aldegheri nel 1964 in Brasile (con gli occhiali da sole) insieme ad altri compagni. Foto presa dalla pagina Fb dello spazio La Sobilla

“Il principio che professa l’anarchico è quello di annullare qualsiasi governo e che i lavoratori si autogestiscano attraverso la propria organizzazione. […] Noi crediamo che l’anarchia sia l’unico modo per l’umanità di vivere in una società davvero umana. Perchè l’uomo è per natura socievole. […] Siamo contrari all’autorità, perché l’autorità crea il dispotismo, crea le classi e crea l’ingiustizia. Crediamo che, tramite la filosofia anarchica, potremmo vivere in una società organizzata sull’impegno di ognuno di noi, a livello nazionale e internazionale, e vogliamo creare un mondo senza frontiere, senza frontiere e senza militari. […] L’anarchismo è un ideale che, per come è descritto dai nostri teorici, è utopico. Non che io sia contrario all’anarchismo, anzi, rappresenta la luce in fondo al tunnel. L’anarchismo è un giorno che l’umanità potrà essere obbligata a vedere, dopo che questo regime dei nostri tempi ci avrà mostrato tutte le ingiustizie del mondo.”

Nel Paese Sudamericano l’anarchico veronese trascorse gli ultimi decenni della sua vita, continuando la propria militanza politica che verso la fine degli anni Ottanta lo portò ad entrare in contatto con un gruppo di Punk brasiliani.

Foto presa dalla pagina Fb dello spazio autogestito La Sobilla

Aldegheri muore il 4 maggio 1995 a Guarujà, in Brasile. Sua moglie Anita morirà nel 2015, a 109 anni.

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[Bolzano] Volantinaggio solidale con Yaya Yafa e lavoratori SDA

Nella notte fra il 20 e 21 ottobre 2021, in un magazzino di Bentivoglio in provincia di Bologna, è morto Yaya Yafa, 22enne originario della Guinea Bissau. Aveva firmato da appena 3 giorni il proprio contratto di lavoro interinale presso la SDA-Poste italiane dell’interporto di Bologna. Una morte non casuale, risultato della sistematica precarizzazione del lavoro con uomini e donne che vengono assunti, anche solo per pochi giorni, senza alcuna formazione e senza alcun rispetto delle norme di sicurezza.

Yaya Yafa, 22 anni, ucciso dal lavoro precario in un magazzino di Bologna

Striscione dei lavoratori del sindacato di base SICOBAS presso l’Interporto di Bologna

Anche a Bolzano alcuni compagni e compagne si sono uniti all’onda di rabbia e solidarietà che si è alzata in molti magazzini della logistica ma non solo, e sono andati di fronte alla sede della SDA di Bolzano per distribuire volantini e affiggere manifesti solidali con Yaya e con i lavoratori costretti in condizioni sempre più precarie, con il beneplacito dei sindacati confederali, inerti e complici di tale sistema.

Manifesti affissi in zona industriale a Bolzano

Di seguito il testo del volantino distribuito:

VOSTRI I PROFITTI,NOSTRI I MORTI

Un’altra, ennesima, morte sul lavoro.

Yafa Yaya ci lascia a soli 22 anni, originario della Guinea Bissau, costretto ad emigrare in cerca di un futuro migliore, giunto in Italia aveva iniziato a lavorare in SDA solamente due giorni fa e il terzo giorno è risultato fatidico per la sua vita.

«Stava controllando la ribalta e il camion non era frenato e improvvisamente si è mosso, schiacciandogli la testa tra la ribalta e il muro. Una morte bruttissima».

Molto probabilmente qualcuno parlerà di fatalità, ma noi sappiamo bene che la morte del lavoratore di SDA è la conseguenza delle condizioni di lavoro troppo spesso precarie, della mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro, che troppe volte sono il frutto della ricerca continua del profitto da parte dei padroni.

Se da un lato si cerca di dividere i lavoratori con la questione del Green Pass, dall’altre parte, le condizioni di lavoro nei magazzini o nei reparti peggiorano costantemente.

