[Bolzano] La Questura notifica l’avviso orale a due compagni bolzanini

Nel corso dell’ultima settimana il Questore di Bolzano ha notificato a due compagni bolzanini un avviso orale ossia una misura di prevenzione che vuole invitare a “cambiare condotta” chi lo riceve. Un provvedimento poliziesco che durante il fascismo veniva denominato ammonizione. Secondo il nuovo testo delle leggi di Pubblica Sicurezza del 18 giugno 1931 per motivi politici potevano essere ammonite «le persone designate dalla pubblica voce come pericolose socialmente per gli ordinamenti politici dello Stato».

Questo provvedimento ha l’obiettivo di intimidire due generosi compagni da molti anni in prima linea nelle lotte in città – ma non solo – e in particolare protagonisti della mobilitazione contro il genocidio del popolo palestinese attualmente in corso a Gaza, che da mesi sta coinvolgendo centinaia di persone in città.

Poche settimane dopo il suo insediamento, il Questore-sceriffo Sartori ha firmato in serie numerosi provvedimenti di espulsione, fogli di via e avvisi orali nei confronti di stranieri privi di documenti, persone senza fissa dimora e militanti contro la guerra. Nulla di nuovo sotto il sole. La tolleranza zero vale solo per i proletari, gli sfruttati, chi non ha una casa o un lavoro. Contro chi lotta.

Nel ribadire la massima solidarietà ai compagni colpiti da questo provvedimento riteniamo importante sottolineare come questi avvisi orali rappresentino in realtà un’intimidazione verso tutti coloro che lottano contro le ingiustizie e la pericolosa deriva verso la terza guerra mondiale in cui la borghesia guerrafondaia ci sta trascinando. La “regolare condotta” a cui allude il Questore nel proprio provvedimento sarebbe sostanzialmente l’allineamento alla generale apatia e sottomissione con cui la maggior parte delle persone vive, indifferenti a genocidi che avvengono in diretta televisiva ed a guerre che vengono preparate sulla nostra pelle.

Nel corso del Presidio contro l’arrivo in città della Premier Giorgia Meloni alcune decine di solidali con il popolo palestinese hanno manifestato contro la complicità del Governo italiano nel genocidio del popolo palestinese. Gli avvisi orali sono stati notificati dopo questo presidio.

Di seguito riportiamo un testo diffuso in città per spiegare il contesto in cui sono stati consegnati tali provvedimenti:

Carte di gabinetto. Sugli «avvisi orali» a due compagni bolzanini

Nei giorni scorsi, a due compagni bolzanini è stato consegnato un «avviso orale» da parte del Questore, «affinché mantenga[no] una condotta conforme alla legge». Se di per sé il provvedimento non comporta alcuna restrizione, si tratta, per esplicito annuncio degli stessi questurini, dell’anticamera di una richiesta di «sorveglianza speciale». Per quanto l’avviso orale sia una misura in sé risibile – soprattutto se paragonata ai colpi che si abbattono su molte altre compagne e compagni –, essendo un inedito in città ci sembra sensato parlarne, sia in relazione alla mobilitazione in solidarietà con la Palestina degli ultimi mesi, sia in vista delle richieste di sorveglianza speciale che potrebbero arrivare – e di un’auspicabile mobilitazione in risposta.

Come il foglio di via, sia l’avviso orale che la sorveglianza speciale fanno parte delle cosiddette misure di prevenzione. Il primo viene emesso direttamente dal Questore e contiene solo un generico invito a rispettare le leggi, oltre alla minaccia dell’applicazione, in caso contrario, di misure ulteriori. La sorveglianza, invece, viene richiesta dal Questore o dalla Procura e sulla sua applicazione si deve esprimere il tribunale, e si tratta di una misura assai più afflittiva: di durata da uno a cinque anni, prescrive di «darsi, entro un congruo termine, alla ricerca di un lavoro, di fissare la propria dimora, di farla conoscere […] all’autorità di pubblica sicurezza e di non allontanarsene senza preventivo avviso all’autorità medesima. In ogni caso, prescrive di vivere onestamente, di rispettare le leggi, […] di non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne […], di non accedere agli esercizi pubblici e ai locali di pubblico trattenimento, anche in determinate fasce orarie, di non rincasare la sera più tardi e di non uscire la mattina più presto di una data ora […], di non partecipare a pubbliche riunioni». Inoltre, il tribunale «può imporre tutte le prescrizioni che ravvisi necessarie, avuto riguardo alle esigenze di difesa sociale», nonché «la misura dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza», e «di presentarsi all’autorità di pubblica sicurezza […] nei giorni indicati e ad ogni chiamata di essa». È inoltre possibile (e minacciata esplicitamente nell’avviso orale) la revoca della patente di guida. La violazione delle prescrizioni comporta pene fino a cinque anni di reclusione.

Il presupposto per l’applicazione di tali misure è quello della pericolosità sociale del soggetto, che dovrebbe essere dimostrata «sulla base di elementi di fatto», ma su questi elementi la discrezionalità è amplissima e normalmente vengono elencate – oltre ad elementi di sospetto più che di fatto come semplici frequentazioni – denunce per le quali non solo non è arrivata una condanna ma spesso nemmeno la conclusione delle indagini, per cui presunti reati che vedranno l’assoluzione o l’archiviazione potrebbero nel frattempo giustificare l’applicazione di una misura che comporta limitazioni della libertà più gravi dell’eventuale condanna.

Introdotte poco dopo la nascita dello Stato unitario, transitate per i diversi cambi di regime e da ultimo inserite nel codice antimafia, se da un lato queste misure sono l’eredità di un passato che non passa, dall’altro si addicono perfettamente alle tendenze in atto: l’espansione del meccanismo della colpa d’autore (punire direttamente la personalità considerata deviante più che lo specifico reato commesso); l’inversione dell’onere della prova (colpevolezza fino a prova contraria) e nel caso dei reati “politici” le pretese di abiura (ad esempio per poter accedere alle pene alternative);  la logica della premialità;  l’uso di provvedimenti amministrativi più celeri – e spesso più afflittivi – delle condanne penali. A queste tendenze, la digitalizzazione (interoperabilità delle banche dati, imposizione dell’identità digitale e dei pagamenti elettronici, ecc.) offre mezzi di una potenza inedita per far sì che qualsiasi comportamento considerato antisociale – si tratti o meno di un reato – comporti sempre più in automatico, senza le lungaggini della giustizia penale, ripercussioni pesantissime sulla libertà di un individuo. Ne abbiamo avuto un assaggio negli anni del covid.

Tornando a noi, se i due compagni destinatari dell’avviso non sono certo stati scelti a caso – fra i presupposti del provvedimento figurano la lunga serie di denunce accumulate negli anni e i legami con l’area «anarco-insurrezionalista» – “la goccia” è la mobilitazione contro il genocidio in corso in Palestina degli ultimi mesi, che, pur con i suoi limiti, è stata di inconsueta intensità per una città come Bolzano, e ha saputo aggregare molte persone al di fuori dei soliti giri più o meno militanti. Nelle carte, questo diventa «un’allarmante escalation sia qualitativa che quantitativa delle condotte devianti».

Sicuramente un ruolo ce l’ha il nuovo questore Paolo Sartori, che dal suo insediamento non perde occasione di annunciare pugni di ferro dalle pagine dei giornali e di rivendicare un’impennata di controlli straordinari, espulsioni e altri provvedimenti. È almeno da novembre però che la Questura prova a impedire che le manifestazioni per la Palestina (praticamente una a settimana da ottobre in qua) assumano una forma un po’ meno ingessata: il 4 novembre per «garantire l’ordine pubblico» viene vietato qualsiasi corteo antimilitarista (nonostante il percorso, regolarmente preannunciato, non avrebbe toccato la piazza delle celebrazioni delle Forze armate), e solo il numero e la determinazione dei presenti fanno cambiare idea ai funzionari.

Il 9 dicembre, nel corso di un presidio contro McDonald’s (che rivendica di sostenere l’esercito israeliano), un compagno imbratta con vernice rossa l’ingresso del locale. Spontaneamente, molti dei presenti lo circondano per proteggerlo dalla polizia. A quel punto il presidio si trasforma in un corteo che irrompe nel mercatino di Natale con cori e interventi, passa per la vicina Unicredit (“banca armata” per eccellenza) che viene anch’essa imbrattata e prosegue per le vie del centro. Ora dalle carte apprendiamo che per l’episodio del McDonald’s la Digos ha denunciato il compagno, oltre che per imbrattamento, anche per «resistenza aggravata».

Il 23 dicembre, un presidio di un centinaio di persone tra la stazione e il mercatino: appena si accenna a partire in corteo disturbando così il traffico turistico, viene fatta intervenire la celere che a manganellate ferisce un compagno. Anche per questo episodio apprendiamo che sono partite denunce per resistenza. In tutta risposta, la mattina di Natale alcune/i compagne/i interrompono la messa in Duomo, celebrata dal vescovo e trasmessa in tv, con uno striscione («A Gaza c’è un genocidio, il Natale è annullato») e denunciando tra l’altro la carica di due giorni prima. Il fatto ha vasta risonanza, suscitando reazioni scomposte. Come annunciato dai giornali, è effettivamente partita una denuncia per «turbamento di funzioni religiose» (ad oggi non è stata notificata).

Nel frattempo, la Questura ci prende gusto a mostrare i muscoli e il 28 dicembre un presidio di una dozzina di compagne contro gli antiabortisti (e in solidarietà con le donne palestinesi) fuori dall’ospedale viene allontanato a spintoni dalla celere dopo aver preteso di rimanere nel luogo preannunciato anziché molto più distante come prescritto. Chi aveva mandato il preavviso viene denunciato. Il 19 gennaio, anche a un presidio fuori da un altro McDonald’s viene prescritto di stare più lontano rispetto a quanto preannunciato; solo la determinazione a farsi allontanare con la forza prendendosi la strada convince a rivedere le prescrizioni.

Infine, l’episodio all’origine degli «avvisi orali»: il 12 marzo Giorgia Meloni è in visita a Bolzano; al presidio di contestazione («Governo italiano complice del genocidio»), regolarmente preannunciato, organizzato dall’assemblea cittadina in solidarietà con il popolo palestinese viene ordinato di stare lontanissimo dal NOI Techpark dove interverrà la premier. I partecipanti decidono di violare le prescrizioni e rimanere nel luogo previsto; nel corso del presidio vengono accesi due grossi fumogeni ed esplosi un paio di petardi. Il quotidiano Alto Adige (sempre il più infame sulla mobilitazione per la Palestina) titola in prima pagina «multati gli anarchici», facendo intendere tra le righe che tutti i partecipanti al presidio riceveranno una multa da 500 euro a testa per i petardi che qualcuno ha esploso – cosa che non sta né in cielo né in terra. Il tentativo è sempre quello di instillare nei non militanti che si avvicinano il pensiero che si stanno accompagnando con soggetti pericolosi che li metteranno nei guai; gli incontri fatti nelle piazze negli ultimi mesi, però, ci rafforzano nella fiducia che il gioco possa non funzionare – e che se anche qualche compagno venisse allontanato per un po’, ci sarebbe sempre qualcuno a raccogliere il testimone.

Spontaneamente, lo slogan con il quale siamo scese/i in piazza da subito è stato fermiamo il genocidio del popolo palestinese. Se non si vuole che le proprie parole rimangano vuote e inconsistenti, la domanda che scaturisce subito dopo è: come si ferma un genocidio? A meno che non ci si voglia autoingannare sulla possibilità di convincere i governi a rispettare un diritto internazionale che ogni giorno di più dimostra di essere carta straccia, l’unica risposta possibile è: attaccando, ciascuno nel suo territorio, tutti i complici; interrompendo la normalità, bloccando tutto; dando il proprio contributo a un movimento internazionale che è l’unico fattore che possa incidere. Anche nella nostra provincia i complici non mancano: dalle articolazioni dello Stato e dell’Esercito che sostengono politicamente e militarmente Israele, alle industrie belliche come l’Iveco che ha fatto e continua a fare profitti su sistemi d’arma testati contro la popolazione palestinese, ai media…

Se ancora siamo lontane/i dal mettere in campo una risposta all’altezza dell’orrore che abbiamo di fronte è per i nostri limiti, non certo perché pensiamo che non sia lecito. Chi potrebbe mai ravvedersi con un genocidio in corso in diretta televisiva e tante compagne e compagni in galera, senza perdere ogni rispetto per se stesso? (E con una guerra mondiale alle porte, si può ritenere l’acquiescenza un atteggiamento sensato anche solo sul piano della mera autoconservazione?) Per riprendere la chiusa di un bel testo proprio sulla sorveglianza speciale, rispettare la legge non è giusto. Ogni galantuomo è chiamato a infrangerla.

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[Bolzano] Governo italiano complice del Genocidio a Gaza. Presidio contro Meloni.