Al terzo giorno di lavoro è normale che un ragazzo, per di più così giovane, non abbia la capacità di tutelarsi dal punto di vista dei movimenti e quindi della sicurezza (FIGURIAMOCI SE LO FANNO LORO..), ma non è normale che nei posti di lavoro si dia vita a questo riciclo di lavoratori che, una volta spremuti per bene, vengono mandati a casa e sostituiti con altri attraverso queste maledette agenzie interinali che offrono continua manodopera a ribasso. Come lavoratori, senza distinzioni di sigle e di settori, dobbiamo impegnarci affinché questo abominio della forza lavoro somministrata termini, e lo possiamo fare solo attraverso il conflitto generalizzato ed organizzato nei luoghi di lavoro.

Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B!

Padroni e governo, che in questi giorni si ergono a paladini della salute e della prevenzione del rischio pandemico, sono gli stessi che da anni smantellano ogni tutela sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; sono gli stessi che incentivano l’utilizzo abnorme di manodopera precaria e interinale, più ricattata e più sfruttata, quindi più esposta al rischio di incidenti.

I posti di lavoro sono ogni giorno più un vero e proprio teatro di guerra!

È ORA DI DIRE BASTA A QUESTA MATTANZA!

È ORA DI METTERE FINE ALLA PROLIFERAZIONE SENZA LIMITE DI CONTRATTI INTERINALI E A TERMINE!

È ORA DI DAR VITA A UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LE MORTI SUL LAVORO E PER LA DIFESA DELLA SICUREZZA E DELLA VITA DEGLI OPERAI!

Hai subito un’ingiustizia sul lavoro? Il tuo padrone è una merda? Scrivici all’indirizzo santabarbarabz@canaglie.net

organizziamoci assieme contro lo sfruttamento!

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[Egna] Pistole ai Vigili. L’ebbrezza della sicurezza

La propaganda politica e le falsificazioni della realtà di partiti come la Lega portano molto spesso a risultati grotteschi, condivisi e sdoganati anche dalla cosiddetta “sinistra” di governo.

Sebbene da diversi anni i reati di ogni tipo siano in calo, una pletora di consiglieri comunali, provinciali e regionali sono in costante affanno alla ricerca di casi con cui allarmare la popolazione, esagerandone la portata, con l’obiettivo di indurre nella popolazione una sensazione di insicurezza con cui poi tali avvoltoi speculano politicamente richiedendo leggi e dispositivi giuridici sempre più punitivi, in particolare con i poveri. A Bolzano la propaganda costruita intorno al parco della Stazione è un caso esemplare.

Da molti anni ormai partiti razzisti e fascistoidi come Lega e Fratelli d’Italia tentano di legare la questione della sicurezza all’immigrazione di lavoratori stranieri, con l’obiettivo di costruire una società sempre più densa di paure e paranoie, in cui lo straniero -con o senza documenti- viene utilizzato da tali cialtroni per scaricare le tensioni sociali prodotte da essi stessi.

É però interessante notare, come nel bucolico paese di Egna/Neumarkt, nella Bassa Atesina, una consigliera comunale della Lega, tale Rosa Valenti, sia riuscita a convincere la giunta comunale di uno dei borghi più belli d’Italia a trovare i fondi per l’acquisto di 4 pistole, destinate al corpo locale della polizia municipale. La consigliera leghista dell’ondata salviniana, ha motivato tale posizione dicendo: «credo fortemente nella sicurezza dei cittadini ma anche del personale che opera sul territorio con i rischi che ne conseguono».

Cosa è successo a Egna negli ultimi anni di tanto grave da rendere necessaria la circolazione di altri uomini armati oltre ai Carabinieri che proprio nel paese hanno una stazione? Nulla, nel paese della Bassa Atesina non ci sono guerre fra narcos oppure cellule di Al-Qaeda eppure secondo la consigliera leghista era necessario armare nuove persone per garantire la sicurezza degli abitanti di un paese in cui non risultano esserci problemi di gravità tale che possano anche solo lontanamente giustificare un provedimento del genere. La pistola ai vigili è la bandierina che ora la leghista può sventolare e rivendicare come vittoria.