Martedì 12 marzo nella zona industriale di Bolzano, in occasione dell’arrivo in città di Giorgia Meloni, alcune decine di solidali con il popolo palestinese hanno voluto ribadire in modo chiaro un concetto molto semplice: il Governo italiano è complice del genocidio che Israele sta mettendo in atto contro il popolo palestinese, a Gaza in particolare.

Oltre a fornire protezione e legittimazione politica, lo Stato e l’apparato militare-industriale italiano hanno strette relazioni con quello israeliano. I cannoni che la marina israeliana utilizza per bombardare Gaza sono prodotti e venduti da Oto Melara. L’aviazione israeliana da anni svolge esercitazioni congiunte con quella italiana presso la base militare di Decimomannu, in Sardegna. Il recente arresto del palestinese Anan Yaesh a L’Aquila dimostra inoltre come le Procure italiane siano ormai diventate succursali di quella del Governo genocida di Tel Aviv nel compiere il lavoro sporco della repressione di chi lotta per la libertà del proprio popolo.

Dalle ore 13 alle 16 circa, presso la rotonda all’incrocio fra via Buozzi e via Galvani i solidali, in una zona industriale completamente militarizzata da decine di camionette dei reparti celere, hanno ricordato le responsabilità del Governo italiano, e delle sue aziende, in uno dei più gravi crimini della storia.

Il silenzio è complicità. Non lasciamo in pace chi vive di guerra. Non lasciamo in pace chi giustifica, legittima e sostiene il genocidio di un popolo. 

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[Bolzano] 9 marzo serata informativa: “Gaza e il paradigma della violenza: dal colonialismo di insediamento al modello carcerario”

Sabato 9 marzo dalle ore 17 presso la sala comunale Anna Frank di Bolzano, invitiamo tutti e tutte a partecipare a questa preziosa iniziativa dell’Assemblea cittadina solidale con il popolo palestinese. Un’occasione per fare controinformazione, per smascherare la propaganda che sostiene, giustifica e legittima il genocidio, per discutere di ciò che sta accadendo e delle conseguenze che ciò potrà avere su di noi. Condividete e diffondete. Fermiamo il genocidio del popolo palestinese. Non può essere normale assistere ad un genocidio in diretta televisiva. Siamo tutti palestinesi. Con Gaza nel cuore.

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[Bolzano] 8 marzo, giornata internazionale della donna per la liberazione del popolo palestinese

Venerdì 8 marzo, dalle ore 17:30 in piazza Erbe a Bolzano continua la mobilitazione cittadina contro il genocidio del popolo palestinese. Per ricordare e sostenere le donne oppresse fra gli oppressi, in particolare in questi mesi: le donne palestinesi di Gaza, le quali, oltre a venire massacrate da bombe, proiettili e dalla fame, hanno denunciato moltissimi casi di violenza sessuale subita dall’Esercito occupante israeliano.

 

Women roots of the land and heart of the resistance.
There is no women’s liberation without Palestinian liberation.

Donne radici della terra e cuore della resistenza.
Non c’è liberazione delle donne senza liberazione palestinese.

Manifestazione transfemminista in solidarietà con il popolo palestinese!

Scendiamo in piazza per un (L)OTTO MARZO antimilitarista, opponendoci al genocidio in corso! Perchè oggi più che mai essere transfemministe significa essere antimilitariste contro la colonizzazione di corpi e terre.


Occupiamo le strade per urlare al mondo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, con le donne e le persone queer che lottano contro l’occupazione della Palestina e che rappresentano per noi un riferimento ed un esempio di liberazione.


Manifestiamo per le sorelle che subiscono la parte più dura della guerra, ma che sappiamo continuano a resistere, rivolgendo il nostro cuore a tutte le prigioniere politiche detenute nelle carceri israeliane.


Scendiamo in piazza prendendo le distanze dal femminismo bianco-borghese che nega e silenzia la voce delle donne e delle persone queer in Palestina.

(L)OTTO MARZO scenderemo in piazza contro il pink-rainbow Washing di Israele perchè sappiamo da che parte stare. Sempre contro il patriarcato, mai con gli oppressori.


Free Palestine, per un mondo libero dalla guerra e dal patriarcato!

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[Bolzano] 250 persone alla manifestazione solidale con Palestina e imputati “processo Brennero”

Domenica 3 marzo, dalle ore 14.30 fino alle 17 circa, una manifestazione contro il genocidio del popolo palestinese e contro le frontiere ha attraversato le vie della città di Bolzano. Circa 250 persone hanno scandito slogan e fatto interventi contro i quotidiani massacri compiuti dall’Esercito israeliano nei confronti del popolo palestinese a Gaza e Cisgiordania. Si tratta della 16esima iniziativa fatta in città negli ultimi 5 mesi.

Il prossimo 5 marzo la Corte di Cassazione deciderà se confermare le condanne date in appello ai manifestanti contro il muro antimigranti che le autorità austriache avevano intenzione di costruire al Passo del Brennero nel maggio 2016. Se saranno confermati i circa 130 anni complessivi di condanna dati in appello per alcuni compagni si apriranno le porte del carcere.

Unire la lotta per la libertà del popolo palestinese e la solidarietà per chi rischia anni di carcere per avere lottato contro la costruzione di un muro nel cuore dell’Europa era il minimo da fare. Muri, guerre e filo spinato sono l’emblema del nostro presente. La disumanizzazione fatta negli ultimi anni nei confronti di immigrati e stranieri come “nemico interno” trova nel genocidio di Gaza la sua conseguenza più estrema. Dopo aver attraversato il centro storico, la manifestazione si è conclusa sotto le mura del carcere di via Dante, sui prati del Talvera, dove sono stati fatti altri interventi solidali nei confronti di una parte di umanità dimenticata che vive nel cuore della città.

Di seguito il testo del volantino distribuito durante il corteo:

Mentre viene trasmesso in diretta televisiva l´orrore del genocidio del popolo palestinese, il prossimo 5 marzo la Corte di Cassazione si pronuncerá sulle condanne per la manifestazione contro il muro del Brennero del maggio 2016. Se saranno confermati i 130 anni complessivi inflitti in appello, per alcune decine di compagni/e si apriranno le porte del carcere.

A distanza di otto anni il senso di quella giornata é sempre piú attuale. Guerre, razzismo, frontiere, muri e filo spinato sono l´emblema del nostro presente. Dalla guerra fra NATO e Russia in Ucraina alla Gaza sotto assedio totale in cui la popolazione é alla fame, dai lager della Libia ai morti nel Mediterraneo e al Brennero, le frontiere continuano a determinare la vita o la morte di chi prova a superarle. Se a Gaza e nel resto della Palestina una parte di umanitá considerata “di scarto” é direttamente sterminata, nel resto d´Europa gli immigrati “indesiderabili” senza documenti vengono sfruttati o rinchiusi nei CPR, strutture di detenzione amministrativa, dove spesso trovano la morte.