Avere più persone armate significa avere più sicurezza? Evidentemente no, la situazione esistente negli Stati Uniti, il paese con il più alto numero di armi in circolazione, dice l’esatto contrario. Portare una pistola oppure un’arma mortale come il Taser, può portare ovviamente al suo utilizzo e alla tentazione per gli uomini in divisa di trasformarsi in sceriffi. Recentemente, con il caso dell’assassinio di Matteo Tenni ad Ala, abbiamo visto cosa significhi dare armi in mano a persone incapaci di gestire la tensione. Sempre nel Trentino, nella fattispecie a Trento, un vigile alcuni anni fa sparò a dei ragazzini in fuga dopo un furto. I casi cronaca nazionale riportano numerosissimi casi di omicidi tentati o compiuti da vigili urbani nell’ambito della propria attività. Ricordiamo a Como nel 2006 un ragazzo di 19 anni ucciso perchè faceva dei graffiti, oppure il cileno di 28 anni ucciso da un vigile di Crescenzago, vicino a Milano, nel 2012.

La Lega è il principale partito che sostiene la liberalizzazione nella vendita di armi, ed è sempre in prima linea nel difendere gioiellieri o altri esercenti che uccidono autori di furti nelle proprie propretà. Nel marzo 2019, ai tempi del governo gialloverde che tanto si adoperò per inasprire le pene per chi lottava a difesa dei propri diritti o per salvare vite umane nel Mediterraneo, la Lega presentò una proposta di legge per facilitare l’acquisto di “un’arma destinata alla difesa personale”. Tale provvedimento era composto da tre articoli in tutto che puntavano ad “aumentare da 7,5 a 15 joule il discrimine tra le armi comuni da sparo e quelle per le quali non è necessario il porto d’armi”.

La misura proposta dalla leghista Valenti, ma appoggiata da tutto il resto del Consiglio comunale, SVP e PD in testa, contiene in sé la sintesi di tutta la propaganda leghista-salviniana che evidentemente ha fatto breccia, inventando emergenze là dove non ce ne sono.

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[Internazionalismo-Bolzano] Né con i Talebani né con l’occupazione. Volantinaggio e striscioni solidali con le donne afghane

Durante la sbornia mediatica durata settimane in cui i principali media e politici – dopo avere per anni sostenuto e finanziato la guerra di occupazione – hanno versato ipocrite lacrime di coccodrillo per commentare la rovinosa sconfitta delle forze occidentali nella guerra di invasione in Afghanistan non è stato detto praticamente nulla riguardo i crimini commessi dalle forze occidentali e dal loro governo fantoccio di collaborazionisti afghani nel corso di 20 anni di occupazione da parte della NATO. Un gruppo di compagne e compagni bolzanine/i con buona memoria e consapevoli dell’evidente strumentalizzazione e mistificazione mediatica della condizione delle donne afghnane operata dai principali media col fine di giustificare vecchie e nuove guerre neocolonialiste, ha distribuito per le strade del centro di Bolzano volantini e affisso striscioni in occasione di una giornata di mobilitazione internazionale chiamata dall’associazione rivoluzionaria delle donne afghane (Revolutionary association of the women of Afghanistan – RAWA) per costruire la solidarietà dal basso nei confronti delle donne afghane. Per combattere la narrazione guerrafondaia e colonialista occidentale così come contro il regime oscurantista talebano da poco insediatosi Kabul.

Foto presa dalla pagina Fb Bolzano antifascista

Di seguito il volantino che è stato distribuito per le vie della città:

Né con i Talebani, né con l’occupazione: femminismo e rivoluzione!

L’emancipazione delle donne afghane non potrà essere mai raggiunta finché l’occupazione non avrà termine e i talebani e i criminali del “fronte nazionale” non saranno eliminati!”

Associazione Rivoluzionaria delle Donne d’Afghanistan (RAWA)

Oggi lasciamo a casa paternalismo e sguardi coloniali: lasciamo parlare Rawa e le “sue” donne rivoluzionarie afghane contro i

governi e il femminismo bianco borghese, prendendo posizione contro l’imperialismo, le occupazioni e il militarismo.

Con Rawa e con tutti i popoli oppressi per denunciare le politiche neocoloniali, il commercio di armi e il sistema industriale

militare che trae vantaggio dalle guerre in atto in Afghanistan e in altre parti del mondo.

Questo scriveva RAWA il 9 marzo del 2010 riguardo alla condizione delle donne e in generale della popolazione afgana sotto l’occupazione NATO:

Febbraio 2010: i signori della guerra locali nella provincia di Ghor in Afghanistan occidentale frustato pubblicamente due donne afgane. Sebbene non ci si possa aspettare nulla di diverso dal regime fantoccio più corrotto e sporco del mondo, il dolore delle donne afghane viene condannato a diventare

cronico nel momento in cui il mondo crede che gli USA e la NATO hanno portato libertà, democrazia e diritti delle donne in Afghanistan.

Otto anni dopo l’aggressione degli USA e dei loro alleati, compiuta sotto la bandiera della “guerra al terrore” che ha messo al potere i più brutali terroristi della Alleanza del Nord e i vecchi

burattini dei servizi segreti filosovietici Khalq e Parcham, facendo affidamento sulla loro collaborazione, gli USA hanno imposto al popolo afghano un governo fantoccio. E invece di sradicare le loro proprie creature – i talebani e Al-Qaeda – gli USA e la NATO continuano a uccidere poveri e innocenti civili, perlopiù donne e bambini, nei loro micidiali attacchi aerei.

Oggi, a distanza di 20 anni dall’inizio della famigerata operazione “Enduring freedom”, salutata da tutti i governi occidentali e dalla stampa prezzolata come guerra umanitaria contro il terrorismo e per la democrazia, siamo qui a fare i conti umani ed economici che le popolazioni afgana e occidentali hanno pagato. Per quanto riguarda le conseguenze dirette di 20 di guerra in Afganistan, le organizzazioni internazionali governative e non riportano i seguenti dati: 240.000 morti tra civili (la stragrande maggioranza) e guerriglieri; 66.000 fra vedove e orfani, Oltre un milione di disabili permanenti e feriti; 5,5 milioni di sfollati interni e

profughi nei paesi confinanti; Il raddoppiamento della percentuale di abitanti in condizioni di povertà estrema (6 su 10); 3,8 milioni di bambini necessitano di aiuto umanitario, 3,7milioni non accedono all’istruzione scolastica; 600 mila soffrono di grave malnutrizione. L’1,6% delle partorienti muore di parto; Il 9% della popolazione adulta è tossicodipendente.

Di seguito i costi economici dell’occupazione militare imposti dai governi della coalizione internazionale alle rispettive popolazioni:

2261 miliardi di dollari spesi dal governo USA (330 milioni al giorno); 8,5 milioni di euro spesi dall’inizio dell’invasione dai governi italiani di ogni colore politico (Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti , Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2, Draghi)

Nonostante l’evidente disastro umanitario e politico prodotto dall’intervento imperialista, i media asserviti ai governi coinvolti

continuano ancora oggi a insistere sulla legittimità di questa guerra coprendo i reali interessi economici e geopolitici che

l’hanno originata, con una pretestuosa motivazione umanitaria in difesa delle donne e dei diritti civili. Nonostante 20 anni di

guerra contro il “terrorismo” e di occupazione militare dell’Occidente, l’Afghanistan è rimasto il “posto peggiore per nascere come donna”

Da un’ intervista a RAWA, agosto 2021:

Qual è stato il ruolo delle ONG occidentali nel Paese, positivo o negativo?

Le ONG nel nostro Paese facevano parte dell’occupazione militare dell’Occidente. Sono state tutte create come funghi dopo l’11 settembre. A parte alcuni piccoli ed efficaci

progetti, hanno principalmente giocato un ruolo negativo. L’USAID (I’agenzia governativa americana) ha attuato principalmente le politiche degli Stati Uniti e così molte altre

ONG internazionali. La ragione principale dietro parte della corruzione e delle tangenti erano queste ONG. Hanno fatto progetti buoni solo sulla carta sotto la supervisione degli

stranieri e che non hanno portato a un effettivo cambiamento di vita sulla nostra gente. I Paesi occidentali hanno lasciato l’Afghanistan uno dopo l’altro.