Oggi come ieri scendiamo in piazza, certi di essere dalla parte giusta della storia, quella degli oppressi e di chi lotta per la propria libertá ed emanicipazione. Con il cuore gonfio di rabbia per il genocidio in corso in Palestina, con il cuore pieno di amore per tutti i compagni che nel 2016 hanno messo in gioco la propria libertá per rompere l´indifferenza e l´apatia con cui troppo spesso vengono accettati i peggiori crimini compiuti dal potere.

Con il cuore a Gaza ed agli oltre 9000 prigionieri palestinesi vessati nelle carceri israeliane.

Chi lotta non é mai solo. Dalla Palestina all´Italia solidarietá internazionalista contro guerre e frontiere!

Free all political prisoners!

freepalestinebz@inventati.org

Während der grauenvolle Völkermord am palästinensischen Volk live im Fernsehen übertragen wird, fällt das Kassationsgericht am 5. März die Urteile für die Demonstration im Mai 2016 gegen die Brenner-Mauer. Wenn die insgesamt 130 Jahre Gefängnis, die im Berufungsverfahren erhoben wurden, bestätigt werden, landen mehrere Dutzend Genoss:innen im Gefängnis.

Nach acht Jahren wird die Bedeutung dieses Tages immer aktueller. Kriege, Rassismus, Grenzen, Mauern und Stacheldraht sind emblematisch für unsere Gegenwart. Grenzen entscheiden nach wie vor über Leben und Tod derer, die versuchen, sie zu überschreiten – vom Krieg zwischen NATO und Russland in der Ukraine bis zum vollständig belagerten Gazastreifen, in dem die Bevölkerung verhungert, von den Lagern in Libyen bis zum Tod im Mittelmeer und am Brenner. Während in Gaza und im restlichen Palästina ein Teil der Menschheit, der als “Abfall” betrachtet wird, direkt ausgelöscht wird, werden in Europa “unerwünschte” Einwanderer:innen ohne Papiere ausgebeutet oder in Präventivhaftanstalten eingesperrt, wo sie allzu oft zu Tode kommen.

Heute wie gestern gehen wir auf die Straße, in der Gewissheit, dass wir auf der richtigen Seite der Geschichte stehen, auf der Seite der Unterdrückten und derjenigen, die für ihre Freiheit und Befreiung kämpfen. Mit dem Herzen voller Wut über den andauernden Genozid in Palästina, mit dem Herzen voller Liebe für all die Genossinnen und Genossen, die 2016 ihre Freiheit aufs Spiel gesetzt haben, um die Gleichgültigkeit und Apathie zu brechen, mit der allzu oft die schlimmsten Verbrechen der Machthaber:innen hingenommen werden.

Unsere Herzen sind in Gaza und bei den mehr als 9.000 palästinensischen Gefangenen, die in israelischen Gefängnissen schikaniert werden.

Wer kämpft, ist nie allein. Internationale Solidarität gegen Kriege und Grenzen, von Palästina bis nach Italien!

Free all political prisoners!

freepalestinebz@inventati.org

Approfondimenti:

Per approfondire la situazione relativa al processo contro i manifestanti del Brennero 2016 potete consultare il sito abbatterelefrontiere.blogspot

Sempre sul processo del Brennero, qui potete ascoltare un intervista fatta a Giulia, una compagna di Trento e all’avvocato Bonifacio Giudiceandrea, difensore di una decina di imputati del processo

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[Bolzano] Aaron Bushnell vive nelle lotte per una Palestina libera

Nei giorni scorsi a Bolzano, alcuni solidali con il popolo palestinese hanno ricordato Aaron Bushnell, il giovane aviere dell’Esercito statunitense che si è immolato di fronte all’ambasciata israeliana a Washington in solidarietà al popolo palestinese. Un gesto che ha avuto una vasta eco in Palestina e che è stato omaggiato anche dalla Resistenza palestinese. Un gesto estremo di amore e rabbia che non ci può lasciare indifferenti e che ci deve spronare a continuare la lotta per una Palestina libera dall’occupazione sionista. Per fermare il genocidio, per fermare la guerra.

Di seguito il testo che ha accompagnato l’azione:

Un piccolo ricordo di amore e rabbia in onore di Aaron Bushnell. La macchina del fango dei media di regime è già all’opera per screditare questa azione di diserzione antimilitarista contro il genocidio del popolo palestinese, ma le parole di Aaron sono state fin troppo chiare.

Domenica pomeriggio, l’aviere in servizio attivo dell’Air Force statunitense Aaron Bushnell si è dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington, per protestare contro la complicità dell’imperialismo statunitense con il genocidio in corso a Gaza.

Mi chiamo Aaron Bushnell, sono un aviere in servizio attivo dell’Aeronautica degli Stati Uniti e non sarò più complice di un genocidio. Sto per compiere un atto di protesta estremo ma, se paragonato a quello che la gente sta vivendo in Palestina per mano dei loro colonizzatori, non è affatto estremo. Questo è ciò che la nostra classe dirigente ha deciso che sia normale”.

Anche mentre le fiamme inghiottono il suo corpo, Bushnell grida: “Palestina libera! Palestina libera!”. Queste sono state le sue ultime parole.

Oltre a questa scena di un giovane nel fiore degli anni che rinuncia a tutto per portare l’attenzione sulle sofferenze del popolo palestinese, il video ha anche catturato il penoso spettacolo di un agente di polizia in borghese o di un addetto alla sicurezza dell’ambasciata che ha puntato una pistola contro l’uomo ormai morente, chiedendogli di “mettersi a terra”.

Condividiamo e riportiamo le ultime preziose parole che Aaron ha pubblicato in rete prima del suo gesto di protesta “A molti di noi piace chiedersi: “Cosa farei se fossi vivo durante la schiavitù? O nel Sud di Jim Crow? O dell’apartheid? Cosa farei se il mio Paese stesse commettendo un genocidio?”. La risposta è che lo state già facendo. Proprio adesso”.

Dal testamento di Aaron Bushnell:

Desidero che i miei resti vengano cremati. Non desidero che le mie ceneri vengano disperse o che i miei resti vengano sepolti, perché il mio corpo non appartiene a nessun posto in questo mondo.