Il ritiro americano è stato un errore? E se no, perché?

Sì, quasi tutti i Paesi se ne sono andati. Non è assolutamente un errore per noi, piuttosto è qualcosa di positivo. Eravamo totalmente contro questa occupazione e la presenza

di queste truppe. Ma purtroppo il ritiro è frutto di un accordo diplomatico tra gli Stati Uniti ei talebani. Ancora una volta, come per gli anni precedenti, sono i civili afgani che

ne stanno pagando l’enorme costo. I combattimenti in corso uccidono civili, bruciano le loro case e le loro fattorie e li costringono a lasciare i villaggi. Rawa crede fermamente

che nessuna nazione possa ricevere la pace e il progresso come se fosse un regalo. Le nazioni devono lottare, per costruire la pace con le proprie mani, per avere un solido

legame con essa.

Oggi abbiamo accolto la richiesta di amplificare la voce di chi da anni si batte per la propria libertà e quella del suo popolo ricordandoci che: “La resistenza fa parte della natura umana e la storia ne è testimone. Abbiamo gli esempi gloriosi della lotta dei

movimenti “Occupy Wall Street” e “Black Lives Matter”. Abbiamo visto che nessuna oppressione, nessuna tirannia, nessuna

violenza per quanto intense possono fermare la resistenza. Le donne non saranno più ostacolate!”

Sempre a fianco di chi lotta, sempre a fianco di chi combatte occupazioni militari e patriarcato. Guerra alla guerra!

Nemiche e nemici del patriarcato

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[Fridays for future-Bolzano] La loro normalità è il problema. Un contributo alla lotta

Venerdì 24  settembre in piazza Tribunale a Bolzano vi è stato il ritorno in piazza del movimento internazionale Fridays for Future, nato in seguito allo sciopero scolastico individuale della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg e che ha avuto il merito – al di là degli evidenti limiti di tale mobilitazione – di porre il tema della devastazione ambientale e dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali del pianeta alle nuove generazioni. Qui potete ascoltare alcune interviste fatte da Radio Tandem ad alcuni giovani manifestanti

Per l’occasione alcuni compagni e compagne di Bolzano hanno scritto e diffuso un testo (pubblicato anche sulla pagina Facebook Bolzano Antifascista) il cui obiettivo è sollecitare lo sviluppo di una critica più precisa e radicale delle cause alla base del cambiamento climatico, dell’inquinamento, dello sfruttamento delle risorse naturali e delle guerre ad esse collegate.

La distruzione del pianeta non è un fenomeno naturale ma è il risultato di criminali politiche economiche capitaliste il cui unico obiettivo è massimizzare i profitti di pochi ultramiliardari e di multinazionali senza scrupoli a discapito del resto dell’umanità. E’ evidente il motivo per cui aspettarsi un cambiamento di tali politiche dagli stessi uomini che sono fino ad oggi i difensori degli interessi che stanno distruggendo ciò che rimane degli ecosistemi naturali è illusorio. 

Continuare la mobilitazione ed affilare le armi della critica è necessario per colpire e far retrocedere i responsabili del disastro verso cui siamo avviati, in maniera forse irreversibile.

Non c’è ambientalismo senza anticapitalismo. Manifestazione Fridays for future a Bolzano. Piazza Tribunale 24 settembre 2021

Di seguito riportiamo il testo del volantino stampato e diffuso per le strade della città:

LA LORO NORMALITÀ É IL PROBLEMA

L’ambientalismo senza la lotta di classe è giardinaggio

Chico Mendes

Da diversi mesi il governo italiano come quelli dei principali paesi occidentali stanno organizzando la campagna vaccinale con la convinzione di poter così tornare alla normalità. Al di là della possibilità di bere una birra al bar o di mangiare una pizza al ristorante bisognerebbe capire cosa intendono lorsignori come normalità: continuare con le guerre, i bombardamenti, il commercio di armi, il landgrabbing, la distruzione ambientale dei paesi poveri per aumentare i profitti?