Se arriverà il momento in cui i palestinesi riprenderanno il controllo della loro terra, e se le popolazioni native di quella terra fossero aperte a questa possibilità, mi piacerebbe che le mie ceneri fossero disperse in una Palestina libera”

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[Bolzano] Domenica 3 marzo manifestazione solidale con Palestina e inquisiti “processo Brennero”

Domenica 3 marzo a Bolzano, dalle ore 14.30 all’incrocio fra via museo e via cassa di risparmio (di fronte al museo di Oetzi) nuova manifestazione contro il genocidio del popolo palestinese e in solidarietà ai compagni e alle compagne sotto processo per la manifestazione contro il muro del Brennero del maggio 2016. 

Mentre viene trasmesso in diretta televisiva l´orrore del genocidio del popolo palestinese, il prossimo 5 marzo la Corte di Cassazione si pronuncerá sulle condanne per la manifestazione contro il muro del Brennero del maggio 2016. Se saranno confermati i 130 anni complessivi inflitti in appello, per alcune decine di compagni/e si apriranno le porte del carcere.

A distanza di otto anni il senso di quella giornata é sempre piú attuale. Guerre, razzismo, frontiere, muri e filo spinato sono l´emblema del nostro presente. Dalla guerra fra NATO e Russia in Ucraina alla Gaza sotto assedio totale in cui la popolazione é alla fame, dai lager della Libia ai morti nel Mediterraneo e al Brennero, le frontiere continuano a determinare la vita o la morte di chi prova a superarle. Se a Gaza e nel resto della Palestina una parte di umanitá considerata “di scarto” é direttamente sterminata, nel resto d´Europa gli immigrati “indesiderabili” senza documenti vengono sfruttati o rinchiusi nei CPR, strutture di detenzione amministrativa, dove spesso trovano la morte.

Oggi come ieri scendiamo in piazza, certi di essere dalla parte giusta della storia, quella degli oppressi e di chi lotta per la propria libertá ed emanicipazione. Con il cuore gonfio di rabbia per il genocidio in corso in Palestina, con il cuore pieno di amore per tutti i compagni che nel 2016 hanno messo in gioco la propria libertá per rompere l´indifferenza e l´apatia con cui troppo spesso vengono accettati i peggiori crimini compiuti dal potere.

Con il cuore a Gaza ed agli oltre 9000 prigionieri palestinesi vessati nelle carceri israeliane.

Chi lotta non é mai solo. Dalla Palestina all´Italia solidarietá internazionalista contro guerre e frontiere! Free all political prisoners!

freepalestinebz@inventati.org

Während der grauenvolle Völkermord am palästinensischen Volk live im Fernsehen übertragen wird, fällt das Kassationsgericht am 5. März die Urteile für die Demonstration im Mai 2016 gegen die Brenner-Mauer. Wenn die insgesamt 130 Jahre Gefängnis, die im Berufungsverfahren erhoben wurden, bestätigt werden, landen mehrere Dutzend Genoss:innen im Gefängnis.

Nach acht Jahren wird die Bedeutung dieses Tages immer aktueller. Kriege, Rassismus, Grenzen, Mauern und Stacheldraht sind emblematisch für unsere Gegenwart. Grenzen entscheiden nach wie vor über Leben und Tod derer, die versuchen, sie zu überschreiten – vom Krieg zwischen NATO und Russland in der Ukraine bis zum vollständig belagerten Gazastreifen, in dem die Bevölkerung verhungert, von den Lagern in Libyen bis zum Tod im Mittelmeer und am Brenner. Während in Gaza und im restlichen Palästina ein Teil der Menschheit, der als “Abfall” betrachtet wird, direkt ausgelöscht wird, werden in Europa “unerwünschte” Einwanderer:innen ohne Papiere ausgebeutet oder in Präventivhaftanstalten eingesperrt, wo sie allzu oft zu Tode kommen.
Heute wie gestern gehen wir auf die Straße, in der Gewissheit, dass wir auf der richtigen Seite der Geschichte stehen, auf der Seite der Unterdrückten und derjenigen, die für ihre Freiheit und Befreiung kämpfen. Mit dem Herzen voller Wut über den andauernden Genozid in Palästina, mit dem Herzen voller Liebe für all die Genossinnen und Genossen, die 2016 ihre Freiheit aufs Spiel gesetzt haben, um die Gleichgültigkeit und Apathie zu brechen, mit der allzu oft die schlimmsten Verbrechen der Machthaber:innen hingenommen werden.

Unsere Herzen sind in Gaza und bei den mehr als 9.000 palästinensischen Gefangenen, die in israelischen Gefängnissen schikaniert werden.
Wer kämpft, ist nie allein. Internationale Solidarität gegen Kriege und Grenzen, von Palästina bis nach Italien! Free all political prisoners!

 

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Dal fronte interno israeliano/3. Intervista a 18enne israeliana incarcerata per rifiuto della leva

Dopo gli articoli

Dal fronte interno israeliano. Testimonianze contro il genocidio del popolo palestinese e

Dal fronte interno israeliano. Intervista a un professore di storia traditore

di seguito pubblichiamo la traduzione dell’articolo di Oren Ziv pubblicato il 26 febbraio sul magazine online israeliano + 972 e che ha il merito di raccogliere le poche voci di dissenso che hanno la forza e il coraggio di rompere il soffocante clima guerrafondaio e genocida che sta soffocando Israele e tutto il mondo occidentale. Un pensiero particolare per Aaron Brushnell, giovane soldato statunitense che si è dato fuoco di fronte all’ambasciata israeliana a Washington  per protesta contro il genocidio del popolo palestinese, contro le complicità del proprio governo. 

‘La gente dice che sono ingenua, antisemita, traditrice’: 18enne israeliana incarcerata per il rifiuto della leva


L’obiettrice di coscienza Sofia Orr spiega perché non ha mai vacillato nella sua decisione nonostante il giro di vite in Israele contro gli oppositori della guerra.

Di Oren Ziv

Domenica mattina, la 18enne israeliana Sofia Orr, obiettrice di coscienza, si è presentata al centro di reclutamento dell’esercito vicino a Tel Aviv e ha dichiarato il suo rifiuto di arruolarsi nel servizio militare obbligatorio per protestare contro la guerra di Israele a Gaza e l’occupazione di lunga data. Seconda adolescente israeliana a rifiutare pubblicamente il servizio di leva per motivi politici dal 7 ottobre – dopo Tal Mitnick che lo aveva fatto a dicembre – la Orr è stata condannata a un periodo iniziale di 20 giorni nel carcere militare di Neve Tzedek, che sarà probabilmente prolungato se continuerà a rifiutare di arruolarsi.

“L’atmosfera attuale è molto più violenta contro le mie convinzioni, quindi ovviamente ho più paura, ma penso che in questi tempi la cosa più importante sia esprimere una voce di resistenza”, ha detto a +972 e Local Call in un’intervista della scorsa settimana. “Ho scelto di rifiutare perché in guerra non ci sono vincitori. Lo vediamo ora più che mai. Tutti i popoli, dal fiume Giordano al mare [Mediterraneo], soffrono per questa guerra e solo la pace, una soluzione politica e la presentazione di un’alternativa possono portare a una vera sicurezza”.

La Orr ha spiegato che aveva già deciso di rifiutare il servizio di leva obbligatorio molto prima dell’inizio della guerra, a causa “dell’occupazione e dell’oppressione che l’esercito esercita sui palestinesi in Cisgiordania”. Gli attacchi del 7 ottobre guidati da Hamas, ha detto, “ci hanno dimostrato ancora una volta che la violenza porta solo ad altra violenza e che dobbiamo risolvere la questione in modo pacifico piuttosto che con altra violenza”.

Circa 30 attivisti di sinistra, la maggior parte dei quali adolescenti, hanno accompagnato Orr al centro di reclutamento. Hanno organizzato una protesta a sostegno della sua decisione di rifiutare, suscitando l’interesse di alcuni studenti ultraortodossi della yeshiva che erano venuti per ottenere l’esenzione dal servizio militare.

Antimilitaristi israeliani solidali con Sofie Orr fuori dal carcere militare

Ogni anno migliaia di adolescenti israeliani sono esentati dalla leva, principalmente per motivi religiosi, ma solo pochi si dichiarano politicamente contrari al servizio militare. Oltre al carcere variabile, l’obiezione di coscienza può ridurre le prospettive di carriera e comportare una stigmatizzazione sociale.

Tuttavia, Orr è stato uno dei 230 adolescenti israeliani che hanno firmato una lettera aperta all’inizio di settembre, prima della guerra, annunciando la loro intenzione di rifiutare l’ordine di leva come parte di una più ampia protesta contro gli sforzi del governo di estrema destra israeliano di limitare il potere della magistratura. Collegando la revisione del sistema giudiziario al lungo dominio militare di Israele sui palestinesi, i liceali – che si sono organizzati sotto la bandiera della “Gioventù contro la dittatura” – hanno dichiarato che non si sarebbero arruolati nell’esercito “finché la democrazia non sarà assicurata a tutti coloro che vivono sotto la giurisdizione del governo israeliano”.

Con la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica israeliana che sostiene pienamente l’assalto dell’esercito a Gaza dopo il 7 ottobre, e con gli attivisti di sinistra che affrontano una pesante repressione da parte della polizia e il doxxing (rivelare pubblicamente informazioni private come indirizzo, ecc. ndr) per aver preso posizione contro la guerra, la posta in gioco per gli obiettori di coscienza si è alzata ulteriormente. Nell’intervista che segue, che è stata modificata per ragioni di lunghezza e chiarezza, Orr spiega perché non ha mai vacillato nella sua decisione di rifiutarsi.

 

Come è arrivata alla decisione di rifiutare il servizio militare?

Ho sempre sentito un impegno più verso le persone che verso gli Stati, ma [la mia opposizione alla leva] ha iniziato a diventare chiara quando avevo circa 15 anni. Ho iniziato a pormi delle domande: Chi avrei effettivamente servito con il mio servizio militare e cosa avrei aiutato a fare?

Ho capito che se mi fossi arruolato, avrei preso parte e normalizzato un ciclo di violenza lungo decenni. Mi sono reso conto che non solo non potevo farlo, ma che dovevo fare tutto il possibile per porvi fine e oppormi.

 

Parlando di ciò che l’arruolamento significa per me, spero che altre persone riflettano sul loro arruolamento e se credono che sia utile. Lo faccio con empatia, solidarietà e amore per tutti gli israeliani che vivono in Israele e per tutti i palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania, indipendentemente dalla nazionalità o dalla religione, semplicemente perché credo che ogni essere umano meriti di vivere una vita di sicurezza e dignità.

Lei ha formato le sue opinioni durante gli anni in cui molti israeliani liberali protestavano contro il governo – in occasione delle proteste “Balfour” a Gerusalemme nel 2020 e delle proteste “Kaplan” a Tel Aviv nel 2023. Lei ha partecipato attivamente a questi movimenti?

Quelle proteste sono state importanti, ma non si sono concentrate su ciò che ritengo sia la radice del problema. È stato quindi molto importante per me andare lì e ampliare la discussione. La società israeliana fa di tutto per ignorare l’occupazione e i palestinesi, pensando che il problema passerà. Ma non sta passando, come vediamo ora. Il problema non scompare solo perché si smette di guardarlo. Rimane e continua a crescere fino a esplodere.

Qual è stata la reazione alla sua decisione, tra amici, familiari e compagni di scuola?

La maggior parte delle persone pensa che io sia strana e che non capisca di cosa sto parlando. Dicono che sono ingenua ed egoista, e a volte anche che sono antisemita, una traditrice, e che mi augurano ogni tipo di violenza. Per fortuna, questo non fa parte delle mie cerchie più immediate, ma ho ricevuto risposte non facili sia da amici che da parenti.

La situazione è peggiorata dopo il 7 ottobre con l’ondata di “disillusi”: persone che prima del 7 ottobre credevano che ci fosse la possibilità di una soluzione [politica pacifica] e che dopo hanno perso la speranza in questa possibilità. Ma il 7 ottobre ha solo dimostrato che una soluzione politica è necessaria, altrimenti la violenza continuerà.

C’è un desiderio di vendetta senza precedenti nella società israeliana. Vede il suo rifiuto come un tentativo di persuadere il pubblico o come un’azione dichiarativa di fronte a questa ondata?

Per me è importante farlo anche se non convinco nessuno. È la cosa giusta da fare. Ma non so se l’avrei fatto pubblicamente se non avessi avuto la speranza che la gente potesse sentire e ascoltare e che ci fosse ancora spazio per una conversazione. È molto importante raggiungere la società israeliana, soprattutto i giovani che si trovano nella mia stessa posizione, e mostrare loro perché ho scelto quello che ho scelto.

Ha amici o conoscenti che attualmente prestano servizio a Gaza?