Se agli inizi del primo lockdown – nel marzo 2020 – giravano discorsi apparentemente critici verso l’insostenibilità sociale e ambientale del sistema economico capitalistico in cui viviamo, ora ad un anno e mezzo di distanza tali riflessioni e argomenti sono pressoché spariti. L’unico discorso ammesso sui principali media è la promozione della campagna di immunizzazione per poter tornare finalmente a lavorare, a produrre, a far riprendere a correre l’economia continuando ad arricchire i soliti noti, proprio come prima.

Allo stesso tempo sono sempre più numerosi i segnali di allarme che provengono dal pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci ai poli e l’alterazione della corrente oceanica del Golfo del Messico sono due fra i più gravi. Dalla Siberia all’Amazzonia, dalla Grecia alla Turchia passando per Italia, Spagna e Algeria, negli ultimi anni sono milioni gli ettari di foresta andati in fumo nel corso di incendi dolosi appiccati per impiantare allevamenti intensivi di bovini o per arricchire speculatori e mafie più o meno legali.

Il capitalismo dei paesi occidentali, la sua continua necessità di cercare sempre nuovi mercati e di reperire materie prime a costi sempre minori, innesca guerre per favorire le proprie politiche predatorie ai danni dei paesi più poveri. Così è accaduto negli ultimi 20 anni in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Yemen e così accade oggi nei paesi dell’Africa subsahariana come Mali, Niger o Congo, dove contingenti militari europei e milizie addestrate o armate dall’Occidente vengono schierate per difendere gli interessi economici europei o nordamericani ovvero materie prime come minerali che abbondano nel sottosuolo africano.

La distruzione sistematica dell’ambiente da parte dell’uomo è alla base dell’alterazione del clima che sta provocando fenomeni atmosferici sempre più violenti e devastanti. La stessa pandemia legata al virus Sars-Covid 19 è legata alla distruzione degli ecosistemi in cui vivono gli animali selvatici.

Di fronte a questi cambiamenti epocali il vaccino rappresenta un piccolo cerotto del tutto insufficiente per fermare un’emorragia che, se non viene fermata in tempo, porterà in tempi brevi ad un collasso irreversibile il pianeta su cui viviamo.

Va da sé che non ci si può aspettare nulla dai padroni di industrie, della finanza, del commercio internazionale o dalla stessa classe politica che è direttamente responsabile e complice del disastro in cui stiamo vivendo e che al massimo tenta – attraverso politiche di greenwashing – di recuperare un certo dissenso istituendo il fantomatico Ministero della Transizione ecologica presieduto da Cingolani che – fra le altre cose – ha recentemente approvato nuove trivellazioni nel mare Adriatico alla ricerca di petrolio dicendosi inoltre disponibile a riavviare il programma nucleare, nonostante in passato due referendum nazionali si siano espressi contro.

La distruzione dell’ambiente è quindi il risultato di politiche economiche criminali che anche attraverso il landgrabbing e monocolture intensive stanno impoverendo e desertificando le terre di molti paesi africani costringendo sempre più persone all’emigrazione.

I responsabili – fra gli altri – sono istituti di credito come Unicredit, fra le principali banche compromesse con l’industria bellica e in progetti inquinanti ma anche aziende come la multinazionale italiana ENI, corresponsabile del disastro ambientale nel Delta del Niger o della guerra in Libia per citare due casi emblematici. Ricordiamo come anche nel nostro piccolo, a Bolzano, gli interessi di bottega legati al miliardario austriaco Benko arrivino, nel caso della costruzione del centro commerciale Waltherpark, a danneggiare la falda acquifera della città oppure a spingere per l’ampliamento dell’aeroporto di San Giacomo, indifferenti alla contrarietà di gran parte della popolazione.

Chi detiene il potere economico e politico rinuncerà ai propri interessi ciechi ed egoistici solo se costretto da una continua e ampia mobilitazione dal basso capace di individuare responsabilità e di colpire gli interessi che ci stanno avvelenando. Lo sciopero di oggi è un importante segnale, non fermiamoci.

CONTRO DEVASTATORI E SACCHEGGIATORI DELL’AMBIENTE: AGIRE ORA!

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