All’interno di Gaza – no. Ma ho molti amici che prestano servizio o hanno prestato servizio nell’esercito. Voglio il meglio anche per loro. Voglio che lo Stato smetta di mandare i soldati a morire. Voglio che possano vivere una vita normale, ma loro non la vedono così.


L’incontro con i palestinesi l’ha aiutata a prendere la decisione di rifiutare?

Le mie opinioni erano già relativamente consolidate anche prima di iniziare a incontrare i palestinesi, ma questo ha contribuito a renderle tangibili: incontrare persone che crescono dicendo che sono nostri nemici, e vedere che sono persone comuni proprio come me, che vogliono vivere la loro vita proprio come me. C’è un grave problema di disumanizzazione, quindi questi incontri sono davvero importanti. Nel momento in cui si smette di credere che i palestinesi siano persone, è molto più facile respingere l’idea che le loro vite abbiano un valore e ucciderli senza pensarci due volte.

Ha timore di finire in prigione, soprattutto nel clima attuale?

Sì, senza dubbio. L’atmosfera attuale è molto più violenta ed estrema contro le mie convinzioni e la mia decisione. Quindi è ovvio che temo di più sia il carcere che la reazione esterna. Ma è anche questo che lo rende più importante per me. In questi tempi è molto importante esprimere questa voce di resistenza e di solidarietà, non stare a guardare.

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[Bolzano] Presidio contro il genocidio a Gaza e contro esercitazioni militari sulle Dolomiti

Lunedì 19 febbraio, dalle ore 12.30 alle 14.30 circa un nuovo presidio solidale con il popolo palestinese si è svolto a Bolzano. Per circa due ore alcune decine di solidali hanno distribuito volantini e fatto interventi al megafono in piazza 4 novembre, di fronte al corpo d’armata, per ricordare anche le complicità dell’Esercito italiano nel genocidio in corso a Gaza. Oltre alla produzione bellica, basta ricordare come da anni l’aviazione israeliana effettui esercitazioni congiunte con quella italiana nella base militare di Decimomannu, in Sardegna. Quella stessa aviazione responsabile della totale devastazione della Striscia e che ha assassinato decine di migliaia di civili, fra cui almeno 13.000 bambini. 

Un altro contributo nella mobilitazione contro il genocidio che anche a Bolzano ormai da 4 mesi sta coinvolgendo centinaia di persone, di diverse nazionalità e religioni, unite dal comune amore per la giustizia e la libertà, dal comune disprezzo verso chi giustifica e legittima guerre, genocidi e massacri di proletari. 

Mentre lo sterminio dei palestinesi a Gaza prosegue giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’indifferenza è complicità. Non può essere normale assistere a un genocidio in diretta televisiva.

Di seguito il testo del volantino che è stato distribuito durante il presidio:

L’Esercito Italiano è complice del genocidio in Palestina

e in questi giorni sulle Dolomiti prepara le guerre di domani

Dal 19 al 21 febbraio tra Corvara e San Candido – dopo una prima parte in Piemonte – si svolge Volpe biancal’ennesima esercitazione militare internazionale in provincia, in preparazione a più ampie esercitazioni NATO. Presentata quasi come un evento collaterale delle Alpiniadi degli sport invernali previste nei giorni successivi, si tratta in realtà di attività di addestramento al combattimento in montagna e in climi rigidi, con lo sguardo alle guerre di domani. Proprio Bolzano lo scorso anno aveva ospitato un convegno nel quale generali, politici e industriali – tra i quali l’amministratore delegato dell’Iveco – avevano discusso dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico come di un’opportunità dal punto di vista geostrategico e della competizione per le materie prime, in vista della quale sarebbe stato necessario armarsi adeguatamente.

A Bolzano, oltre ad Iveco Defence Vehicles, che produce mezzi militari venduti in tutto il mondo – parte dei quali sviluppati in collaborazione con l’industria bellica israeliana, che usa come cavia la popolazione palestinese –, è presente FlyingBasket, start-up produttrice di droni che da alcuni mesi ha fra i propri azionisti il colosso degli armamenti Leonardo. Negli scorsi anni anche l’Università di Bolzano ha collaborato con Iveco; come in molte altre città dove finalmente viene messo in discussione il ruolo della ricerca, però, anche qui alcuni studenti iniziano a mobilitarsi per chiedere di interrompere ogni collaborazione con aziende coinvolte nel commercio di armi.

Sotto i nostri occhi si sta compiendo un genocidio per mano di uno Stato “democratico” alleato degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che continuano ad appoggiarlo economicamente, politicamente e militarmente. Lo Stato italiano è direttamente cobelligerante al fianco di Israele, con la presenza militare nel Mediterraneo orientale e nel Mar Rosso a difesa degli interessi del capitale occidentale. Uno dei fronti della guerra mondiale in cui le classi dominanti ci stanno sempre più velocemente trascinando.

Il “diritto internazionale” dimostra più che mai di essere carta straccia. L’unica possibilità per fermare il genocidio in Palestina – e per difendere noi stesse/i dall’avanzare di una società sempre più modellata su quella israeliana, militarizzata e in corsa verso il precipizio – è l’estendersi del movimento internazionale che ovunque sta denunciando e attaccando le complicità militari, economiche e accademiche con lo Stato d’Israele. Non possiamo lasciare in pace chi appoggia un genocidio e ci prepara un futuro di guerra.

Assemblea solidale con il popolo palestinese – Bolzano

Info: freepalestinebz@inventati.org

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[Bolzano] Un centinaio al presidio contro la propaganda di guerra della RAI

Venerdì 16 febbraio, dalle ore 13 alle 14.30 circa, almeno un centinaio di solidali con il popolo palestinese hanno protestato sotto la sede della RAI di piazza Mazzini per contestare la propaganda di guerra che la Tv di Stato – insieme a tutti i principali media e gruppi editoriali italiani – sta sostenendo nei confronti del genocidio in corso a Gaza. Una propaganda che assume in modo acritico il punto di vista dello Stato di Israele, responsabile del genocidio e di terribili crimini di guerra da 4 mesi a questa parte.

Se le bombe e il piombo hanno finora raso al suolo la Striscia di Gaza massacrando 30.000 civili fra cui almeno 13.000 bambini, una martellante propaganda mediatica ha costruito – attraverso una costante disumanizzazione e delegittimazione delle rivendicazioni palestinesi – le premesse per fare accettare questo massacro indiscriminato nelle coscienze delle persone.

Appena arrivati in piazza, alla finestra di un ufficio della RAI è stata appesa una stella di David, come se questo potesse essere per i manifestanti un problema.  Una dimostrazione dell’ignoranza diffusa fra chi ha la responsabilità di fare informazione e di come le mistificazioni del Governo Netanyahu siano interiorizzate anche da numerosi dipendenti e giornalisti della TV di Stato, gli stessi che spesso poi costruiscono una realtà fittizia attraverso la lente della propaganda dell’oppressore arrivando a sminuire, legittimare e giustificare l’enormità del genocidio in corso a Gaza. Ad ogni modo, una bambinata che lascia il tempo che trova ma che indica il clima esistente all’interno delle istituzioni maggiormente legate al potere. 

La bambinata di un dipendente RAI

Di seguito il volantino che è stato letto al megafono e distribuito durante il presidio: 

BASTA PROPAGANDA DI GUERRA !!

RAI COMPLICE DEL GENOCIDIO !!

Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”                                                                    Malcolm X

Il genocidio che da oltre 4 mesi è in corso a Gaza non sarebbe possibile senza il megafono della propaganda che lavora incessantemente per giustificare, legittimare e valorizzare l’orrore che lo Stato di Israele – con la decisiva complicità militare e politica di Stati Uniti e Unione Europea – sta creando a Gaza. La RAI, alla pari di Mediaset e di tutti i principali ed influenti gruppi editoriali di questo Paese, sta lavorando per coprire i terrificanti crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane e al contempo per disumanizzare e delegittimare le rivendicazioni del popolo palestinese. Per fare ciò il 7 ottobre è stato trasformato in una giornata “fuori dal tempo storico”, una sorta di anno zero: il passato – e decine di anni di brutale occupazione militare con migliaia di palestinesi uccisi – è così stato cancellato dai radar della propaganda.

Se la guerra sul fronte “esterno” provoca massacri, stermini e la fortuna dei produttori di armi, quella sul fronte “interno” restringe gli spazi di libertà, con il dissenso sistematicamente mistificato, censurato e sempre meno tollerato. Dalla guerra fra NATO e Russia in Ucraina al genocidio a Gaza viene creato così un clima in cui sempre più persone si autocensurano per timore di perdere il proprio lavoro o di finire nella gogna mediatica e anche semplici parole contro la guerra come quelle pronunciate durante il Festival di Sanremo da Ghali e Dargen d’Amico vengono orwellianamente rovesciate dai deliri guerrafondai dell’ambasciatore israeliano in Italia tanto da richiedere un comunicato ad hoc dell’Amministratore delegato della Rai. Un episodio che è solo la punta dell’iceberg dell’informazione di guerra che da anni stiamo subendo.

Perchè accade questo? Perchè, come dimostra la missione Aspides contro gli Houthi nel Mar Rosso, siamo in guerra, perchè vogliono farci credere che gli interessi della borghesia guerrafondaia e del complesso militare-industriale coincidano con gli interessi della popolazione. Vogliono farci credere che il genocidio in corso a Gaza è fatto per difendere i cosiddetti valori della democrazia liberale e tutto il resto del repertorio propagandistico che la borghesia attualmente al potere nei principali paesi occidentali ha utilizzato negli ultimi 20 anni per promuovere e giustificare le guerre in Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria fino allo scontro fra NATO e Russia in Ucraina e chissà, forse per la guerra di domani contro l’Iran o contro la Cina.

Per la prima volta nella storia un genocidio sta avvenendo in diretta televisiva: ogni giorno centinaia di palestinesi vengono massacrati: uccisi, feriti o mutilati dalle bombe israeliane tanto che ormai non fanno più notizia. Laddove non arriva il piombo dell’Esercito occupante uccide la fame e la mancanza di medicine, che stanno mietendo innumerevoli vittime, in particolare fra anziani e bambini. Lo stato di assedio in cui la popolazione vive dal 7 ottobre ha ridotto alla fame l’intera popolazione, costretta in molti casi a mangiare cibo per animali ed erba cotta, a bere da pozzanghere o acqua di mare.

Gli Stati Uniti e i suoi vassalli europei hanno fatto propria la propaganda israeliana riassumibile nel concetto espresso dal Presidente Herzog e applicato sul campo da ogni singolo soldato occupante: “A Gaza non ci sono innocenti”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Striscia di Gaza non esiste più, i civili uccisi sono almeno 30.000 fra cui circa 13.000 bambini.

Se ormai è evidente che la lotta ad Hamas sia solo un pretesto appare sempre più chiaro come l’obiettivo degli occupanti sia una completa pulizia etnica della Striscia che, una volta “ripulita” dalla presenza palestinese, diverrà terra da colonizzare, come hanno pubblicamente affermato in un recente convegno a Gerusalemme i nazionalisti fascisti e suprematisti al Governo in Israele, fra cui Ben Gvir, Smotrich nonché altri deputati e ministri del Likud, il partito di Netanyahu.

Il genocidio e relativi crimini di guerra a Gaza sono rivendicati apertamente da politici israeliani e dai loro soldati. La distruzione della Striscia è scientifica e sistematica e ha l’obiettivo di renderla invivibile. Non si contano i video in cui i soldati occupanti fanno saltare con la dinamite interi quartieri o danno fuoco a interi caseggiati. Migliaia di palestinesi a Gaza e Cisgiordania sono stati arrestati e torturati. Gli ospedali vengono bombardati e le ambulanze sono diventate un obiettivo militare, così come i giornalisti. Sono infatti circa un centinaio i reporter palestinesi assassinati – spesso in veri e propri raid mirati – che vogliono togliere di mezzo testimoni che hanno documentato l’orrore che la popolazione di Gaza sta subendo.

Dopo aver distrutto la vita a oltre due milioni di persone che hanno perso letteralmente tutto, ora le truppe di Netanyahu stanno attaccando la città di Rafah, in cui sono ammassati oltre 1,5 milioni di gazawi fuggiti dal resto della Striscia.

Non ci si può abituare al compimento di un genocidio in diretta televisiva. Non può essere normale giustificare e legittimare la violenza totale e indiscriminata esercitata contro un intero popolo, occupato e brutalizzato da decenni di occupazione militare. Prendiamo esempio dal movimento internazionale che ovunque sta denunciando e attaccando le complicità militari, economiche e accademiche con lo Stato d’Israele. A cosa serve la memoria se non lottiamo per impedire che lo sterminio a Gaza prosegui? A fianco dei disertori e dei militanti contro la guerra israeliani. Con il cuore a Gaza. Siamo tutti palestinesi.

FERMIAMO IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE!!!

                                                                  Assemblea solidale con il popolo palestinese

                                                                    Per contatti: freepalestinebz@inventati.org

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